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Vivisezione: sette domande al dottor Massimo Tettamanti

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Dottor Massimo Tettamanti, Chimico Ambientale, Consulente scientifico ATRA.

Ricercatore da sempre impegnato sul fronte dell’alternativa scientifica alla
sperimentazione animale. Fondatore del centro internazionale I-Care,
completamente autofinanziato, e col quale ha sottratto attualmente più di
17mila animali (inclusi i cani beagle del laboratorio green hill) altrimenti
destinati alla morte e alla tortura nei laboratori dei vivisettori.
Nuccio Salis e Giovanna Rezzoagli Ganci, counselor professionisti impegnati sul
fronte umanistico, gli hanno rivolto sette domande.

1) Si sente dire spesso che la vivisezione non esiste più.  Si può essere   d’accordo su questo assunto?

Indubbiamente no per tre motivi.
Il primo motivo è che non esiste nessuna legge che vieti la vivisezione.
Il secondo è che esistono ancora vari esperimenti dove vengono sezionati animali vivi.
Il terzo è una questione terminologica e, secondo la definizione data dal Dizionario Treccani.it: (http://www.treccani.it/enciclopedia/vivisezione/), per vivisezione si intende:”Vivisezione: atto operatorio su animali vivi, svegli o in anestesia totale o parziale, privo di finalità terapeutiche ma tendente a promuovere, attraverso il metodo sperimentale, lo sviluppo delle scienze biologiche, o a integrare l’attività didattica o l’addestramento a particolari tecniche chirurgiche, o, più raramente, a fornire responsi diagnostici. Con significato più estensivo, il concetto di v. può essere applicato a tutte quelle modalità di sperimentazione, non necessariamente cruente, che inducano lesioni o alterazioni anatomiche e funzionali (ed eventualmente la morte) negli animali di laboratorio.”

2) Quali sono, concretamente, i metodi alternativi o sostitutivi fino ad ora validati, che hanno dato realmente risposte soddisfacenti sul piano dei risultati scientifici?

Purtroppo una delle cose peggiori collegate alla vivisezione è che l’attuale sistema di validazione impedisce ogni possibilità di progresso tecnologico.
Ogni metodo scientifico che voglia sostituire l’uso di animali deve “per legge” dare gli stessi risultati che si ottengono con animali.
Il che è drammatico perché i metodi su animali risalgono all’800 mentre i nuovi metodi scientifici, come ad esempio co-colture di organi umani o simulatori metabolici, hanno quella che si dice una “rilevanza umana”.
Questo vuol dire che i metodi moderni che non fanno uso di animali forniscono risultati sovrapponibili a quelli che si ottengono nell’uomo. Ma, e questo è come detto drammatico, per essere legalmente validati devono dare risultati sovrapponibili a quelli che si ottengono sugli animali.

3) In cosa consiste il progetto di I-Care denominato “Italia Senza Vivisezione”?

Questo progetto rappresenta un passo avanti rispetto alle strategie adottate finora perché punta al cuore del problema: i soldi. Obiettivo principale del progetto è quello di spostare i finanziamenti verso la ricerca senza animali o comunque impedire ulteriori finanziamenti alla vivisezione. Togliamo i soldi ai vivisettori e avremo raggiunto un fondamentale obiettivo. E’ vero che l’Italia non può abolire legalmente la vivisezione ma è altrettanto vero che NON è obbligata a finanziarla. Anzi, i principi delle normative affermano che i metodi senza animali sono da preferire a quelli con animali. Ma allora perché i soldi vanno alla vivisezione? Perché circa il 70% della vivisezione in Italia è finanziata con i nostri soldi? È evidente che qualcosa non funziona e che realtà tecnologicamente arretrate riescano ancora, dopo un secolo, ad intercettare i finanziamenti.
Per coerenza con i principi delle normative, indubbiamente condivisi dall’opinione pubblica, è arrivata l’ora di dare priorità nei finanziamenti a metodi tecnologici moderni e non più all’ottocentesca vivisezione.

4) Cosa è cambiato, in questi anni, in materia di vivisezione, in Italia?

In questo momento storico l’Italia è osservata dal resto del mondo per le molteplici vittorie ottenute contro la vivisezione. Il caso Green Hill, il sequestro del laboratorio illegale a Mirandola, le sperimentazioni bloccate da I-CARE, il blocco delle importazioni dei macachi da parte di Harlan, la cessione dei cani beagle da parte di Menarini, il presidio da record contro Aptuit/Glaxo, il numero di animali recuperati dai laboratori italiani che ha superato quota 17.000, la creazione di rifugi specializzati in riabilitazione di questi animali, sono tra i principali motivi che rendono oggi concepibile in Italia un salto di qualità.
Inoltre il recente decreto legislativo ha portato al divieto dell’uso di animali a scopo bellico e per sperimentazioni didattiche.

5) L’obiezione alla sperimentazione animale non è più dovuta soltanto a un fenomeno di “sentimentalismo animalista”, ma sono ormai numerose le personalità del mondo scientifico medico (biologi, veterinari, ricercatori ecc.) che contestano la fallacia di questo metodo. Cosa c’è di sbagliato sul piano scientifico?

Riporto la sintesi di due recenti articoli che spiegano chiaramente la fallacia del modello animale.
– Nel 2012 uno studio condotto da 15 cliniche statunitensi e 2 canadesi arriva a concludere che, rispetto alle risposte genetiche che avvengono nell’uomo, gli studi sui topi forniscono informazioni completamente casuali [www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.1222878110]
– Nel 2012 sono stati presentati i risultati di studi di confronto tra dati ottenuti su uomo e dati su animali e gli autori arrivano ad affermare che non sia rilevante inserire dati ottenuti con animali negli studi prospettici di farmacovigilanza [Regulatory Toxicology and Pharmacology 64 (2012) 345–349].

6) Avrà un epilogo, secondo lei, questa pratica tutt’ora diffusa e obbligatoria?

Si, ma sarà sempre troppo tardi.

7) Quanto incide l’influenza delle grandi multinazionali del farmaco, sulla permanenza dell’uso di animali “da laboratorio?”

Gli animali più usati per scopi sperimentali sono sicuramente i roditori: topi, ratti e cavie. Sono piccoli, facilmente gestibili, costano poco e la loro durata di vita di due-tre anni è sufficientemente breve da permettere rapidi studi di cancerogenesi.
Citando alcune delle sostanze chimiche più famose, il benzolo e l’arsenico, cancerogeni per l’uomo, non lo sono per i roditori che vengono normalmente utilizzati per questo tipo di test. Allo stesso modo, la naftilamina, cancerogena per la vescica urinaria umana, non provoca nessun tipo di cancro nel topo.
Una ricerca, partita dall’Università di Manitoba, a Winnipeg ha messo in evidenza che molti antistaminici e alcuni antidepressivi (fluoxetina, amitriptilina, ecc…) provocano il cancro ai topi.
Le aziende produttrici hanno replicato che i loro laboratori possono dimostrare l’innocuità delle sostanze incriminate.
Quindi, in alcuni laboratori, gli studi su animali hanno dimostrato la pericolosità di molte sostanze; in altri laboratori, gli studi su animali hanno dimostrato l’innocuità delle stesse sostanze.
Ciascuno può ottenere il risultato che preferisce, che più fa comodo.

Nel 1992, dopo essere stata denunciata, l’Agenzia di Protezione dell’Ambiente Statunitense (EPA) usò i test su animali per difendersi e garantire la sicurezza di pesticidi in prodotti alimentari.
L’anno successivo, cambiata evidentemente la linea politica, l’EPA produsse una lista di pesticidi, tra i quali quelli per cui era stata denunciata, che avrebbero dovuto essere ritirati dal mercato in quanto cancerogeni per gli animali da laboratorio.
L’unica spiegazione a questa palese contraddizione è la possibilità dell’EPA di disporre di vari dati su animali, contraddittori fra di loro, e la decisione di scegliere, in funzione della situazione, i dati più utili.
Questo esempio, come molti altri, testimonia il vero e reale motivo per cui si continuano a utilizzare gli esperimenti su animali: la possibilità di dimostrare qualsiasi ipotesi.
Se si vuol dimostrare che una sostanza è innocua, è possibile farlo usando gli animali.
Se si vuol dimostrare che la stessa sostanza è tossica, è possibile farlo usando altri animali o altre condizioni di esperimento.
Non è solo la scelta della specie animale infatti che permette di ottenere il risultato voluto: la sperimentazione su animali è una pratica talmente poco controllabile che, anche utilizzando esclusivamente i ratti, gli animali più usati in assoluto, è possibile modificare leggermente le condizioni sperimentali e ottenere risultati completamente variabili.

Nel 1981, sempre il prof. Zbinden pubblicò un articolo, diventato subito famosissimo, in cui criticava pesantemente questa metodologia, dimostrando che i risultati che si ottengono dagli animali dipendono, oltre che dalla specie animale utilizzata, anche dalle condizioni in cui viene effettuato l’esperimento: dal ceppo, dal sesso, dall’età, dalle condizioni di stabulazione, dall’alimentazione, dal rumore, dallo stress dell’animale, ecc.

La prova definitiva della truffa vivisettoria è la seguente: mentre i tossicologi continuano a sostenere che roditori e uomini sono così simili da permettere l’utilizzo di questi animali per testare le sostanze chimiche che verranno a contatto con l’uomo, i produttori di rodenticidi assicurano che i roditori sono così diversi dall’uomo (e dai suoi animali d’affezione) da offrire la possibilità di preparare veleni altamente specifici.

Tramite la sperimentazione sugli animali è possibile ottenere qualsiasi risultato si desideri ottenere.
La sperimentazione su animali non solo non è una metodologia scientifica: è l’esatto opposto della scienza.

Da ciò che si può evincere leggendo questa intervista, appare chiaro che il tema legato alla vivisezione o, come amano definirla con un termine edulcorato i fautori di questa pratica “Sperimentazione Animale”, è complesso e variegato. Gioco facile hanno coloro che hanno interessi (economici) al far passare un messaggio fuorviante e distorto a coloro che non hanno una preparazione specifica al riguardo. Non è “solo” un tema etico, ma anche di sicurezza per l’essere umano. Il Dott. Tettamanti parla chiaro: “Tramite la sperimentazione sugli animali è possibile ottenere qualsiasi risultato”. Non è il camice o il titolo a fornire sicurezza al cittadino, è l’informazione. Chiedetevi come mai è così osteggiata la divulgazione scientifica anti vivisezione.

Fonte:
il Quotidiano di Salerno

Intervista a D. Alvaro Múnera. Da torero a paladino contro la tortura

Alvaro Múnera 2

Ho avuto la grande soddisfazione di intervistare D. Alvaro Múnera, un tempo torero e da molti anni difensore attivo per terminare la tortura sugli animali, riguardo la tauromachia. Quest’uomo che un tempo è stato matador di tori e oggi, dal suo incarico di Consigliere per la Città di Medellin (Colombia) e come parte della Fondazione F.A.U.N.A., che riunisce varie Associazioni contro il Maltrattamento Animale, lotta senza sosta per far finire tanta crudeltà, costituisce un esempio non solo di superamento fisico, – un’incornata lo ha lascito sulla sedia a rotelle – ma anche di compromesso e di uno sforzo per sradicare la tortura come forma di commercio e di divertimento. Lui, che era parte di questo mondo, conosce come pochi la realtà della tauromachia e ci parla con assoluto coraggio e sincerità, per cui lo ringrazio ed esprimo tutta la mia riconoscenza per il suo incessante lavoro in favore di questa causa.
(12 aprile 2013 – Julio Ortega Fraile)
Fonte: OtroMadrid

Sig. Múnera, vorrei iniziare chiedendole qualche notizia sulla sua vita.

L’incredibile fine della carriera del Matador Torero Alvaro Múnera. Si accasciò nel rimorso a metà lotta, quando si rese conto di dover istigare alla reazione un toro altrimenti docile. Oggi si oppone fortemente alle corride. Lo sguardo sul volto del toro dice tutto: anche se gravemente ferito dai picadores, non attacca l’uomo.

Sono nato nella città di Medellín, dall’età di quattro anni mio padre mi ha sempre portato alle corride. Non solo a quelle di Medellín, ma anche di Manizales. Questa era la passione di mio padre, questo è quello che si respirava in casa mia, tori da tutte le parti, non si parlava di calcio o di altre cose, solo di tori. Sono cresciuto così e quando ero al liceo, a dodici anni, decisi che volevo diventare un torero. Ho iniziato la mia carriera taurina e quando all’età di 17 anni, vinsi durante la Fiera a Medellin, questo mi servì affinché il manager di José Cubero “El Yiyo” Tomás Redondo, mi ingaggiasse e mi portasse in Spagna. Ho combattuto lì in 22 combattimenti e nella Plaza de Toros di Munera, ad Albacete, del 22 settembre 1984, un toro afferrò la mia gamba sinistra e mi gettò in aria. Ho subito una lesione del midollo spinale completa, un trauma cranico e una diagnosi senza via d’uscita: non avrei mai potuto tornare a camminare. Quattro mesi dopo venni portato negli Stati Uniti dove ho iniziato il mio periodo di riabilitazione, un periodo di tempo di cui ho approfittato per iscrivermi all’università, e ho vissuto quattro anni in un paese non taurino come un’assoluto criminale per quello che avevo fatto ai tori. Dunque sono diventato un difensore degli animali e da quel momento fino ad oggi ho lavorato per il diritto di ogni essere vivente a non essere torturato e spero di continuare fino all’ultimo giorno della mia vita.

Quando e perché ha deciso che desiderava dedicarsi alla corrida?

Il motivo che mi ha portato a diventare un torero era un’eredità di famiglia, non perché mio padre fosse stato un torero, dal momento che era un architetto, ma perché quella era la sua passione, la sua vita. Lui è ancora vivo, ma non è più la sua passione, culturalmente è molto cambiato in questo senso, ma in quel momento era il suo più grande desiderio, quello che lo emozionava e che più gli piaceva. Così, all’età di dodici anni, risultato di questa eredità familiare e di avermi portato a tutte le corride da quando avevo quattro anni è stata la mia decisione di voler diventare torero. Nel mio caso non vi era alla base una situazione economica precaria perché la mia famiglia non disponeva di risorse limitate, ho avuto l’opportunità di studiare e in effetti era quello che stavo facendo. Ho finito la scuola superiore prima di partire per la Spagna e di andare in un università ben nota qui a Medellín, l’Universidad Pontificia Bolivariana, ma capisco che la maggior parte dei toreri arrivano alle corride a causa di situazioni economiche molto precarie e vedono questo lavoro come un’opportunità per ripagare economicamente la proprie famiglie e per sfuggire loro stessi alla povertà. Per questo io sono più colpevole, per aver fatto qualcosa di barbaro e crudele a partire del mio mondo quando ho avuto la possibilità di studiare, di abilitarmi ed è inconcepibile che con una formazione educativa importante io abbia scelto una professione di tortura e crudeltà contro gli animali.

Durante la sua vita come torero, non ha mai riflettuto sulle sofferenze che il suo lavoro causava ad altri esseri viventi e dell’inutilità di tale atrocità?

Ci sono stati diversi momenti critici della mia carriera taurina in cui ho visto tanta crudeltà che ho desiderato lasciare: quando ho ucciso una giovenca in stato di gravidanza e ho visto come tiravano il suo feto dal grembo materno, in quel momento volevo andare via perché avevo ucciso due vite e la scena era così dantesca e tanto impressionante che dissi “mai più”, incominciai a piangere e a vomitare, ma mi diedero una pacca sulla spalla e il mio agente mi disse “tranquillo, diventerai una figura di prim’ordine delle corride, questi inconvenienti sono parte del lavoro “così ho sprecato la prima occasione continuando la mia carriera, cosa che oggi per me è inconcepibile e della quale mi vergogno, ma all’epoca avevo 14 anni e non ero sufficientemente maturo per smettere. Poi, quando a porte chiuse uccisi un toro che colpì con cinque o sei colpi di spada e, l’animale, con parte dei suoi organi interni fuori, lottando per la sua vita, aggrappandosi ad essa con le poche forze che gli rimanevano, mi impressionò molto e mi indicò la strada del ritiro, tuttavia, avevo già preparato il mio viaggio in Spagna e attraversai l’Atlantico, dove arrivò la mia terza opportunità, la più forte, e Dio disse: “se non lo vuoi capire così, lo capirai ora in un altro modo” e lì compresi molto bene la lezione; è stata una bella esperienza, perché come essere umano ha significato superare la mia situazione clinica e addirittura lavorare per riparare tutti i miei crimini, è stata una grande esperienza per me.

Una terribile incornata l’ha allontanata dalle arene, ma, cosa l’ha spinta a diventare un attivo difensore degli animali?

Dovete pensare che la mia carriera da torero si è svolta tra i dodici ei diciotto anni, quando fui incornato. Da lì mi trasferirono negli Stati Uniti e fu in questo paese dove ho davvero cambiato modo di pensare. In un primo momento sono stato in contatto con il personale dell’ospedale e poi, fuori, quando mi sono confrontato con una società totalmente antitaurina, nella quale non concepiscono che esistano paesi in cui si torturano e si uccidono animali. Quel rifiuto e questo ripudio, me lo facevano sentire in qualunque posto andassi: in Ospedale, all’Università, nella mia cerchia di amici. In un primo momento ha cercato di difendere la corrida con gli stessi argomenti che utilizzano i toreri, ma la forza degli argomenti contro la tortura sono tali che, facendo una cosa sensata, accettai di essere io in errore, che la ragione era per il 99% dalla parte dell’umanità che è contro gli spettacoli crudeli per gli animali e capì che Dio mi stava dando ora la possibilità di accettare il fatto che avevo sbagliato e per riparare i miei crimini.

Ciò che mi ha reso contro la corrida e mi ha portato a difendere gli animali non fu l’incornata in se, forse se avessi proseguito in Spagna avrei continuato ad essere in favore delle corride; fu l’aver vissuto il mio periodo di riabilitazione in un paese che non concepisce che la gente si diverta torturando gli animali, che ci vede come un popolo arretrato, che mi resi realmente conto che quello che avevo fatto era stata una barbaria assoluta.

Cosa ne pensa delle argomenti utilizzate di volta in volta dai difensori delle corride, come : che il toro è nato per questo, che crea lavoro, che è una tradizione, che non soffre, che si tratta di una lotta pari a pari, che vive bene fino al momento della corrida, ecc?

Gli argomenti addotti dai toreri per difendere la corrida, più che argomenti sono scuse. Prima di tutto dovete sapere una cosa, ci sono diversi indirizzi e-mail che circolano su internet che dicono che ai tori, prima delle corride, vengono unti gli occhi con alcune sostanze, presi a botte nei reni, che gli introducono oggetti nel retto, e almeno per quanto ho avuto modo di vedere non mi è mai toccato assistere a spettacoli simili. Al toro limano la punta del corno, che è illegale, lo fanno in quasi tutte le arene, ma direi che non c’è tortura perché questo non provoca dolore al toro. Penso che la tortura sugli animali in sé, anche se esiste durante il trasporto, inizi quando il toro viene marchiato e poi arriva la lancia del torero, le banderillas, la stoccata, e durante la fase della corrida in cui si pungolano i tori, i pugnali del castigo.

I toreri dicono che il toro è nato per questo, e che se non esistessero le corride scomparirebbe una specie. In primo luogo bisogna dire che non è vero che il toro è nato per questo, nessuno è nato per essere torturato, il toro da corrida non è una specie, è una razza creata dall’uomo, progettata e costruita da lui per raggiungere quello che oggi è il toro da corrida sulla base di molti incroci e non una specie, che sarebbe il vitello, e il toro non smette di essere una razza più di questa specie. Quindi, crescere gli animali per essere torturato eticamente è qualcosa che non si potrà mai accettare. La Società civile non può accettare di allevare un animale, un essere vivente, con il sistema nervoso centrale simile al nostro, per essere torturati e che, addirittura, le persone si divertano con il suo calvario, il toro cade sotto il proprio peso e, come ho detto, la tauromachia non avrà mai argomenti che possano difenderla, al massimo scuse, ma mai argomenti. Che altro possono dire?, Che produce molti posti di lavoro, che, come il turismo, molte persone vivono di quello. Se questo argomento fosse sostenibile potremmo anche chiederci per quale motivo vogliamo l’eliminazione del terrorismo, del traffico di droga, del sequestro di persona, dell’estorsione, della stessa guerra che allo stesso modo genera un enormi entrate e ci sono molte persone che vivono grazie ad essa, allora mai qualcosa di crudele, barbaro, sanguinoso, può valere la pena affinché la gente ottenga da lì il loro modus vivendi.

Difendere tradizione brutale, in cui la prima vittima è innocente e dove viene brutalmente torturata e massacrata, come vuole la tradizione è eticamente inconcepibile. Se fosse così avremmo dovuto difendere come tradizione i sacrifici umani dei popoli Maya e gli Aztechi. L’unico modo è quello di superare le tradizioni barbare che oggi sono viste come nere pagine della storia, sono sicuro che molto presto la corrida verrà vista come una pagina nera nella storia dell’umanità. In alcuni paesi, in un prossimo futuro la gente si chiederà: come è stato possibile che abbiamo permesso di divertirsi torturando e uccidendo animali?

Il toro non soffre. Questo è una falsità assoluta e totale; a parte il modo in cui si contorce quando lo infilzano con le banderillas e i pugnali del castigo o la lancia, per capire che il toro soffre come noi – e in effetti la biologia e la fisiologia lo hanno mostrato chiaramente – basta sapere che il toro ha un sistema nervoso centrale che risponde agli stimoli del dolore nello stesso modo del nostro e dire che il toro non soffre, più che una scusa che inventano è un atto di tale audacia e di ignoranza che lambisce l’assurdo e la stupidità.

Non è certo che si tratti di una lotta tra pari, se fosse così la media dei toreri morti dovrebbe essere pari alla media dei tori morti, il torero ha la prestanza fisica, con l’uso della ragione, ha gli argomenti mentali sufficienti per ingannare il toro,se lo punge per renderlo più debole fisicamente, il toro semplicemente si difende contro chi lo aggredisce ma non ha questa capacità, cioè la ragione, per distinguere chiaramente ciò che è un inganno, chi lo sta ingannando e per questo i toreri morti sono molto pochi, è un tasso trascurabile se comparato col numero di che tori vengono uccisi nelle corride ogni giorno.

L’animale vive molto bene fino a raggiungere l’Arena: avremmo dovuto confrontarci con altri animali usati nell’industria alimentare e riconosco che c’è molta più tortura e crudeltà nel crescere animali da macello che nell’allevamento toro allo stato brado. Senza dubbio, allevare un’animale con l’intento finale di farlo soffrire, di torturarlo e ucciderlo, in modo che la gente paghi per andare a vedere questo e si diverta e che sia motivo di entusiasmo e di gioia, mi sembra che sia una pratica più odiosa, inumana e selvaggia può esserci in una società. Non ci potrà mai essere un argomento a loro discolpa che il toro è molto ben curato per poi torturarlo, questo sarebbe qualcosa di simile a quello che ho detto prima, gli Aztechi e Maya che sceglievano le ragazze più belle per poi sacrificarla. No, questo non potrà mai essere un argomento valido.

Chi sono veramente coloro che traggono profitto dalle corride e gli interessati a far continuare questa consuetudine selvaggia?

Dunque, in primo luogo direi che sono le grandi figure che guadagnano moltissimi soldi, poi vengono gli imprenditori, gli agenti e alcuni giornalisti, che sono fondamentalmente coloro che in modo prioritario lucrano dalle corride. Ci sono persone che sopravvivono in questo modo come i banderilleros, i toreri con i pungoli, i giovani spadaccini che sono lavoratori dipendenti; le corride danno da vivere e permettono loro di educare i figli, ma direi che i principali beneficiari sono in primo luogo le grandi figure e in secondo luogo gli uomini d’affari e gli agenti. Gli allevatori non credo, l’allevamento dei tori non è redditizio, penso che gli allevatori sono molto potenti, di grande capacità economica, che hanno importanti mezzi economici e vivono le corride come una passione.

Qual è la sua impressione riguardo la situazione attuale della tauromachia, sul numero di appassionati e alla sua “salute”, così come all’importanza dei movimenti in favore della sua abolizione e quale crede sarà il futuro rispetto a questo?

La società si sviluppa, l’essere umano si evolve e ogni giorno sempre di più la gente diventa consapevole del fatto che dobbiamo lasciarci alle spalle gli spettacoli crudeli per gli animali. Il primo che perde sostenendo questo tipo di spettacoli è lo stesso uomo perché si sta degradato, nell’atto di presenziare alla sofferenza di un animale e divertendosi così. Sono certo che i giovani d’oggi non sono interessati affatto alla corrida, non vogliono sapere nulla di crudeltà verso gli esseri viventi che sono innocenti, perché il toro, francamente, non ha amore per le corride, la toro non gode con gli “oles”, con i Pasodobles, non sa cosa siano, arriva in un posto estraneo per lui ed è selvaggiamente torturato e ucciso senza capire il perché. Quindi la corrente abolizionista ha già avuto inizio, non credo che si possa invertire la rotta, la cosa importante è che acceleriamo il processo e il prima possibile possano terminare alle corride, ai combattimenti di galli, degli animali da cortile, i circhi di animale, ecc., tutti spettacoli atroci e violenti con gli animali, e così, credo, che ogni giorno meno gente andrà nell’arena, perché sempre più persone diventano consapevoli. Vedo vicina la fine della corrida, è difficile, ma non ha un futuro, non hanno modo di espandersi in altri paesi, in altre culture; gli altri paesi non taurini non ammetteranno mai che si facciano largo nella propria cultura spettacoli crudeli con gli animali, dunque sono ottimista in questo senso ed è nelle mani dei giovani che questo processo si può accelerare.

Se secondo le statistiche ogni giorno diminuisce il numero di persone che prendono parte alle corride o gli appassionati alle stesse, perché dallo Stato continuano ad esserci sovvenzioni e si da una copertura legale ad un’attività che viene rifiutata da una parte tanto importante di cittadini?

Credo che sia a causa del “matrimonio” che mantiene la classe politica e le alte sfere della Società legati ai toreri e ai taurini. L’andare nell’arena, è uno status sociale, significa esibirsi, è sempre stato qualificato come uno spettacolo molto elitario e in questo senso il politico vuole farsi vedere insieme con l’alta società e per questo è difficile che loro stessi ne prendano coscienza, ma il sentimento popolare è così grande i giovani hanno la coscienza così pulita che prima o dopo i legislatori dovranno unirsi di fronte alle loro richieste perché altrimenti diventeranno obsoleti.

Cosa fanno il governo colombiano e quello spagnolo per porre fine alla tauromachia? Sono ricettivi da questo punto di vista rispetto alla domanda popolare?

Ci sono stati tentativi legislativi per porre fine alla corrida, ma il potere economico e politico dei taurini è grande e sono riusciti ad ottenere quelle maggioranze rivendicando il diritto al lavoro e alla tradizione. Ma più che i governi coloro che hanno manifestato contro la tauromachia è proprio la Società e soprattutto i giovani. In qualsiasi articolo a proposito della corrida che abbia dei commenti in un giornale, il 95% di loro sono contro la corrida, è un sentimento così travolgente che penso i politici e i governi dovranno accettare il fatto di essere contro la sentimento popolare, della stragrande maggioranza delle persone e dovranno legiferare in tal senso. Credo che la pressione che possiamo fare muovendo le masse in questo senso è importantissima affinché i governi e legislatori prendano coscienza come ha già fatto la grande maggioranza del popolo.

La Spagna è sottomessa a pressioni da parte del Parlamento Europeo per far cessare le corride che però sembrano insufficienti, l’intervento internazionale potrà essere decisivo per per sopprimere questo spettacolo vergognoso?

Beh, è già un passo avanti che il dibattito venga portata al Parlamento o, qui in Colombia, al Congresso della Repubblica. Negli anni ’80 i toreri erano eroi, venivano concepiti come tali, nessuno si interrogava sulla sofferenza dell’animale; con il boom degli anni 90 e ora nel nuovo secolo, la gente sta vedendo la crudeltà che esiste nelle corride; ora si tratta di portare questa cruda realtà di ciò che accade al toro nell’arena a tutti gli Eurodeputati, a tutti i consiglieri, a tutti i membri delle Comunità Autonome, al Congresso stesso in Spagna, e qui al Congresso della Repubblica, in modo che comprendano ciò e comincino a unire le loro forze e legiferare da queste Unioni per vietare questa barbara tradizione.

A Madrid durante la Feria de San Isidro, hanno avuto luogo diverse manifestazioni nella Plaza de las Ventas da parte di gruppi contro il maltrattamento, quale crede che sia la ripercussione di queste manifestazioni e pensa che di volta in volta sia maggiore la implicazione della gente e la diffusione del movimento abolizionista attraverso i mezzi di comunicazione?

Sono a favore delle manifestazioni e delle dichiarazioni pubbliche purché siano pacifiche, che non aggrediscano ne insultino, perché non si può combattere contro una forma di ferocia con un’altra forma di barbaria, quindi quando sono pacifiche sono completamente d’accordo. Ma credo che il dibattito importante sta nell’Accademia, nelle scuole, educando i bambini, attraverso i mezzi di comunicazione, con campagne pubblicitarie e che è il grande successo che possiamo ottenere, tramite Internet, nei forum, nei gruppi, comunità virtuali. E lì dove ogni volta di più andiamo sensibilizzando sempre più persone, mostrando i video della realtà di ciò che accade al toro nell’arena, non quello che mostrano i notiziari, cioè quattro o cinque un lanci dell’arma scagliata dalla balestra, altrettanti di muletta o il torero che gira nell’arena, no, dovete mostrare, bisogna insegnare come reagisce il toro quando lo infilza con le banderillas, come reagisce quando gli conficcano i pugnali, come vomitare sangue con una spada conficcata nei suoi polmoni, questo è ciò che bisogna mostrare ai giovani affinché capiscano cosa succede veramente lì, come ai tori ancora vivi taglino le orecchie, quindi quando si mostrano questi video nelle scuole o nei convegni automaticamente ogni bambino diventata contro le corride e non potrà mai partecipare a una arena. Direi che il dibattito è lì ed è da lì che vinceremo la battaglia.

Esistono molti Gruppi e Associazioni che lavorano con l’obiettivo di porre fine alla tauromachia, senza dubbio agiscono indipendentemente gli uni dagli altri, c’è poca collaborazione tra loro né uniscono i loro sforzi, questa disgregazione non rappresenta qualcosa di negativo per raggiungere l’obbiettivo che perseguono?

Dipende tutto da come si comportano. Se c’è gelosia e spirito di contesa tra di loro, se non si mettono d’accordo sulla forma quindi direi che stiamo agendo contro la nostra stessa causa. L’ideale sarebbe un’unione generale, una piattaforma che riunisca tutti i movimenti in difesa degli animali, come abbiamo fatto qui a Medellin, attraverso F.AU.N.A, che riunisce tutto il movimento per i diritti animali. Sarebbe ottimo se ci fosse una piattaforma internazionale che li unisse in modo che tutti utilizzassimo le migliori strategie, quelle che funzionino meglio e in questo senso potremmo ottenere migliori risultati. Senza dubbio non è male che agiscano per conto proprio sempre a condizione che siano nella giusta direzione.

Quale crede sia il metodo più efficace per porre fine alle corride di tori?

Vi è un grande errore nei metodi che spesso i movimenti antitaurini utilizzano per cercare di imporre la loro idea. Non mi sembra giusto che la gente vada fuori delle arene per insultare o aggredire, a dire ai toreri che sono barbari o assassini, io credo che il confronto a base di insulti faccia crollare argomenti che da soli sono dalla nostra parte, qualsiasi persona di buon senso lo capisce. Il dibattito deve essere basato sul punto di vista dall’Accademia, da idee, da parte dei media, con campagne educative nelle scuole pubbliche, uscire dal quadrato delle arene per insultare e attaccare mi sembra che, in qualche modo, ci collochi sullo stesso loro piano e io non sono favorevole a questo tipo di espressioni. Sì alle manifestazioni pacifiche, passeggiate, con le manifesti, ma non nelle arene, ma nei parchi, al di fuori delle scuole, attraverso i media, al di fuori delle chiese, affinché la Chiesa cattolica riconsideri il modo in cui sponsorizza tali barbarie sotto il manto delle sue icone di santità, quindi penso che il dibattito debba essere orientato verso questi scenari che sono molto più produttivi. Per me il modo migliore è mostrare attraverso video ciò che accade al toro nell’arena e fare conoscere questa realtà attraverso conferenze alle scuole, alle comunità, ai gruppi sociali, ai giovani, con proiezioni di questi video in luoghi pubblici, prima dei film nelle sale, in cui le persone possano vedere questa realtà che viene censurata nei notiziari, che non mostrano nel dettaglio una lancia da torero, come il toro muore annegato nel suo sangue, questo per quanto possa essere crudele deve essere fatto. Purtroppo, se questa realtà non viene mostrata la gente non può rendersene conto. Direi un mix di questa realtà con programmi educativi a tutti i livelli, è il segreto per far scomparire tutti gli spettacoli crudeli con gli animali.

Come vede il futuro dell’abolizione delle corride dei tori a breve e media scadenza?

Penso che le corride possono finire in due modi. Perché la gente non vada nelle arene, che non ci sia questo ricambio che sono convinto non ci sarà la passione attuale, la maggior parte dei giovani non vogliono sentirne parlare e credo che sia qualcosa di importante per l’abolizione della corrida. E sarebbe molto buono anche spingere affinché si faccia il prima possibile una legislazione in questo senso convincendo i politici che la stragrande maggioranza delle persone rifiuta questa tradizione e che loro non possono andare contro il sentimento popolare. La seconda via è che anche i mezzi di comunicazione si occupino di questo argomento, aiutando e mostrando questa realtà, sono sicuro che questa è la chiave: mostrare la realtà di ciò che accade al toro nell’arena, cosa che non viene mostrata né nei notiziari né nei programmi delle corride.

Cosa direbbe a tutta questa gente che nonostante non ami la tauromachia ed è contro la sofferenza degli animali, non fa assolutamente nulla per contribuire alla fine di questa realtà?

Questo lavoro riguarda persone sensibili al maltrattamento degli animali. Dobbiamo far si che le persone prendano coscienza del fatto che nonostante non amino la tauromachia le persone o non abbiano mai frequentato le corride, nella loro città, dove ci sono i tori, questo è quello che sta succedendo, che dietro le loro spalle si stanno torturando e massacrando animali affiche la gente si diverta e si sta trattando il toro come un interesse economico o qualcosa che dà lavoro a molte persone. E ‘importante che la gente venga sensibilizzata al dolore degli altri e, anche se non partecipano allo spettacolo, capiscano che devono contribuire alla sua abolizione, perché non posso avere il comportamento di uno struzzo quando c’è tanta crudeltà vicino a noi e che questo lavoro compete ai movimenti anti-corrida e a coloro che si occupano della difesa degli animali per sensibilizzare il resto della società circa la nostra causa.

Tradotto da Angela Seggio per PeaceLink

Fonte: PeaceLink.it

Intervista alla fruttariana Anne Osborne

Intervista alla fruttariana Anne Osborne, condotta da Federica Brignoli di Leiweb.it

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Quando sei diventata fruttariana?

Ho cominciato nel 1991. Facevo parte di un gruppo di attivisti animalisti della mia zona; ci incontravamo regolarmente e, in uno di quegli incontri, un uomo del posto, David Shelley, tenne un discorso sul fruttarismo.

David era un magnifico testimonial della dieta fruttariana; era pieno di energia, il suo corpo era in piena forma e la sua pelle era luminosa. Il suo aspetto e le sue parole mi impressionarono talmente che cominciai a mia volta a mangiare frutta. Feci un periodo di transizione di circa 18 mesi, perché al tempo ero incinta e non volevo diventare 100% fruttariana tutto d’un colpo, per evitare di avere un processo di disintossicazione troppo brusco.

Prima di incontrare David, avevo esplorato diversi tipi di dieta vegana. Ero diventata vegana nel 1986 e da allora la mia salute era molto migliorata.

Perché hai fatto questa scelta?

Ero rimasta ispirata dalla salute e dalla vitalità di David Shelley e volevo provare quella dieta su di me. Nessun’altra dieta mi ha dato una salute così ottimale, e per questo motivo sono rimasta fedele alla dieta fruttariana e lei è rimasta fedele a me per tutti gli ultimi 20 anni.

La dieta fruttariana inoltre soddisfa le mie convinzioni etiche e io credo che sia anche la dieta più rispettosa del nostro ambiente.

Non ti succede mai di volere qualcosa di diverso? Non ti annoi mai?

Anche quando pratico una mono-dieta, ovvero quando mangio lo stesso frutto per diversi giorni, non mi annoio mai.

Ciascun singolo frutto è veramente un individuo. Se mangi una scatola di fagioli Heinz in America, avrà esattamente lo stesso gusto di una scatola di fagioli Heinz mangiata in Algeria e ciascun fagiolo contenuto nella scatola avrà esattamente lo stesso gusto. Al contrario, ogni singolo frutto è veramente unico e ha le sue particolari sfumature di sapore.

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Persino un lato di un singolo frutto può avere un sapore completamente diverso da un altro lato, e ogni spicchio di un’Arancia può avere un gusto leggermente diverso.

Ogni singolo frutto che teniamo in mano è del tutto unico e speciale per noi e nessun’altra persona in nessun’altra parte del mondo avrà in mano un frutto che abbia esattamente lo stesso gusto. Io trovo quindi impossibile annoiarmi con la varietà di sapori della frutta.

Cosa mangerai oggi? Cosa mangi in una giornata qualsiasi?

Oggi, per colazione ho mangiato un Melone giallo Honeydew. A metà mattina ho mangiato tre Albicocche seguite da due Mango Kensington Pride, e poi tre Youngberry dal mio giardino (gli Youngberry sono delle bacche ottenute dall’incrocio tra lamponi e more, NdT).

Per pranzo ho mangiato due Sapote Cioccolato. A metà pomeriggio ho mangiato tre Mango e nel tardo pomeriggio altre due Sapote Cioccolato.
Alcuni giorni mangio di più, altri di meno.

Tendo a mangiare qualunque frutto sia di stagione e di buona qualità. Ogni volta che è possibile, cerco di mangiare frutta coltivata nelle vicinanze, biologica, biodinamica, selvatica, coltivata nell’orto o nel giardino di casa.
Raramente mangio noci; a volte mangio Avocado.

Come ti comporti quando vai al ristorante o a una festa?

Telefono per tempo al ristorante e chiedo che mi preparino un piatto di frutta.

Normalmente trovo che la maggior parte dei ristoranti è disponibile a prepararmi un piatto di frutta fresca e ho mangiato meravigliosi piatti di frutta fresca in tutti i tipi di ristoranti.

Alcuni ristoranti ti permettono di portare con te la tua frutta e te la preparano e servono su un piatto quando arrivi.

Ho sempre avuto la fortuna di avere una famiglia e degli amici che mi hanno compreso.

A ogni matrimonio cui sono andata da quando sono diventata fruttariana, mi hanno sempre servito un bellissimo piatto di frutta preparato apposta per me.

Tu scrivi che il fruttarismo non è necessariamente la dieta migliore. Ci sono delle carenze in questa dieta? E in che modo le compensi?

Io credo che, sebbene per struttura fisica siamo tutti dei frugivori, e tutti condividiamo una fisiologia simile, abbiamo però delle storie di vita molto diverse.

Le vite e le diete dei nostri precursori influenzano la nostra salute attuale e tutte le nostre diverse storie di vita, io credo, significano che per ognuno di noi esiste un percorso personale verso la salute ottimale.

Per questo motivo, alcune persone passano direttamente a una dieta fruttariana con facilità, mentre altre hanno bisogno di lunghi periodi di transizione.

Ritengo di poter dire che la dieta fruttariana funziona molto bene per me personalmente, ma questo non significa che sia necessariamente la dieta ottimale per tutti.

Alcune persone potrebbero avere una storia personale che rende per loro più difficile vivere bene con una dieta di frutta. Io posso solo dire ciò che funziona meglio per me, e ciascuno deve trovare la dieta che funziona meglio per se stesso.

Ritieni che la tua sia una dieta bilanciata?

Personalmente ritengo che la dieta fruttariana sia una dieta molto bilanciata. È la dieta che mi fa stare meglio sul piano mentale, fisico e spirituale.

Io credo che la frutta sia il vero “supercibo”. La frutta, se coltivata in suoli di qualità, fornisce al corpo tutte le vitamine, i minerali, i grassi, le proteine e i carboidrati di cui il corpo ha bisogno.

In un corpo veramente sano io credo che la vitamina B12 possa essere prodotta e assorbita nel tratto digerente. Tuttavia, dato che non tutti siamo in perfetta salute e non sempre conduciamo una vita idilliaca, in qualche caso potrebbe essere necessario integrare la vitamina B12.

Credi che la tua sia una scelta estrema?

No, non la ritengo una scelta estrema, ma potrebbe apparire estrema a coloro che non hanno mai sperimentato questa dieta. A me, la dieta fruttariana sembra molto razionale e logica, oltre che in armonia con il nostro bel pianeta.

Come si sceglie la frutta migliore?

È quasi un’abilità istintiva quella che porta chi ama la frutta verso la Pesca più dolce, il Durian più cremoso o il Mango più maturo.

Credo che quanto più a lungo ci affidiamo alla frutta per il nostro sostentamento, tanto più diventiamo abili nel sceglierla. Dato che dipendiamo dalla frutta per la nostra sopravvivenza, la frutta semplicemente deve essere della migliore qualità possibile. Possiamo utilizzare e sviluppare i nostri sensi dell’odorato, della vista, del tatto e del gusto per affinare e migliorare le nostre doti di raccoglitori di frutta.

Vista, olfatto, tatto e gusto sono tutti strumenti importanti che possiamo utilizzare, unitamente all’istinto, per aiutarci a scegliere frutta di grande qualità.

Perché è così importante mangiare frutta (anche se non si è fruttariani)?

La frutta contiene vitamine, minerali, bioflavonoidi, antiossidanti, zuccheri naturali e grassi sani; io credo che la frutta sia un modo bello e gustoso per ottenere il nutrimento di cui abbiamo bisogno per prosperare.

Credo che la frutta, specialmente la frutta ottenuta da alberi di coltivazione biologica, comporti i maggiori vantaggi e i minori svantaggi per il nostro pianeta.

Per esempio, un albero di Avocado in età matura può assorbire la stessa quantità di anidride carbonica prodotta da un’auto che percorra 26000 miglia (41843 chilometri).

E un acro (circa 4000 metri quadrati) coltivato a Banane può produrre in un anno 24000 libbre (10886 kg) di frutta.

Il fruttarismo ha anche un effetto sulla psiche? Ti senti più felice?

Mi sento molto felice e appagata. Mi sento veramente fortunata di aver scoperto questo modo di vivere.

E mi sento felice perché sento una grande gratitudine verso il mondo e sento una forte connessione con tutte le forme di vita del pianeta, incluse le piante.

Questa riconoscenza verso il nostro meraviglioso pianeta Terra mi aiuta a sentirmi felice e piena di gioia.

E credo anche che l’assenza di stimolanti e zuccheri raffinati della dieta fruttariana ci aiuti a portare corpo e mente in uno stato di equilibrio; non mi succede di sentirmi al massimo in un certo momento e depressa nel momento successivo. Non ci sono quegli sbalzi di umore che fanno parte di una dieta ricca di droghe e stimolanti.

Penso sia davvero difficile essere fruttariani e avere un cattivo umore. La frutta ti dà un buon umore naturale; è cibo pieno di luce e di sole, che inonda il corpo di energia e nutrienti in una forma facilmente digeribile.

Inoltre, molti frutti sono ricchi di ormoni del benessere come serotonina e melatonina, che possono aiutarci a sentirci bene e in armonia.
Credo che, per di più, una dieta a base di frutta aiuti a mantenere un funzionamento ottimale del sistema endocrino, e quando gli ormoni sono in equilibrio si raggiunge uno stato mentale di felicità e armonia.

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Mangi meno della media. Questo potrebbe causare depressione nelle persone che hanno bisogno di mangiare di più. È possibile?

Credo sia importante mangiare quantitativi sufficienti di frutta, quando si è all’inizio di questa dieta. Nei primi tempi della dieta fruttariana avevo bisogno di mangiare molta più frutta di adesso, sia per mantenere il mio peso, sia per soddisfare i miei bisogni energetici.

Io credo che, poiché la dieta fruttariana aiuta il corpo a purificarsi e riequilibrarsi, il sistema digerente nel tempo diventa più effciente e l’assorbimento dei nutrienti più efficace. Per questo motivo, si potrebbe scoprire che, col passare del tempo, si riesce a mantenere il proprio peso e i propri livelli energetici con una quantità di frutta sempre minore. Credo sia importante mangiare “abbastanza” per i propri bisogni.

Ritengo che i frutti più densi come le Sapote, il Jackfruit, le Banane, i Fichi freschi, i Datteri freschi, il Durian, i Mango, i Cachi, gli Avocado e le Custard Apple possono essere frutti importanti per mantenere il peso e ottenere energia in abbondanza, soprattutto nei primi tempi della dieta di frutta.

Sono anche convinta che la frutta di buona qualità sia un vero “supercibo” e che sia uno dei cibi più potenti del pianeta. Di conseguenza, ritengo che dalla frutta possiamo ricavare molti più nutrienti che dalla maggior parte degli altri alimenti.

Infine, dato che la frutta succosa richiede molta meno energia per essere digerita rispetto ai cibi lavorati o ricchi di grassi e proteine, la frutta rappresenta un alimento molto efficiente dal punto di vista energetico.

Come è cambiata la tua vita?

Adottare una dieta fruttariana ha cambiato la mia vita da molti punti di vista. E tutti i cambiamenti hanno migliorato la mia qualità di vita!

Io credo che la dieta fruttariana sia una dieta molto olistica: influisce sugli elementi mentali, fisici e spirituali della vita.

A mano a mano che viene purificato e riequilibrato, il corpo fisico vive una grandiosa e impagabile sensazione di vera salute.

Poi, dato che la frutta contiene una quantità minima di tossine e stimolanti, si hanno anche molti benefici per il nostro stato mentale.

E ne beneficiamo anche a livello spirituale, poiché quando il corpo e la mente sono felici e sani, questo si riflette anche sulla nostra salute spirituale.

Io ho 45 anni e ogni mattina salto giù dal letto. Non sono mai saltata giù dal letto quando avevo 18 anni! Sarebbe meglio dire che mi trascinavo fuori dal letto!

Non ho alcuno di quei doloretti che molte donne della mia età iniziano a sentire. La mia schiena è in buona salute e il mio ciclo è regolare e armonico e non mi causa quei disagi che mi dava quando ero adolescente.

Con questa dieta, mi aspetto solo un’eccellente salute a lungo termine. Non ritengo che invecchiare debba essere un’esperienza disagevole o dolorosa; sono convinta che possiamo essere felici e sani a qualsiasi età, se viviamo in maniera appropriata. L’età non è un ostacolo alla buona salute e credo che un grande vantaggio che la dieta di frutta mi ha dato sia quello di stare meglio a 45 anni di quanto non stessi a 18.

In più, con una dieta di frutta io sento di vivere in armonia con le mie convinzioni etiche, che mi portano a cercare di causare meno danno possibile; e questo mi fa sentire appagata e soddisfatta.

Mi sento molto fortunata ad aver scoperto e adottato una dieta fruttariana, perché questa dieta ha senso per me, da tanti punti di vista.

Grazie per avermi intervistato. ♥
Amore e Pesche
Da Anne ♥
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Fonte:
http://dieta-vegana.it/intervista-alla-fruttariana-anne-osborne-502.html

Arte e resistenza animale: scene da un mondo senza sfruttamento- intervista a Hartmut Kiewert

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(Nest – H. Kiewert)

di: resistenzanimale.noblogs.org
traduzione dall’inglese: Julie McHenry
revisione: Arianna Ferrari

ENGLISH VERSION

Hartmut Kiewert (http://hartmutkiewert.de) è un artista antispecista tedesco. Nei suoi dipinti ha rappresentato lo sfruttamento animale e il desiderio di un mondo in cui tale sfruttamento sia soltanto un ricordo. Ha partecipato, con le sue opere, a diverse iniziative per la liberazione animale, fra cui la 3rd European Conference for Critical Animal Studies (Karlsruhe, 2013), l’International Animal Rights Conference, (Lussemburgo, 2013) e la Conference for Critical Animal Studies (Praga, 2011).

Gli abbiamo rivolto alcune domande sul significato politico dei suoi quadri e sul tema della resistenza animale.

Le tue opere rivelano un interesse che ci sembra non solo di tipo artistico, ma anche “politico”. Presenti la violenza sugli animali e la loro schiavitù, e sembri mostrare la capacità degli animali di agire autonomamente, per se stessi. Evadono, si ribellano, guidano (simbolicamente?) il popolo verso la rivoluzione, come hai mostrato nella tua versione del quadro di Delacroix “La libertà che guida il popolo”. Sembra che questa idea di resistenza animale ti sia familiare… In che modo è presente nella tua opera?

Nella mia opera mi riferisco esplicitamente ai contesti politici ed ai contesti dei movimenti sociali, in particolar modo al movimento di liberazione animale, ovviamente.  E’ mia intenzione offrire spunti di riflessione sul contradittorio e violento rapporto umano-animale con il mezzo dell’arte e creare nuovi punti d’accesso sul tema.  I discorsi non prendono solo la forma di testo o di linguaggio, ma anche la forma delle immagini.  La pittura ha una lunga storia di riflessione sui rapporti umano-animale che risalgono alle prime raffigurazioni nelle caverne.  Credo si tratti di un adeguato terreno per rinegoziare queste relazioni.  Nelle mie opere più recenti, provo a mostrare prospettive utopistiche su questi rapporti.  Utopie di un mondo post-sfruttamento animale.  Mi sforzo di evitare l’antropomorfismo, che è invece consueto nella maggior parte dell’arte. Di solito l’arte ha riprodotto il rapporto di dominio verso gli altri animali usandoli come aree di proiezione o come mere metafore. Quindi sì, vorrei rappresentare gli animali non-umani come attori, che modellano il loro ambiente secondo i loro stessi termini e che vivono e creano le proprie vite, proprio come gli esseri umani.  Nonostante questo, rimango anche sorpreso dalle istanze reali di resistenza non-umana che illustrano proprio questo aspetto: che sono dei soggetti e non dei prodotti o delle proprietà.

La vostra lettura della mia reinterpretazione di “La libertà che guida il popolo” di Delacroix è interessante.  Non avevo pensato ad animali che incitano la gente alla rivolta – un pensiero stupendo!  Dipingendolo, avevo in mente un’idea più ordinaria di esseri umani che liberano gli animali.  Ma questa è la potente caratteristica delle immagini: hanno la capacità di produrre nuovi modi di vedere le cose, che in certi casi erano sconosciuti all’autore.

Un altro dipinto che ci è sembrato molto interessante è “Nest” (l’edificio in rovina sullo sfondo è una nota azienda di produzione carni tedesca). Sembra quasi riferirsi alla resistenza umana, quella che chiamiamo “Resistenza”, per esempio la lotta di liberazione dal nazi-fascismo (richiama le scene di antifascisti che prendono fiato durante le loro azioni). Da dove proviene l’idea di quest’opera?

L’idea di questo dipinto era di trasferire i cosiddetti “animali da reddito” – in questo caso maiali – dal loro ambiente assegnatogli e creato dagli esseri umani per lo scopo di sfruttarli ad un ambiente completamente diverso.  Uso frequentemente questa idea nella mia arte.  Li trasferisco nelle case borghesi o, come in “Nest”, nella libertà davanti alle rovine dell’industria dello sfruttamento animale. Attraverso questo trasferimento vorrei suggerire altri punti di vista sui cosiddetti “animali da reddito” e diffondere l’idea della liberazione animale.

Nei tuoi quadri ci sono molti “paesaggi” abbandonati dallo sfruttamento umano. Sono disabitati, riappropriati dagli animali liberi. Immagini che visioni del genere possano essere realtà? Come potrebbe essere possibile tale cambiamento, la transizione dall’allevamento intensivo ad un mondo in cui gli animali possano autodeterminare la propria vita?

Beh, per prima cosa: sì, credo che sia possibile – e certamente auspicabile – abolire lo sfruttamento animale, come è anche auspicabile abolire ogni altra forma di sfruttamento e dominio.  Di certo non so come sarebbe esattamente un mondo senza la dominazione e nemmeno quale sarebbe la giusta via per arrivarci.  Ma sono piuttosto certo che la reale liberazione non possa essere raggiunta attraverso strutture gerarchiche, bensì solo attraverso contro-strutture opposte al male esistente.  Attraverso movimenti di base che incorporino le visioni utopistiche nelle proprie lotte e che riflettano costantemente sulla possibilità per loro stessi di cadere nelle strutture di dominio.  Certamente non è un percorso facile, ma millenni di ideologie e di istituzioni sociali basate sul dominio e sulla violenza non sono cose che si possono riporre come un panno vecchio e scomodo.

Poiché i meccanismi ideologici che legittimano lo sfruttamento animale sono intimamente legati ai meccanismi che legittimano lo sfruttamento e la discriminazione fra gli esseri umani, la liberazione animale e la liberazione umana sono due facce della stessa medaglia.  Quindi anche se in alcuni dei miei dipinti non ci sono esseri umani ma solo animali, non sostengo per niente l’opinione secondo cui tutto si “sistema” eliminando gli esseri umani. Gli animali umani non sono né buoni né cattivi di per sé, ma i modi in cui strutturano le loro società possono essere buoni o cattivi. L’unico scopo del capitalismo è di massimizzare il profitto. Soddisfare i bisogni degli esseri umani costituisce per il capitalismo solo un sottoprodotto o uno scarto, mai il fine della sua produzione. Questa è la ragione per cui migliaia di persone ancora stanno morendo di fame, anche se ci sono più che sufficienti risorse produttive e cibo. Ma a causa di strutture private tante persone non possono neanche avere accesso ai beni fondamentali per la loro vita. Quindi, senza dubbio, il capitalismo è una forma cattivissima e folle per organizzare la riproduzione economica umana. Dobbiamo perciò tentare di trovare altri modi per organizzare le nostre società, che superino non solo lo sfruttamento animale, ma anche il capitalismo, il razzismo, il nazionalismo, e così via.  Poiché tutte le forme diverse di dominazione e oppressione si sostengono a vicenda, tutti i diversi movimenti sociali dovrebbero trovare modi per rapportarsi e sostenersi l’un l’altro e provare ad imparare uno dall’altro, per prendere il potere al fine di apportare cambiamenti reali, per eliminare tutte queste strutture violente.

Tu hai dipinto molte scene con umani e non umani: si tratta di scene piene di angoscia. Ma in altre, umani e non umani coesistono: sono scene rassicuranti, piacevoli, pacifiche. Credi sia un cambiamento possibile? Quanto può durare questa transizione dallo sfruttamento alla coabitazione?

Bella domanda.  Come ho detto, penso che un altro rapporto fra gli esseri umani e non-umani sia possibile.  Se gli esseri umani vogliono avere la possibilità di raggiungere una qualità di vita decente per loro stessi senza ridurre il pianeta ad un mucchio di rifiuti che non può sostenerli, non possono ottenerlo isolandosi dal loro ambiente e dagli animali che condividono questo pianeta.  Dobbiamo tentare di distanziarci da quella forma reificante di socializzazione che il capitalismo porta a perseguire.  All’interno di questo processo dovremmo, di conseguenza, riconoscere che gli animali non sono dei prodotti e che, come noi, desiderano una buona vita.  Nessuno è libero finché tutti non sono liberi.

Con il processo di trasformazione delle società in società libere dal dominio, in cui gli esseri umani non mantenessero più la separazione ideologica fra esseri umani vs. animali e fra cultura vs. natura, anche le infrastrutture si trasformerebbero in modo da rispettare gli animali non umani come soggetti delle loro proprie vite.  Per esempio, si potrebbero piantumare i tetti che così servirebbero come nuovi spazi abitativi per altri animali. Oppure, se immagino un mondo decentralizzato, auto-organizzato, molto traffico sarebbe eliminato, per via dell’aumento di strutture di riproduzione economica localizzate. Questo significherebbe anche che tutti gli esseri potrebbero muoversi più liberalmente per via della riduzione del pericolo causato dal traffico.

In tale ambiente i pets e anche gli ex-“animali da reddito”, che forse potrebbero ancora esistere, potrebbero emanciparsi dagli esseri umani passo per passo. Ma credo che, a causa della diminuzione del consumo di prodotti derivati dallo sfruttamento degli animali che dovrebbe accompagnarsi ad una successiva transizione ad un mondo libero della dominazione, non ci sarebbero così tanti “animali da reddito” come ne abbiamo oggi. Con questo processo la separazione fra cultura e natura svanirebbe così come la separazione fra animali “domestici” e “selvatici”.

Spesso “scegli” i maiali come soggetti. Perchè? Sono i migliori simboli dello sfruttamento animale?

Da un lato i maiali sono molto spesso usati come una metafora specista – almeno nella lingua tedesca (NdT: anche in italiano!).  La metafora del maiale è spesso usata per denigrare delle persone o per descrivere cose negative.  Quindi l’immagine di un maiale fa scattare tante connotazioni – il che è sempre un buon modo per raggiungere la gente.  Dall’altro lato i maiali sono molto simili agli umani – il 98% del loro DNA è identico al nostro. Per di più sono animali molto intelligenti, sociali, e curiosi proprio come gli essere umani.  Per questo ho pensato che le persone possono identificarsi con i maiali nei miei quadri e iniziare a riflettere sul loro rapporto con loro – che è solitamente e sfortunatamente un rapporto mediato soprattutto dalla loro dieta.

Fonte:
http://resistenzanimale.noblogs.org/post/2014/04/09/arte-e-resistenza-animale-scene-da-un-mondo-senza-sfruttamento-intervista-a-hartmut-kiewert/

Dieta vegana, pro e contro: intervista alla dottoressa Filippin

Intervista alla Dott.ssa, biologa nutrizionista Denise Filippin, sullo stile di vita vegan, realizzata da Velvetbody.it

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In che cosa consiste l’alimentazione vegana?

L’alimentazione vegana si basa sul consumo esclusivo di alimenti vegetali: cereali, legumi, frutta fresca e secca, verdure ed ortaggi, semi. Sono esclusi i cibi animali diretti (carne e pesce) ed indiretti (uova, latte, latticini, miele).

Chi può seguirla? È adatta anche ai bambini?

Si, tutti possono adottare questo tipo di alimentazione. Numerose società scientifiche si sono espresse in merito, la posizione più famosa ed importante è quella del’ADA (American Dietetic Association), che nella sua posizione ufficiale afferma “le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o VEGANE, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane (vegane e latto-ovo-vegetariane) ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti”.

Quali sono gli aspetti positivi di questa alimentazione?

Gli aspetti positivi sono molti, legati soprattutto all’aumentato consumo di prodotti vegetali, ricchi di sostanze nutritive protettive, a discapito di quelli animali. Secondo gli studi scientifici chi sceglie un’alimentazione a base vegetale è più protetto da molte malattie tipiche del mondo occidentale: tumori, diabete, ipercolesterolemia, obesità, ipertensione, solo per elencarne alcune tra le più conosciute. I ragazzi vegani dalla nascita risultano avere abitudini alimentari più sane dei coetanei, facendo meno ricorso a junk food (il cibo spazzatura) ed alla fine del periodo di accrescimento presentano un BMI inferiore rispetto ai coetanei onnivori: in pratica sono meno grassi. Considerato il fatto che l’obesità infantile è in aumento in tutto il mondo, Italia compresa, direi che anche solo quest’ultimo fattore sia molto importante!

Quali sono le controindicazioni e gli effetti collaterali?

Controindicazioni ed effetti collaterali non ce ne sono, ovviamente se si segue un’alimentazione vegana bilanciata e varia. Per chi ha patologie particolari, o per i bambini molto piccoli, donne in gravidanza ed allattamento, può essere utile chiedere consiglio ad uno specialista preparato in materia nel momento in cui ci si avvicina al veganismo. Questo non perché sia un’alimentazione difficile da seguire, ma perché essendo cresciuti in una società onnivora spesso togliendo carne e formaggio ci si ritrova col piatto pieno solo di insalata e non si sa esattamente quali alimenti inserire ogni giorno ed in quali quantità.

Quali sono gli alimenti che sostituiscono i derivati animali?

In genere la preoccupazione principale è sostituire le proteine del regno animale. Ottime fonti di proteine vegetali sono i legumi, ricchi anche di ferro ed altri minerali. Anche la frutta secca (quella che di solito si mangia solo a Natale) è una buona fonte di proteine, così come gli alimenti derivati dalla soia e molte verdure. Altra preoccupazione comune è il calcio, preoccupazione infondata perché si trova in molti vegetali in forma altamente assimilabile: lo troviamo nelle mandorle, nei semi di sesamo (da provare il tahin, crema spalmabile di sesamo), nelle verdure a foglia verde, nei legumi e nell’acqua. Oggi in commercio si trovano molti alimenti sostitutivi della carne: affettati, wurstel, burger, in genere sono a base di soia o seitan (un derivato proteico del frumento), non sono necessari dal punto di vista nutrizionale, ma possono aiutare nel passaggio all’alimentazione vegana poiché sono comodi e rapidi da cucinare. Si trovano anche latti vegetali, budini, yogurt, “formaggi” vegetali, gelati, insomma tutto ciò che contiene ingredienti animali esiste anche in versione vegana ormai, non manca proprio nulla!

Che vantaggi porta l’alimentazione vegana all’ambiente?

La dieta vegana permette di risparmiare molte risorse naturali come terreni fertili ed acqua, permette di preservare dal disboscamento ampie zone di foresta pluviale e di immettere meno gas serra nell’ambiente. Questo è testimoniato da numerose associazioni ed enti che si occupano di ecologia ed anche dall’ONU e dalla FAO. Secondo un documento Onu del 2010 “il consumo di alimenti animali – carne, pesce, latticini – è una delle cause primarie di impatto ambientale, inquinamento, effetto serra e spreco di risorse [….. ] Si rende necessario un drastico cambiamento dell’alimentazione globale, scegliendo di non usare prodotti animali”. Qualche dato: per produrre 1 kg di carne occorrono circa 15 Kg di cereali appositamente coltivati, 15 mila litri di acqua e 35 metri quadri di terreno, spesso sottratto alla foresta pluviale. Gli allevamenti sono responsabili del 18% delle emissioni di gas serra, valore ben superiore al 13,5% causato da tutti i trasporti a livello mondiale. Senza contare il fatto che gli scarichi degli allevamenti inquinano le falde acquifere e che gli scarti della macellazione (tutte le parti non commestibili come ossa, cartilagini, organi interni…) richiedono di essere smaltiti a danno dell’ambiente (come tutti i rifiuti prodotti dall’uomo del resto).

È necessario assumere integratori?

L’unico integratore realmente necessario è la vitamina B12. Questa vitamina, di produzione batterica, si troverebbe naturalmente nel terreno e quindi sui vegetali sporchi di terra ma, a causa delle condizioni di vita odierne, dell’eccessivo uso di pesticidi, di disinfettanti ed antibatterici, è scarsamente presente in natura. L’integratore viene inserito nei mangimi animali, si deposita nelle carni, nel latte e nelle uova. Chi decide di non mangiare prodotti di derivazione animale vede mancare questo integratore indiretto che assumeva inconsapevolmente, per cui deve iniziare ad assumerne uno consapevolmente: gli stessi batteri presenti in natura, fatti crescere in laboratorio su un substrato di carboidrati, producono la vitamina che viene inserita nelle compresse di integratore, niente di chimico o innaturale!

Chi è anemico può seguire l’alimentazione vegana?

Si, certo: l’incidenza di anemia tra vegani ed onnivori risulta essere sovrapponibile. Questo perché il ferro contenuto nei vegetali, sebbene sia meno assimilabile di quello presente nelle carni, è presente in misura molto maggiore: un etto di fagioli borlotti secchi ad esempio ne contiene 9 mg, un etto di carne di cavallo (ogni anemico si è sentito proporre nella sua vita questa carne) solo 3,9 mg. Il ferro contenuto nei vegetali si assimila meglio in presenza di vitamina C, vitamina contenuta in abbondanza in frutta e verdura fresche, che sono consumate in grosse quantità dai vegani: per questo motivo si assiste spesso addirittura ad un miglioramento dell’anemia in chi passa all’alimentazione vegana.
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Intervista realizzata da Velvetbody.it
http://velvetbody.it/2013/08/30/dieta-vegana-pro-e-contro-intervista-alla-dottoressa-filippin/#prettyPhoto

La verità sul latte di mucca: intervista alla dott.ssa Luciana Baroni

Intervista alla dottoressa Luciana Baroni, pubblicata su Eticamente.net

Dal punto di vista etico il latte vaccino (quello di mucca) è proprio da evitare: in natura viene prodotto dalla mucca per nutrire il suo vitellino e quindi perchè darlo all’uomo? Le condizioni di vita, poi, di una mucca da latte sono drammatiche e profondamente crudeli.
Ma anche dal punto di vista della salute umana il latte deve essere eliminato?

Lo chiediamo alla Dott.ssa Luciana Baroni, Specialista in Neurologia, Geriatria e Gerontologia, Master Universitario Internazionale in Nutrizione e Dietetica, Esperta in alimentazione a base Vegetale.

1- Il latte di mucca è una bevanda adatta all’uomo? Perchè?

Che non sia adatta lo dice la biologia. L’essere umano perde la capacita’ di digerire il latte qualche anno dopo lo svezzamento, diventando secondo natura intollerante al lattosio. Solo grazie a una mutazione genetica alcuni individui mantengono la capacita’ di digerirlo e possono continuare ad assumerlo senza conseguenze a breve termine sulla salute, mentre rimangono a rischio di quelle a lungo termine a cui accenneremo poi.

2- Che differenza c’è tra latte umano e latte vaccino?

E’ differente la composizione, il latte umano ha una quantita’ di proteine inferiore. La concentrazione delle proteine del latte di una data specie e’ in funzione della velocita’ di accrescimento del lattante. Chiaramente l’essere umano ha un ritmo di crescita inferiore rispetto a quello del vitellino.

3- E’ pensiero comune che il latte è fondamentale per la salute delle ossa. E’ vero?

Non e’ cosi, il latte e’ una delle fonti di calcio della dieta, ma non e’ l’unica. Se gli studi dimostrano che adeguate assunzioni di calcio sono importanti per la salute dell’osso, non ci sono per contro studi che dimostrino questo effetto per il consumo di latte.

4- La vitamina B12, così importante per lo sviluppo fisico e neurologico e presente solo negli alimenti di origine animale, perchè c’è nel latte di mucca?

La vitamina B12 è presente nel latte vaccino in basse quantita’, e in questo senso il latte non e’ una fonte sufficiente di vitamina B12. In tutti i mammiferi la vitamina B12 passa nel latte, grazie all’assunzione di vitamina da parte della madre che allatta. Nelle mucche, la vitamina B12 proviene ormai dal mangime addizionato con questa e molti altri nutrienti. Una mucca da latte infatti non potrebbe sopravvivere se potesse ricavare cibo solo dal pascolo, e’ necessario nutrirla con mangime proteico che deve essere addizionato di tutti i nutrienti necessari alla sopravvivenza della mucca e alla produzione innaturale di enormi quantita’ di latte.

5 – Quando si beve il latte di mucca s’introduce solo il latte naturale o anche tutti i medicinali dati alle mucche da latte? Cosa assumono le mucche in allevamento in termini di medicinali?

Nel latte passano tutti i nutrienti, ma anche i tossici e gli inquinanti che circolano nel sangue dell’animale. Una mucca da latte assume da una parte gli inquinanti presenti nel mangime (utilizzati per la produzione intensiva di cereali e soia, quindi fertilizzanti, erbicidi e pesticidi), dall’altra le vengono somministrate altre sostanze soprattutto per evitare l’infezione della mammella causata dalla produzione di decine di litri di latte al giorno.

6- Quali sono le patologie a cui si va incontro assumendo latte vaccino?

Il latte veicola grassi animali, che sappiamo essere un fattore favorente tutte le patologie cardiovascolari. Inoltre il consumo di latte e’ stato messo in relazione con un rischio aumentato di tumore della prostata e dell’ovaio.

7- Anche i bambini possono crescere senza latte vaccino?

I bambini non hanno mai bisogno di latte vaccino, che anzi e’ raccomandato non venga mai somministrato prima dell’anno d’eta’. I bambini dovrebbero crescere con il latte materno finche’ per la madre sia possibile produrlo, e il piu’ a lungo possibile. Anche durante lo svezzamento mantenere nella dieta il latte materno e’ un vantaggio per il bambino. Il ruolo del latte nella dieta e’ quello di apprortare calcio, ma fortunatamente la natura ci mette a disposizione altre fonti di calcio a partire dal regno vegetale e dall’acqua.

8- Quali sono i benefici di un’alimentazione priva di latte di mucca?

In eta’ infantile il consumo di latte favorisce le allergie e le infezioni respiratorie, eventi che si riducono di frequenza nei bambini che non lo consumano. Successivamente, i vantaggi a lungo termine sono quelli di ridurre il rischio delle patologie precedentemente menzionate.

9- Tutto quello che mi ha detto vale anche per i formaggi?

No, i formaggi sono peggiori del latte, in quanto sono un concentrato di grassi e proteine, oltre che di inquinanti, e hanno in piu’ l’effetto di aumentare le scorie acide che il rene deve eliminare, facilitando la perdita di calcio con l’urina.

10- E delle uova cosa mi dice?

Anche l’uovo e’ un prodotto dell’animale, quindi concentrerà gli inquinanti presenti nel sangue della gallina, ed e’ un alimento molto ricco di colesterolo e in piu’ puo’ presentare problemi igienici.

11- Mi può citare studi riconosciuti a livello mondiale che sostengono tutto ciò che lei ha dichiarato?

Basta consultare il sito della Harvard School of Public Health di Boston, centro di ricerca internazionalmente riconosciuto, dove sono stati condotti i 3 più importanti studi di epidemiologia nutrizionale al mondo. La loro posizione, che deriva dai risultati di questi studi, e’ decisamente contraria al consumo di latte.(http://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/ ; http://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/calcium-and-milk/ )

12- Perchè abbiamo introdotto nell’alimentazione umana il latte vaccino?

Probabilmente per comodita’, l’uomo nomade poteva spostarsi portandosi dietro l’animale che produceva questa bevanda calda che gli forniva nutrienti che all’epoca potevano essere di difficile reperimento. Ormai non è più così, fortunatamente, la storia dell’uomo è andata in un’altra direzione. Il pericolo maggiore per la nostra specie è l’eccesso di cibo.

13- Se il latte vaccino è così dannoso perchè la maggior parte della classe medica continua ad esaltare le sue proprietà nutritive?

La dinamica e’ questa: alcuni esperti vengono invitati a fornire sul latte informazioni che non si basano su dati scientifici ma rappresentano una loro personale opinione, ma che tuttavia quando trasmesse dai mass-media vengono considerate verita’ scientifiche indiscutibili. Queste stesse informazioni sono la fonte delle conoscenze della maggior parte dei medici sull’argomento, che in buona fede recepiscono informazioni scorrette senza saperlo.

14 – Come fare per poter falsare il pregiudizio che il latte e derivati fanno bene e sono essenziali per la nostra salute?

Si tratta di un pregiudizio che risponde esclusivamente a criteri commerciali quindi poiche’ c’e’ di mezzo il profitto non credo sara’ semplice. E’ dalla presa di coscienza di molte persone responsabili che puo’ venire il cambiamento.

15- Lei è presidente dell’associazione scientifica di nutrizione vegetariana: perchè promuovere uno stile di vita vegetariano se latte e derivati e uova sono dannosi? Perchè non cercare di diffondere un’alimentazione unicamente vegana?

Noi non promuoviamo il consumo di latticini e uova ma promuoviamo un’alimentazione vegetariana, che puo’ o meno includere, come cibi opzionali, anche i latticini e le uova, ma il cui fondamento e’ rappresentato dai 5 gruppi di cibi vegetali: cereali, legumi, verdura, frutta e frutta secca.

16 – Ha un pensiero in merito a questo argomento che vuole esprimere?

Non credo che sia utile confondere le opinioni personali, che solitamente mi astengo dall’esprimere, con quelli che sono i dati oggettivi che la letteratura ci offre. Io solitamente utilizzo solo questi come fonte di informazione e confronto.

Fonte:
http://www.eticamente.net/11486/la-verita-sul-latte-di-mucca-intervista-alla-dott-ssa-luciana-baroni.html

 

Legge per vegetariani e vegani: intervista a Monica Cirinnà

mensa

Dare diritti anche ai vegetariani e vegani: questo è l’obiettivo del disegno di legge presentato da Monica Cirinnà, senatrice del Pd che Vegolosi.it ha inervistato per capire qualcosa in più su questa proposta. Ecco che cosa ci ha raccontato.

Senatrice Cirinnà, da dove nasce l’idea di questo ddl?

Sono vegetariana da 25 anni e, data la mia esperienza personale, ho voluto presentare una legge che permettesse anche a chi sceglie un regime alimentare diverso da quello onnivoro, di poter avere dei diritti nei luoghi pubblici di somministrazione del cibo come le mense delle aziende, quelle delle scuole, delle università etc.

A che punto è la legge? Ci sono speranze che possa essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale?

L’iter, come sappiamo, è molto lungo, soprattutto perché il Governo si trova ogni giorno a dover affrontare mille problemi molto importanti per il nostro paese, come, fra gli altri, quello della riforma della legge elettorale. I tempi sono lunghi ma il primo passo è stato fatto, e anche il fatto di parlarne è fondamentale.

Quali sono state le reazioni dei suoi colleghi e degli elettori che la seguono?

Molto positive. C’è stato un lavoro congiunto con molte associazioni, come la Lav per poter stendere al meglio il testo. Inoltre c’è stato grande entusiasmo anche da parte di chi ha visto in questa legge la nascita di opportunità di lavoro, perché nel Ddl si parla anche di formazione per chi opera nell’ambito della ristorazione.

Si parla anche di mense scolastiche nel testo della legge: il ruolo dell’educazione è importante?

Certamente, perché se impari fin da piccolo che puoi mangiare un piatto che non ha causato sofferenza a nessuno e puoi crescere sano e forte, questo è un dato culturale in più.

Ci sono state delle polemiche su questa legge, alcuni sostengono che sia “assurdo” pensare ad un obbligo per i luoghi pubblici di ristorazione con delle multe per chi non segue questa linea.

Io rispondo con il mio esempio personale, vivo in una famiglia in cui sono l’unica vegetariana e le scelte di carattere etico, come questa, non si possono imporre. Ma questo Ddl non serve per obbligare la gente a mangiare vegetariano o vegano, serve per dare diritti a chi ha compiuto questa scelta, è molto diverso.

Lei è vegetariana da 25 anni, ci racconta il suo piatto preferito?

Ce ne sono molti, ne ricordo uno degli ultimi che ho preparato: lasagne al pesto, è stato un successo. Io sono di origine siciliana, inoltre, quindi amo molto alcuni piatti della mia tradizione come la pasta alla norma o la caponata.

Quali sono le cose più bizzarre nelle quali si è imbattuta da vegetariana?

La cosa più frequente è chiedere un piatto vegetariano al ristorante e sentirsi dire “Si, abbiamo il pesce se vuole”. Questo perché manca proprio la cultura su questa alimentazione ed in più mancano i buoni esempi.
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Intervista di Federica Giordani

Fonte:
http://www.vegolosi.it/news/legge-per-vegetariani-e-vegani-intervista-alla-senatrice-monica-cirinna/