Busto Arsizio: il Comune autorizza allevamento di topi e ratti per la vivisezione direttamente presso l’Uninsubria

sperimentazione

Il Comune di Busto Arsizio ha autorizzato un allevamento di animali da esperimento a Villa Manara, il secondo laboratorio di vivisezione dell’Università dell’Insubria a Busto Arsizio (il primo è quello dei Molini Marzoli). Questa ennesima scelta vergognosa da parte dell’Amministrazione Farioli conferma il totale asservimento della politica locale agli interessi dei vivisettori, a scapito della vita, della dignità e della libertà degli animali.

Questi animali innocenti verranno utilizzati per esperimenti cruenti e privi di valore scientifico, come abbiamo sempre dimostrato in questi anni attraverso la pubblicazione di ben tre dossier da parte del nostro comitato scientifico. Nei protocolli sperimentali in nostro possesso gli stessi ricercatori dell’Uninsubria scrivono di animali posti su piastre roventi e in cilindri di plexiglass, di impianti di sonde nel cranio e “dislocazione cervicale”. Scrivono di “situazione di stress”, “eventi aggressivi”, “disperazione comportamentale”. Tutto questo per ben 2532 animali conteggiati soltanto nei protocolli acquisiti fino all’estate del 2011. E questa sarebbe scienza?!

Vi invitiamo a inserire il vostro commento all’articolo di VareseNews:
http://www3.varesenews.it/busto/vivisezione-in-universita-arriva-il-via-libera-per-l-allevamento-di-topi-280624.html

APPROFONDIMENTI:

1 – IL COMUNE AVREBBE POTUTO DIRE DI NO:

Dlgs 116/1992 – Art. 10.1:

Il comune autorizza l’apertura di stabilimenti di allevamento e di stabilimenti fornitori, tiene un elenco aggiornato degli stabilimenti autorizzati e ne trasmette copia al Ministero della sanità nonché alla regione e alla prefettura.
2 – INOLTRE IL COMUNE POTREBBE CHIEDERE ALL’UNINSUBRIA DI SMETTERE DI UTILIZZARE ANIMALI E RESCINDERE UNILATERALMENTE LA CONVENZIONE QUALORA QUEST’ULTIMA NON OTTEMPERASSE:

Art. 12 – Risoluzione anticipata

Per gravi e ineludibili motivazioni le parti si riconoscono reciprocamente il diritto di risolvere anticipatamente il presente Accordo, previa comunicazione scritta mediante nota raccomandata da inviarsi alla sede legale dell’ente impegnandosi a garantire comunque il completamento dell’ultimo ciclo di studi attivato nella sede alla data della comunicazione.

3 – LA STORIA DELLA CAMPAGNA DELLA LAV CONTRO LA VIVISEZIONE ALL’UNINSUBRIA DI BUSTO ARSIZIO

Alla fine degli anni novanta il sindaco Gianfranco Tosi (alla guida di una giunta monocolore della Lega Nord) vuole a tutti i costi, per motivi di prestigio, che a Busto Arsizio si insedi una qualsiasi università. Così, dopo avere disposto l’acquisto e la ristrutturazione, da parte del Comune, dei fatiscenti edifici degli ex-Molini Marzoli, convince l’Università dell’Insubria ad insediarsivi, attivando un corso di laurea in “biologia sanitaria”.

In realtà ai docenti dell’Uninsubria, tutti ricercatori su animali provenienti dalla sede di Varese, non interessa attivare un corso di laurea, bensì avere a disposizione dei laboratori dove condurre le proprie ricerche, visto che la sede di Varese è ormai satura. L’attivazione del corso di laurea è insomma il prezzo che i vivisettori dell’Uninsubria devono pagare per poter svolgere le loro ricerche.

Molto più alto è il prezzo che devono pagare i contribuenti bustesi ai vivisettori, che ottengono dalla giunta Tosi l’utilizzo gratuito degli edifici appena acquistati e ristrutturati (per la bellezza di 15 milioni di euro!), l’allestimento di laboratori di vivisezione e contributi (100.000 euro l’anno) per le spese di gestione e di consumo dei “materiali di laboratorio” (gli strumenti per vivisezionare gli animali e gli animali stessi!).

Incommensurabile è invece il prezzo che pagano gli animali torturati e uccisi ogni giorno nei laboratori dell’Università dell’Insubria.

Durante l’amministrazione di Luigi Rosa (alla guida di una giunta formata da Lega Nord, Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC), nel 2003, i vivisettori dell’Uninsubria cominciano a praticare esperimenti su animali nei laboratori di Busto, scatenando grande avversione nella società civile bustese.

La LAV di Busto Arsizio smaschera i vivisettori denunciando l’estrema crudeltà degli esperimenti condotti ai Molini Marzoli e dimostrando come tali esperimenti siano anche privi di qualsiasi fondamento scientifico.

Il successo della campagna porta in consiglio comunale all’approvazione della “Risoluzione di San Francesco” contro l’utilizzo di animali nei laboratori cittadini e nel 2004 Luigi Rosa dichiara il suo impegno a inserire un vincolo in tal senso nella nuova convenzione Comune-Università, salvo poi firmare a tradimento, nel 2005, un accordo di programma pre-convenzione che non contiene alcun vincolo!

Le cose peggiorano ulteriormente con l’amministrazione di Gigi Farioli (alla guida di una giunta formata dal Popolo della Libertà e dalla Lega Nord), che utilizza ancora una volta i soldi dei contribuenti bustesi per fare l’ennesimo regalo ai vivisettori: nel 2007 il Comune di Busto Arsizio partecipa alla cordata per il finanziamento di un altro centro di ricerca su animali, l’Insubrias Biopark di Gerenzano, stanziando un contributo di ben 500.000 euro!

Il cerchio si chiude nel 2009, con la stipula della nuova convenzione tra il Comune di Busto Arsizio e l’Università dell’Insubria, che conferma a quest’ultima l’utilizzo gratuito dei Molini Marzoli e dall’appena ristrutturata (per la bellezza di 4,5 milioni di euro!) Villa Manara, ennesimo laboratorio di vivisezione regalato da Gigi Farioli ai ricercatori dell’Uninsubria, che continueranno a svolgere esperimenti su animali in barba alla Risoluzione di San Francesco 2003 contro lo svoglimento di esperimenti sugli animali in città.

Nonostante questa durissima sconfitta abbiamo ancora la possibilità di fermare la vivisezione nei laboratori dell’Uninsubria di Busto Arsizio. Un articolo della nuova convenzione prevede infatti, per entrambe le parti, la possibilità di rescindere unilateralmente la convenzione, quindi il Comune ha la possibilità e l’opportunità di chiedere all’Università di smettere di utilizzare animali e di annullare la convenzione qualora l’Università non ottemperasse.

Comunicato Stampa – 26/01/2014
Francesco Caci della Lega Anti Vivisezione

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