2° Presidio al mattatoio di Roma

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Sabato 31 gennaio 2015, dalle ore 10.00 alle ore 14.00
Viale Palmiro Togliatti, 00172 Roma

2° PRESIDIO DAVANTI AL MATTATOIO.
In occasione della “Giornata Mondiale per l’Abolizione della Carne: 31 gennaio 2015” abbiamo deciso di tornare davanti al mattatoio per dare nuovamente visibilità alle vittime silenziose e dimenticate dell’olocausto animale che si consuma ininterrottamente.

“Questi sono i nuovi campi di sterminio, quelli che noi abbiamo combattuto per la nostra specie.
Sappiamo cosa accade li dentro, ma molti di noi fanno ancora finta di non sapere.
Cerchiamo di razionalizzare e credere che ogni uccisione sia fatta “umanamente”, se “umano” si può definire un assassinio. Temiamo che la paura possa offendere la nostra sensibilità e, forse, spingerci a fare qualcosa…
Magari a Cambiare la Nostra Vita”!

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Testimonianze di lavoratori dei mattatoi tratte dal libro “Slaughterhouse” di Gail Eisnitz.

LI CHIAMANO SEMPLICEMENTE “MATTATOI”…
“In inverno, alcuni maiali arrivato congelati per aver viaggiato vicino alle pareti del camion. Gli legano una catena addosso e li tirano fuori di forza, talvolta strappandogli la pelle che resta attaccata al metallo. Può essere che siano ancora vivi, ma i lavoranti li gettano sulla pila dei morti. Tanto moriranno, prima o poi”.

“In mattatoio si lavora così in fretta che non abbiamo il tempo di aspettare che un cavallo si dissangui a morte. Cominci già a scuoiarlo. A volte il naso gli finisce nel suo stesso sangue, e lui ci soffoca dentro”.

“A volte lo scuoiatore si accorge che una mucca è ancora viva quando gli incide il lato della testa e quella comincia a scalciare come una matta. Se succede… lo scuoiatore le pianta un coltello alla base del cranio, così si paralizza, anche se non smette di sentire dolore”.

“Per finire in fretta un vitello, ne chiudiamo otto o nove assieme nel box di stordimento. Cerchiamo di stordirli, ma loro saltano e scalciano, si gettano gli uni sugli altri. Non sai più quali sono storditi e quali no. Li appendiamo comunque a testa in giù e li facciamo scorrere, mentre si agitano e urlano”.

“Se un maiale è ancora cosciente… a quegli animali serve un sacco di tempo per morire dissanguati. Finiscono nella vasca d’acqua bollente, toccano la superficie e cominciano ad agitarsi e urlare. Ma c’è un braccio meccanico rotante che li spinge sotto, non hanno la possibilità di uscire. Non so se muoiano per annegamento o per le ustioni, ma gli ci vuole almeno un paio di minuti perché smettano di agitarsi”.

“La pressione e la frustrazione del mio lavoro la sfogo sugli animali, su mia moglie… e su me stesso, bevendo. Se un animale ti fa incazzare, non lo uccidi soltanto. Lo picchi, fai in modo che affoghi nel suo sangue, gli spacchi il naso, gli perfori un occhio… e lui continua a gridare”.

“Maiali che si trovavano sul pavimento del mattatoio sono venuti a toccarmi col muso come cuccioli. Due minuti dopo ho dovuto ammazzarli, picchiarli a morte”.

“Potrei raccontarvi storie… di bovini che cercano di scappare infilando la testa sotto le grate e rimanendo incastrati, e l’unico modo di liberarli è mozzargliela mentre sono ancora vivi”.

“Ho visto animali percossi, sollevati dai ganci, trafitti e scuoiati. Troppi da contare, troppi da ricordare. È solo un processo che accade sempre uguale”.

Testimonianze di lavoratori dei mattatoi tratte dal libro “Slaughterhouse” di Gail Eisnitz.

Questi sono i nuovi campi di sterminio, quelli che noi abbiamo combattuto per la nostra specie.
Sappiamo cosa accade li dentro, ma molti di noi fanno ancora finta di non sapere.
Cerchiamo di razionalizzare e credere che ogni uccisione sia fatta “umanamente”, se “umano” si può definire un assassinio. Temiamo che la paura possa offendere la nostra sensibilità e, forse, spingerci a fare qualcosa…
Magari a Cambiare la Nostra Vita!

da:  www.britishmeat.com/slaught.html
www.powered-by-produce.com/2010/03/02/this-is-why/

Photo by Enrico Genovesi

Info alla pagina Facebook
https://www.facebook.com/events/378901378951379/380743685433815/?notif_t=plan_mall_activity

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