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Buona Pasqua veg da Piero Pelù

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“E BUONE PASQUE a tutti i ragazzacci di buona volontà.
Ricordate che mangiare carne fa male e uccidere agnellini e polipi di mare è una vera bastardata, sono però ammesse: colombe, uova, falafel, bistecche di seitan e soia, vegetali a gogo e naturalmente TONNELLATE DI CIOCCOLATA FONDENTE!”

Vivisezione: sette domande al dottor Massimo Tettamanti

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Dottor Massimo Tettamanti, Chimico Ambientale, Consulente scientifico ATRA.

Ricercatore da sempre impegnato sul fronte dell’alternativa scientifica alla
sperimentazione animale. Fondatore del centro internazionale I-Care,
completamente autofinanziato, e col quale ha sottratto attualmente più di
17mila animali (inclusi i cani beagle del laboratorio green hill) altrimenti
destinati alla morte e alla tortura nei laboratori dei vivisettori.
Nuccio Salis e Giovanna Rezzoagli Ganci, counselor professionisti impegnati sul
fronte umanistico, gli hanno rivolto sette domande.

1) Si sente dire spesso che la vivisezione non esiste più.  Si può essere   d’accordo su questo assunto?

Indubbiamente no per tre motivi.
Il primo motivo è che non esiste nessuna legge che vieti la vivisezione.
Il secondo è che esistono ancora vari esperimenti dove vengono sezionati animali vivi.
Il terzo è una questione terminologica e, secondo la definizione data dal Dizionario Treccani.it: (http://www.treccani.it/enciclopedia/vivisezione/), per vivisezione si intende:”Vivisezione: atto operatorio su animali vivi, svegli o in anestesia totale o parziale, privo di finalità terapeutiche ma tendente a promuovere, attraverso il metodo sperimentale, lo sviluppo delle scienze biologiche, o a integrare l’attività didattica o l’addestramento a particolari tecniche chirurgiche, o, più raramente, a fornire responsi diagnostici. Con significato più estensivo, il concetto di v. può essere applicato a tutte quelle modalità di sperimentazione, non necessariamente cruente, che inducano lesioni o alterazioni anatomiche e funzionali (ed eventualmente la morte) negli animali di laboratorio.”

2) Quali sono, concretamente, i metodi alternativi o sostitutivi fino ad ora validati, che hanno dato realmente risposte soddisfacenti sul piano dei risultati scientifici?

Purtroppo una delle cose peggiori collegate alla vivisezione è che l’attuale sistema di validazione impedisce ogni possibilità di progresso tecnologico.
Ogni metodo scientifico che voglia sostituire l’uso di animali deve “per legge” dare gli stessi risultati che si ottengono con animali.
Il che è drammatico perché i metodi su animali risalgono all’800 mentre i nuovi metodi scientifici, come ad esempio co-colture di organi umani o simulatori metabolici, hanno quella che si dice una “rilevanza umana”.
Questo vuol dire che i metodi moderni che non fanno uso di animali forniscono risultati sovrapponibili a quelli che si ottengono nell’uomo. Ma, e questo è come detto drammatico, per essere legalmente validati devono dare risultati sovrapponibili a quelli che si ottengono sugli animali.

3) In cosa consiste il progetto di I-Care denominato “Italia Senza Vivisezione”?

Questo progetto rappresenta un passo avanti rispetto alle strategie adottate finora perché punta al cuore del problema: i soldi. Obiettivo principale del progetto è quello di spostare i finanziamenti verso la ricerca senza animali o comunque impedire ulteriori finanziamenti alla vivisezione. Togliamo i soldi ai vivisettori e avremo raggiunto un fondamentale obiettivo. E’ vero che l’Italia non può abolire legalmente la vivisezione ma è altrettanto vero che NON è obbligata a finanziarla. Anzi, i principi delle normative affermano che i metodi senza animali sono da preferire a quelli con animali. Ma allora perché i soldi vanno alla vivisezione? Perché circa il 70% della vivisezione in Italia è finanziata con i nostri soldi? È evidente che qualcosa non funziona e che realtà tecnologicamente arretrate riescano ancora, dopo un secolo, ad intercettare i finanziamenti.
Per coerenza con i principi delle normative, indubbiamente condivisi dall’opinione pubblica, è arrivata l’ora di dare priorità nei finanziamenti a metodi tecnologici moderni e non più all’ottocentesca vivisezione.

4) Cosa è cambiato, in questi anni, in materia di vivisezione, in Italia?

In questo momento storico l’Italia è osservata dal resto del mondo per le molteplici vittorie ottenute contro la vivisezione. Il caso Green Hill, il sequestro del laboratorio illegale a Mirandola, le sperimentazioni bloccate da I-CARE, il blocco delle importazioni dei macachi da parte di Harlan, la cessione dei cani beagle da parte di Menarini, il presidio da record contro Aptuit/Glaxo, il numero di animali recuperati dai laboratori italiani che ha superato quota 17.000, la creazione di rifugi specializzati in riabilitazione di questi animali, sono tra i principali motivi che rendono oggi concepibile in Italia un salto di qualità.
Inoltre il recente decreto legislativo ha portato al divieto dell’uso di animali a scopo bellico e per sperimentazioni didattiche.

5) L’obiezione alla sperimentazione animale non è più dovuta soltanto a un fenomeno di “sentimentalismo animalista”, ma sono ormai numerose le personalità del mondo scientifico medico (biologi, veterinari, ricercatori ecc.) che contestano la fallacia di questo metodo. Cosa c’è di sbagliato sul piano scientifico?

Riporto la sintesi di due recenti articoli che spiegano chiaramente la fallacia del modello animale.
– Nel 2012 uno studio condotto da 15 cliniche statunitensi e 2 canadesi arriva a concludere che, rispetto alle risposte genetiche che avvengono nell’uomo, gli studi sui topi forniscono informazioni completamente casuali [www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.1222878110]
– Nel 2012 sono stati presentati i risultati di studi di confronto tra dati ottenuti su uomo e dati su animali e gli autori arrivano ad affermare che non sia rilevante inserire dati ottenuti con animali negli studi prospettici di farmacovigilanza [Regulatory Toxicology and Pharmacology 64 (2012) 345–349].

6) Avrà un epilogo, secondo lei, questa pratica tutt’ora diffusa e obbligatoria?

Si, ma sarà sempre troppo tardi.

7) Quanto incide l’influenza delle grandi multinazionali del farmaco, sulla permanenza dell’uso di animali “da laboratorio?”

Gli animali più usati per scopi sperimentali sono sicuramente i roditori: topi, ratti e cavie. Sono piccoli, facilmente gestibili, costano poco e la loro durata di vita di due-tre anni è sufficientemente breve da permettere rapidi studi di cancerogenesi.
Citando alcune delle sostanze chimiche più famose, il benzolo e l’arsenico, cancerogeni per l’uomo, non lo sono per i roditori che vengono normalmente utilizzati per questo tipo di test. Allo stesso modo, la naftilamina, cancerogena per la vescica urinaria umana, non provoca nessun tipo di cancro nel topo.
Una ricerca, partita dall’Università di Manitoba, a Winnipeg ha messo in evidenza che molti antistaminici e alcuni antidepressivi (fluoxetina, amitriptilina, ecc…) provocano il cancro ai topi.
Le aziende produttrici hanno replicato che i loro laboratori possono dimostrare l’innocuità delle sostanze incriminate.
Quindi, in alcuni laboratori, gli studi su animali hanno dimostrato la pericolosità di molte sostanze; in altri laboratori, gli studi su animali hanno dimostrato l’innocuità delle stesse sostanze.
Ciascuno può ottenere il risultato che preferisce, che più fa comodo.

Nel 1992, dopo essere stata denunciata, l’Agenzia di Protezione dell’Ambiente Statunitense (EPA) usò i test su animali per difendersi e garantire la sicurezza di pesticidi in prodotti alimentari.
L’anno successivo, cambiata evidentemente la linea politica, l’EPA produsse una lista di pesticidi, tra i quali quelli per cui era stata denunciata, che avrebbero dovuto essere ritirati dal mercato in quanto cancerogeni per gli animali da laboratorio.
L’unica spiegazione a questa palese contraddizione è la possibilità dell’EPA di disporre di vari dati su animali, contraddittori fra di loro, e la decisione di scegliere, in funzione della situazione, i dati più utili.
Questo esempio, come molti altri, testimonia il vero e reale motivo per cui si continuano a utilizzare gli esperimenti su animali: la possibilità di dimostrare qualsiasi ipotesi.
Se si vuol dimostrare che una sostanza è innocua, è possibile farlo usando gli animali.
Se si vuol dimostrare che la stessa sostanza è tossica, è possibile farlo usando altri animali o altre condizioni di esperimento.
Non è solo la scelta della specie animale infatti che permette di ottenere il risultato voluto: la sperimentazione su animali è una pratica talmente poco controllabile che, anche utilizzando esclusivamente i ratti, gli animali più usati in assoluto, è possibile modificare leggermente le condizioni sperimentali e ottenere risultati completamente variabili.

Nel 1981, sempre il prof. Zbinden pubblicò un articolo, diventato subito famosissimo, in cui criticava pesantemente questa metodologia, dimostrando che i risultati che si ottengono dagli animali dipendono, oltre che dalla specie animale utilizzata, anche dalle condizioni in cui viene effettuato l’esperimento: dal ceppo, dal sesso, dall’età, dalle condizioni di stabulazione, dall’alimentazione, dal rumore, dallo stress dell’animale, ecc.

La prova definitiva della truffa vivisettoria è la seguente: mentre i tossicologi continuano a sostenere che roditori e uomini sono così simili da permettere l’utilizzo di questi animali per testare le sostanze chimiche che verranno a contatto con l’uomo, i produttori di rodenticidi assicurano che i roditori sono così diversi dall’uomo (e dai suoi animali d’affezione) da offrire la possibilità di preparare veleni altamente specifici.

Tramite la sperimentazione sugli animali è possibile ottenere qualsiasi risultato si desideri ottenere.
La sperimentazione su animali non solo non è una metodologia scientifica: è l’esatto opposto della scienza.

Da ciò che si può evincere leggendo questa intervista, appare chiaro che il tema legato alla vivisezione o, come amano definirla con un termine edulcorato i fautori di questa pratica “Sperimentazione Animale”, è complesso e variegato. Gioco facile hanno coloro che hanno interessi (economici) al far passare un messaggio fuorviante e distorto a coloro che non hanno una preparazione specifica al riguardo. Non è “solo” un tema etico, ma anche di sicurezza per l’essere umano. Il Dott. Tettamanti parla chiaro: “Tramite la sperimentazione sugli animali è possibile ottenere qualsiasi risultato”. Non è il camice o il titolo a fornire sicurezza al cittadino, è l’informazione. Chiedetevi come mai è così osteggiata la divulgazione scientifica anti vivisezione.

Fonte:
il Quotidiano di Salerno

Margherita Hack sul Vegetarianesimo

“Grazie… beh io sono vegetariana fin dalla nascita, quindi non ho alcun merito in questa scelta, però direi che sono l’evidente prova che si possa crescere anche senza le proteine animali, infatti ho fatto atletica, ho vinto due campionati universitari, sono stata terza a due campionati assoluti, a 80 anni ho fatto la Trieste-Grado in bicicletta e ritorno, e sono 100 chilometri, quindi si può vivere benissimo senza la carne e io credo che si dovrebbero portare i ragazzi, i bambini delle scuole elementari con le loro famiglie, a visitare gli allevamenti intensivi, a visitare i macelli, forse questo sarebbe il mezzo più efficace per prendere in orrore la carne.

Noi ci domandiamo se gli animali hanno una coscienza, ma io mi domanderei: noi abbiamo una coscienza quando sopportiamo le atrocità, le atrocità di questi lager che sono gli allevamenti intensivi, dei macelli che una volta erano in città, ora li hanno portati ben lontani dalle città… che non si veda… I bambini conoscono la carne solo sottoforma di quei begli involtini nel cellophane che si trovano al supermarket… non hanno idea delle sofferenze atroci di cui bene ha parlato il ministro Brambilla, sono cose atroci, inimmaginabili e noi siamo animali, noi siamo animali come loro, noi facciamo parte della specie dei primati, immaginiamoci uno dei nostri bambini appena nato tolto alla madre, chiuso in una gabbia, legato, rimpinzato di mangiare perché cresca in fretta, perché ingrassi in fretta, è questo quello che succede ai vitelli, quello che succede ai maialini. Sono cose atroci e d’altra parte il nostro pianeta risente di questa atrocità, perché è noto che gli allevamenti intensivi sono una delle cause maggiori dell’inquinamento del pianeta, oltre al consumo delle risorse, risorse che il 20% dell’umanità, quella ricca, quella del primo mondo, consuma per l’80%. Quindi anche dal punto di vista della fratellanza con gli altri esseri come noi, di animali che ci consideriamo diversi dagli altri animali, anche da questo punto di vista noi sperperiamo un bene che è di tutti. Con la pesca a strascico si distruggono quintali e quintali di pesce che si butta via per utilizzare qualche chilo di pesce pregiato… fra qualche anno si prevede che i nostri mari, i nostri oceani saranno vuoti e questa sarà la giusta punizione che ci meritiamo.

Eppure noi siamo animali come tutti gli altri, siamo più forti perché abbiamo un cervello più sviluppato e il computer dell’ultima generazione, ma proprio per questo, perché abbiamo un cervello più sviluppato, dovremmo sentire il dovere di rispettare tutte queste creature così simili a noi e che hanno bisogno della nostra fratellanza. Noi sappiamo che siamo tutti fratelli e lo sappiamo non solo dalla teoria darwiniana dell’evoluzione, per cui dall’essere monocellulare siamo arrivati fino a noi, ma si può risalire molto, molto più indietro, perché sappiamo anche che noi siamo tutti stati generati da quella zuppa di particelle elementari che è quello che si chiama l’inizio dell’universo, il big bang. Non sappiamo se sia effettivamente l’inizio, ma è quello che noi possiamo osservare da questa zuppa di particelle elementari, queste hanno avuto la proprietà di formare le stelle, le stelle nel loro interno hanno formato tutti quegli elementi, dall’idrogeno all’uranio, che sono necessari per costruire i pianeti, per costruire gli esseri viventi. Per cui noi, non solo dovremmo renderci conto che siamo tutti fatti della stessa pasta sulla terra, ma addirittura nell’universo, noi tutti discendiamo dalla stessa origine e quindi a maggior ragione dovremmo sentire questo rispetto per tutti gli esseri viventi.

Noi osserviamo oggi e lo vediamo facilmente, l’inquinamento, la desolazione a cui si sta avviando il nostro pianeta, già lo scriveva Pasolini 20 o 30 anni fa, non ci sono più le lucciole e infatti le lucciole non ci sono più… Quando ero bambina, d’estate, mi sembrava di camminare in mezzo alla via lattea, oggi le lucciole sono una rarità, ne vedi forse qualcuna in un bosco. Le rondini, le rondini sono enormemente diminuite, le farfalle, nel giardino mio, quest’estate non ho visto una farfalla, non una, e questo è proprio la prova evidente della distruzione a cui stiamo portando il nostro pianeta proprio per la mancanza di rispetto che abbiamo verso tutti gli animali.

Quindi io credo che dovremmo veramente dare inizio ad una nuova era e forse più efficace dell’etica è la salute, forse la gente, la gran massa della gente, è più sensibile ai problemi che può suscitare la carne, un’alimentazione da parte di quelli che sono cadaveri, cadaveri di animali che hanno vissuto in condizioni completamente innaturali, alimentati in maniera completamente innaturale, riempiti di antibiotici, mangiare quella carne non può altro che far male, certo non è un’alimentazione sana e io credo che una diffusione a larga scala di questa idea che la carne fa male, la carne è un veleno, forse sarebbe più efficace dell’etica.

Purtroppo io conosco tanti che son diventati vegetariani per ragioni etiche, ma che dopo qualche mese non ce la fanno più e ritornano a mangiare carne. Quindi forse più che l’etica conta la propria salute, perché siamo animali egoisti. Io credo che dovremmo ricordarci soprattutto dell’ingiustizia a cui sono sottoposti questi animali, delle atrocità che non vogliamo vedere… I macelli sono lontani, gli allevamenti intensivi sono lontani, non vogliamo sapere, come del resto i tedeschi non volevano sapere dell’esistenza dei lager in cui si massacravano gli ebrei.

Così facciamo noi e quindi oggi dovremmo sapere che dovrebbe essere una materia di insegnamento la visita ai macelli, la visita agli allevamenti intensivi, guardate come vengono allevati quegli animali che poi vi mangiate… vedete solo una bella fettina appetitosa che poi non so quanto appetitosa, io non ho idea perché la carne non l’ho mai mangiata, ma faccio il paragone con la frutta di oggi con quella di una volta, con la frutta di oggi che non ha nessun sapore rispetto a quella maturata sugli alberi, in diversa scala qualcosa di simile deve succedere anche con la carne, quindi… Ricordo poi anch’io, prima il ministro Brambilla raccontava dei maialini… io mi ricordo quando per andare a lezione di fisica a Firenze passavo davanti al podere di un contadino e spessissimo c’era un camion che veniva a prendere decine di maialini e mi ricordo ancora le urla strazianti di questi maialini, una cosa che mi è entrata nelle orecchie e che non mi leverò mai più. Come ricordo a casa mia a 200 metri, vivevamo alla periferia, c’era ancora un podere, un podere in cui ad ottobre si macellava il maiale, dalla mia terrazza non potevo vedere i dettagli, vedevo la gente che si affollava sull’aia e sentivo le urla, le urla strazianti di questo animale, ammazzato in una maniera così barbara, squartato, messo in croce come un Gesù Cristo, legato con le zampe, e squartato dell’alto al basso quando si poteva uccidere in una maniera molto più rapida, molto più indolore, che almeno questo… se ancora non si riesce a debellare questa voglia di mangiare la carne, che almeno questi animali si facciano vivere secondo natura fino a che non è giunto il momento di macellarli e che si macellino nella maniera più rapida e indolore possibile, almeno questo si può fare e questo lo si potrebbe fare.

Come si dovrebbero pure abolire, come già si diceva, tutte le barbarie che si fanno per divertimento, le barbarie dei circhi, le barbarie dei giochi tradizionali, i vari palii, le cose atroci che succedono… Penso alla Spagna perché per molti anni c’è stata una campagna per fermare una barbara tradizione di Pasqua per cui si buttava un asino vivo dalla cima di un campanile per il divertimento della folla, penso alle corride che sono uno spettacolo atroce! Perché si deve fare tutto questo, perché? Per il nostro divertimento di animali con un cervello un po’ più potente di tutti gli altri, questa è una profonda ingiustizia. Proprio perché il nostro cervello è più potente ci dovremmo rendere conto delle barbarie che si fanno, si dovrebbe proprio per questa ragione evitare, evitare ogni possibile sofferenza.

Oggi gli animali degli allevamenti intensivi non sono più animali, sono macchine da carne, nati morti per produrre carne. E io mi meraviglio a volte, quando fra i tanti grandi, come Leonardo da Vinci, che lottavano a favore del vegetarianesimo, ci siamo stati altri grandi personaggi, pensa a Cartesio che certo non era un imbecille, il quale credeva o diceva che gli animali sono macchine, macchine incapaci di dolore… Ma aveva mai guardato un cane o un gatto negli occhi? Ecco mi domando quale era la coscienza di Cartesio.
Grazie..”

Margherita Hack

 

Laura è diventata vegan e ci racconta la sua storia

Alcuni giorni fa mi ha scritto Laura Bonomo, raccontandomi la sua storia e mi ha chiesto di pubblicarla, per condividerla con tutti.

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“Ciao Daria, Vorrei raccontare la mia storia al fine di salvare tante altre ragazze che possono trovarsi nella mia situazione.
Io ho sofferto di colite ulcerosa per quasi vent’anni e i medici non sono mai riusciti a guarirmi. Da circa un anno e mezzo sono vegana e ho risolto il mio problema, e non ho più bisogno di prendere farmaci. Ho dovuto scontrarmi con una manica d’ignoranti, soprattutto i medici che non accettavano il fatto che cambiando la mia alimentazione io fossi arrivata a non aver più bisogno di loro.

Circa tre anni fa sono stata ricoverata in ospedale a causa di una forte infiammazione al colon e ho passato giorni d’inferno, su di me hanno sperimentato ogni tipo di farmaco (posso dire di aver fatto da cavia a questi signori tanto per bene col camice bianco) mi hanno mandato a casa che ero uno straccio sia fisicamente che psicologicamente, mi sono rimessa in sesto dopo quasi un anno e nonostante, io fossi tornata in forma, mi sono sentita dire che è necessaria un’operazione di colectomia totale. Io mi ero rifiutata, ma non avevo armi contro di loro, e la loro insistenza era come un grande macigno che mi schiacciava.

Il caso vuole che il mio ragazzo tempo fa mi mostrò dei filmati sugli allevamenti intensivi ed io mi fermai a riflettere. Tanti piccoli esseri viventi sfruttati, maltrattati usati come macchine da produzione, picchiati ed uccisi con crudeltà in uno stato di semi coscienza. Per ragioni etiche decisi di diventare vegana, questa mia scelta migliorò anche la mia salute.

Scoprii in seguito, informandomi, che è stata proprio la carne a provocarmi la colite e il cortisone usato dai medici per curarmi stava danneggiando anche le mie ossa togliendo loro il calcio necessario, tanto è vero che circa cinque anni fa mi successe di bloccarmi con il ginocchio destro e con la spalla destra, ma allora attribuivo il fatto alla mia abitudine di dormire sul fianco destro, e pensavo inoltre di non assumere abbastanza calcio. Invece era la mia alimentazione ad essere errata. Soffrivo di stanchezza eccessiva e avevo sempre gonfiore alla pancia, inoltre non ero in grado di lavorare.

Oggi invece mi sento energica e lavoro senza problemi in un asilo nido da circa un anno e mezzo. La cosa più bella per me è stata quella di non aver avuto più bisogno dell’operazione.

Mi è rimasta dell’amarezza nel cuore però: io ho rischiato di farmi togliere un pezzo d’intestino e di restare menomata per il resto della mia vita, perché avrei vissuto col sacchettino sul fianco per sempre e quanta gente fa questa fine perché ignora che ci sia un’altra soluzione.

Io credo sia importante far sapere questa cosa, non deve restare nascosta; i medici devono smetterla di giocare con la pelle della gente, devono smetterla d’arrichirsi operando le persone quando non è necessario.

Ti ringrazio fin da adesso e ti saluto.”

Laura Bonomo

Molai, il ragazzo che ha piantato da solo 550 ettari di foresta

India: Molai il ragazzo che ha piantato da solo e a mano 550 ettari di foresta

E’ incredibile come siano dei singoli fatti a imprimere grandi e improvvise svolte nella nostra vita. Ricordo ad esempio di aver deciso di diventare vegetariano oltre 10 anni fa, quando durante un’escursione tra i monti della mia amata Sardegna sentii il verso disperato di un maialino inseguito dal pastore che voleva farlo diventare su proceddu tanto amato da sardi e turisti. Il maialino sapeva benissimo cosa gli sarebbe successo (vengono sgozzati vivi), correva e urlava, e li decisi che non volevo più essere complice di tanta sofferenza.

Molai, il ragazzo indiano che ha passato la sua vita a far ricrescere la foresta:

La storia che vi racconto oggi invece viene dall’ India, dove un ragazzo, un teeneger indiano 30 anni fa (nel 1979), dopo un alluvione scoprì i corpi di tanti serpentelli morti, perché lì portati dalle acque in piena e che non essendo più protetti dall’ombra della fitta vegetazione morirono per il sole e il caldo.

Fu allora che Jadav “Molai” Payeng decise si piantare a mano tanti semi per far ricrescere la foresta su quello sterile cordone di sabbia dove anch’egli viveva. Chiese aiuto all’ Ente Foreste locale ma gli risposero che tanto lì non sarebbe cresciuto nulla, di provare a piantarci bambù.

Presto decise che quello sarebbe diventato lo scopo della sua vita e ora 30 anni dopo si è scoperto come questo ragazzo, ora uomo, abbia piantato 1360 acri (550 ettari) di foresta ora rigogliosa.

Tanto che, chiamata adesso “Foresta Molai”, è divenuta un prezioso rifugio per numerosissime specie, non solo uccelli, ma cervi, rinoceronti, tigri ed elefanti. Che dire, grazie Molai per il tuo esempio, l’Orissa e il mondo hanno una nuova fetta di Paradiso :)

Fonti:

http://www.treehugger.com/natural-sciences/man-single-handedly-plants-entire-forest.html

http://www.greatnewsnetwork.org/index.php/news/article/indian_man_jadav_payeng_single_handedly_plants_a_1360_acre_forest_in_assam/

http://tuttalabellezzadelmondo.it/index.php/natura/parchi-naturali/93-india-la-storia-di-molai-che-in-30-anni-ha-piantato-550-ettari-di-foreste

Fauja Singh, il maratoneta vegetariano centenario

Partecipa a una maratona a 100 anni e viene inserito nel Guinnes dei Primati.

Nell’ottobre 2011, e’ stata diffusa la notizia sul sito della PETA “Un centenario vegetariano raggiunge un record nella maratona”

Fauja Singh e’ stato inserito nel Guinnes dei Primati dopo aver completato la maratona “Scotiabank Toronto Waterfront Marathon”, diventando il partecipante piu’ anziano di tutti i tempi, a 100 anni. Singh, chiamato il “tornado con il turbante”, cita anche la sua dieta vegetariana come fattore chiave per l’incredibile energia che l’ha fatto arrivare nel Guinness dei Primati. Ed e’ la prova vivente che non e’ mai troppo tardi per passare a una dieta a base vegetale, fonte dei benessere e salute.

Riportiamo di seguito un articolo sul tema di Stefano Severoni.

Fauja Singh, il maratoneta ultra centenario

Fauja Singh, nato a Bias Pind il 01/04/1911, è un personaggio singolare con i suoi quattro figli, tredici nipoti, una dozzina di pronipoti ed una serie di otto maratone portate a termine: cinque a Londra, due a Toronto, una a New York.

E’ cittadino britannico di origine indiana, originario del Punjab indiano, dove faceva il contadino, di religione sikh. Fauja si è trasferito in Gran Bretagna negli anni Sessanta ed attualmente vive ad Ilford, est di Londra. Ha iniziato a partecipare a gare di corsa all’età di 89 anni, dopo aver perso la moglie e un figlio: “Stare a casa mi uccideva”, ha spiegato: “Gli anziani in Gran Bretagna fanno vita sedentaria e hanno una dieta ricca di grassi”.

Correre ha dato a Fauja il baricentro della sua vita emotiva. La sua passione per la corsa è nata mentre lavorava come contadino in India, ma l’ha potuta sviluppare solo tardivamente. Per lui, da anni, la corsa è più di un passatempo. Trasferitosi in Gran Bretagna, con l’aiuto del suo allenatore H. Singh, si è cimentato nelle maratone.

Fauja si allena ogni giorno percorrendo 10 miglia (16 km), oltre ad eseguire esercizi ginnici, anche assieme ad altri “colleghi”. Ora è iscritto alla Maratona di Edimburgo del 27 maggio 2012, la maratona più veloce del Regno Unito.

Ha debuttato alla London Marathon 2000. Campione del mondo di maratona over 90, è stato protagonista di prestazioni di rilievo nel biennio 2003-2004. Nel 2004 è stato testimonial della campagna dell’Adidas “Niente è impossibile”, assieme a D. Beckham e Muhammad Alì, e ha devoluto il proprio compenso in beneficenza a favore dei bambini nati prematuri. Alla London Marathon 2003 ha realizzato il tempo di 6h02′. L’anno successivo 6h07’13”. Il suo record sulla distanza è di 5h40’04”, realizzato alla Toronto Waterfront Marathon 2003, con il quale è diventato l’uomo più veloce al mondo tra gli over 89-90-91-92.

In tempi più recenti, il 16 Ottobre 2011 ha completato la maratona di Toronto diventando il più anziano di sempre (100 anni compiuti) a percorrere la distanza regina del fondo, che mette a dura prova corridori ben più giovani di lui, impiegando 8h25’16”. La gara è stata vinta dal 38enne kenyano K. Mungara, in 2h09’50”. Singh si e piazzato al 3.850esimo posto, davanti ad altri nove concorrenti, correndo con il pettorale 100. E’ transitato al decimo km in 1h44’03”, alla mezza in 3h43’39”, ai 30 km in 5’36’00”, concludendo con una media oraria di 11’59” al km.

Gli organizzatori della prova di Toronto 2011 stavano smantellando le barricate e gli striscioni al traguardo sul lungolago della metropoli canadese, quando l’hanno visto arrancare verso la linea d’arrivo, con la sua lunga barba ed il turbante di colore giallo. “Fauja è al settimo cielo. Ha combattuto contro se stesso e ha vinto”, ha detto H. Singh, il suo allenatore, dopo il suo arrivo. “Correre gli ha dato un nuovo slancio nella vita. Poco prima dell’ultimo miglio mi ha detto: ‘Farcela, significherebbe sposarsi un’altra volta'”. All’arrivo, l’atleta è stato accolto da parenti ed amici, e da una folla in delirio. A chi gli chiedeva il segreto del suo fisico, egli ha risposto semplicemente che per lui è fondamentale mangiare il curry.

Orlando Pizzolato, due volte vincitore della New York City Marathon, oggi tecnico, direttore della rivista milanese “Correre”, ed ancora corridore, scrive che il bravissimo Singh ha percorso 42,195 km, ma non ha “corso” la maratona. Infatti, per percorrere ogni frazione di 1000 m della gara, egli ha impiegato mediamente 11’59”. Un buon ritmo, anzi, un buon passo, in quanto in effetti non ha corso, seppure simulando un passo rimbalzato. Pizzolato continua ricordando che, del fatto che si percorra una maratona senza staccare i piedi da terra neppure una volta, ha discusso, nel 2010, il New York Times, prima della maratona della Grande Mela. Si dibatteva se considerare maratoneti quanti percorrono gran parte della distanza senza correre. Le opinioni in merito divergono anche tra gli esperti.

Il motto di Singh: “Stay smiling and keep running” (sorridi e continua a correre). Il segreto di una vita lunga e sana è di non farsi piegare dallo stress. Essere grati per qualunque cosa vi accada e stare lontani dalle persone negative, sorridi e continua a correre; questa la filosofia che anche questa volta lo ha portato al traguardo, sicuramente vincitore: la maratona come scuola di vita. Il suo tipico turbante sikh non lo abbandona mai: sinora gli ha sempre portato fortuna.

Singh si gode la sua tenacia ed i suoi successi con un discreto numero, tra l’altro, di fans inscritti alla sua pagina Facebook (19.026), ove racconta le sue imprese con foto e video.

Singh segue un’alimentazione vegetariana. Bere tè e mangiare curry allo zenzero, oltre ad uno stato mentale zen di “essere sempre felice” sono i tre ingredienti del successo di Singh. Possiamo aggiungere il duro allenamento quotidiano, con il sorriso sulle labbra e la gioia nel corpo. Egli è proprio un vegetariano, come nell’etimologia del termine (da vegetus = sano, vigoroso): i fatti gli danno ragione.

Nella vita, è la motivazione che ci spinge ad agire, sula base dei nostri valori e della nostra sensibilità. Così Singh dev’essere apprezzato soprattutto come persona, oltre che come maratoneta. In fondo, più che aggiungere anni alla vita, si deve aggiungere vita agli anni. Chi, all’età di centouno anni ha in programma di correre una maratona, ancora riesce a gustare la vita.

Ora, come riferisce la tv canadese CDC, egli sogna di portare anche la fiaccola dell’Olimpiade di Londra 2012.

Fonti

Wall Street Italia, Fauja Singh, 100 anni, conclude maratona: come sposarsi di nuovo, 17 ottobre 2011.

Orlando Pizzolato, Tra vecchi, 25 ottobre 2011.

Correre, Il maratoneta centenario

Wikipedia, Fauja Singh

PETA, Vegetarian Centenarian Sets Marathon Record, 18 ottore 2011.

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http://www.scienzavegetariana.it/

Da ricchissimo ereditiere ad animalista vegan

JOHN ROBBINS, DA RICCHISSIMO EREDITIERE AD ANIMALISTA VEGAN

Figlio unico del più grosso produttore di latte e di carne degli USA, al termine della carriera scolastica e della laurea in biologia, John viene mandato a fare uno stage di preparazione pratica passando una settimana presso ognuna delle 50 filiali dell’azienda paterna. Filiali disseminate in giro per il mondo fra America, Argentina, Australia, Sudafrica e Cina.

“Caro John” gli dice il padre, Mr Robbins, “è venuto il momento per me di caricarti di responsabilità. Ti voglio nominare vice-presidente e direttore generale della Baskin Robbins Corporation. Nei prossimi mesi conoscerai tutte le sedi, i dirigenti, le condizioni delle nostre affiliate all’estero. Tra circa un anno ci sarà la cerimonia per la tua nomina e faremo un party memorabile e spettacolare in tuo onore”.

Passa l’anno e John conosce a menadito quando succede nell’impero del padre. Tocca con mano ogni situazione e ogni meccanismo operativo. Conosce dipendenti e dirigenti. E soprattutto viene a conoscere un’enorme popolazione  di persone a quattro gambe, di sua proprietà, che affollano la vasta rete di stalle. Impara nei minimi dettagli come nascono, come crescono, come mangiano, come vivono e come muoiono.

Sta per diventare il giovane più ricco d’America, non solo in termini di eredità, ma anche in quelli di stipendio e assegnazioni varie: 10 milioni di dollari all’anno.

Arriva il giorno fatidico. La Baskin Robbins vive un momento eletrizzante della sua storia, con il presidente che passa la mano al figlio. Dirigenti arrivati da ogni parte dell’America e del mondo. John arriva elegantissimo e percorre il tappeto rosso che lo porta nella grande reception azindale addobbata a festa. Applausi della folla di 300 vips invitati. Qualche frase di circostanza dal presidente e finalmente il microfono passa nelle mani di John. Non vola una mosca.

Il discorso di John:”Vi ringrazio per gli onori che mi state riservando. In questo anno di lavoro presso le sedi staccate ho potuto verificare la magnificenza di questa organizzazione, le sue caratteristiche, i suoi meccanismi e la sua gente.

Vi confesso però di essermi innamorato pazzamente delle creature che sono alla base dei bilanci e della redditività del gruppo. Il mio non è un colpo di testa di un giovane viziato dal benessere ma è frutto di una profonda e ponderata riflessione, di una irrefrenabile crisi interiore.

DICHIARO DI ESSERMI INNAMORATO DELLE MUCCHE, E DI TUTTI I LORO CUCCIOLI, CHE HO POTUTO OSSERVARE, ACCAREZZARE E CAPIRE. DICHIARO DI VOLER DIFENDERE A SPADA TRATTA LA LORO GIUSTA CAUSA. GENTE CON LA QUALE SONO ENTRATO IN SIMBIOSI SPIRITUALE PRIMA ANCORA CHE FISICA.

DA QUESTO MOMENTO, NON SOLTANTO RINUNCIO ALLA PRESTIGIOSA CARICA CHE MI AVETE PROPOSTO, MA DIVENTERÒ OPPOSITORE DELL’AZIENDA DI MIO PADRE E FARO’ DI TUTTO PER SMANTELLARE QUESTA FABBRICA DI SOFFERENZA, DI TORTURA E DI MORTE, PER LIBERARE DALLE CATENE E DAL BOIA TUTTE LE CREATURE CHE ALIMENTANO GLI AMARISSIMI GELATI DELLA BASKIN ROBBINS”.

John Robbins è autore di diversi libri di successo, fra cui Diet for a New America che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Vive felicemente in California e dedica la sua vita alla salvezza della natura e dell’ambiente e alla ricucitura storica del suo paese con la comunità dei Pellerossa d’America. E’ presidente della EarthSave Foundation. Amatissimo e stimato da tutti, negli Stati Uniti e nel mondo.

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Elisabetta V Angelin – Liberamente tratto da “Storia dell’igenismo naturale” di Valdo Vaccaro.