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Progetto “Pecoranera” di Devis Bonanni

Devis Bonanni, 27 anni della provincia di Udine. Devis ha lasciato il lavoro di tecnico informatico per creare, nel suo paese di origine, un eco villaggio: il “Progetto Pecora Nera”.

Si licenzia dall’impiego come tecnico informatico e si trasferisce in una casetta prefabbricata riscaldata da una stufa a legna per dedicarsi a tempo pieno a quella che battezza “vita frugale”.

A 24 ha deciso di cambiare la propria vita. Prima ha lasciato un buon lavoro da tecnico informatico, poi una bella cameretta nella casa di famiglia, una macchina e la tv. Ha deciso di andare a vivere in una baita nelle montagne sopra Udine. Terra aspra e non certo accomodante. Ha chiamato il suo appezzamento di terreno “Pecoranera”, lo stesso soprannome con cui lo indicavano in paese quando era adolescente. Ha iniziato a coltivare la terra, a vivere dei suoi frutti e a muoversi solo in bici. Dice di essere diventato vegetariano.

“La Natura non ha bisogno di salvatori. L’umanità brulicante sulla sua crosticina è una lieve influenza in confronto alla potenza vitale del Pianeta Terra. Al massimo ci scrollerà di dosso estendendo un paio di deserti, innalzando gli oceani e scatenando qualche uragano. Qualche specie andrà estinta e pazienza se anche l’homo sapiens andrà perduto o decimato. Vivere in simbiosi, seppur parziale, con la Natura apporta un beneficio per il nostro corpo in termini di benessere e serenità, consentendogli di ritrovare quella connessione che solo recentemente è stata recisa. Fare l’orto è terapeutico oltre che utile, percorrere le geometrie degli ortaggi ci dona una visione privilegiata sul palcoscenico più grande, quello fatto di mari, monti , fiumi e pianure”.

“Stare in solitudine significa stare in compagnia di sé stessi. Per dirla alla Thoreau: «Non ho mai trovato miglior compagno che la solitudine». Bisogna star bene con se stessi per stare da soli. L’isolamento è invece la distanza che ci separa dagli altri quando vorremmo comunicare. In montagna è una distanza fisica, in città può essere sociale, per tutti può essere psicologica. Chi è abituato a stare in città, ed avere tanti corpi estranei attorno, sale in montagna e si lamenta dell’isolamento. Questo mi pare molto buffo perché quando mi reco in città sento le persone, che mi camminano a fianco su un marciapiede, molto più estranee degli alberi di un bosco. Per costituzione sono un solitario e finisco spesso a lamentarmi delle gente che mi sta tra i piedi. Non per supponenza ma perché l’interazione col prossimo mi sfinisce e devo prenderla a piccole dosi. Stare solo, viceversa, mi consola, mi concilia e mi ricarica”.

A che punto sono

Come Thoreau, nei suoi due anni di vita nei boschi, ho iniziato quest’avventura per verificare se fosse possibile vivere altrimenti. Auto-produrre buona parte del cibo di cui ho bisogno, muovermi con mezzi alternativi all’automobile, riscaldare la casa con la legna e compiere tutte quelle scelte che sono annoverate tra le abitudini del bravo ecologista.
In parte sento di esserci riuscito anche se non mancano incoerenze e piccole storture.

Resta da chiudere il cerchio in fatto di soldi, come guadagnare quei pochi di cui ho inevitabilmente bisogno? Ad oggi sono combattuto tra la possibilità di creare una piccola azienda agricola e l’opzione di trovarmi qualche lavoretto extra. Nel frattempo mi faccio bastare i soldi che mi sono guadagnato nei cinque anni da tecnico informatico.

Vivo in una casa di proprietà dei miei genitori che sta in paese, a portata di piede, mentre la piccola casetta in legno che ho abitato per due anni è ora un pied-a-terre agricolo per me e mensa e dormitorio disposizione degli ospiti.

Un altro punto in sospeso è la possibilità di condividere il progetto con altre persone. Per molto tempo l’ho sentito come il naturale sbocco della mia iniziativa ma quando c’è stata la possibilità di “fare assieme” ho verificato tutti i miei limiti personali, al di la delle buone intenzioni e delle facili dichiarazioni. Perciò al momento sono un lupo solitario con tanti interrogativi su un futuro condiviso.

L’intento rimane comunque quello di collaborare nel lavoro dei campi, di essere un porto sempre aperto a chi ha tempo e voglia di passare da queste parti per creare connessioni anche solo occasionali nei nostri personali percorsi umani.

Il 7 marzo 2012 è uscito il suo libro: “Pecoranera Un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura”
http://www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3171181-pecoranera/

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Riferimenti:
http://www.voglioviverecosi.com/index.php?appuntamenti-periodici-con-esperti-di-cambiamento-lavoro-investimenti-all-estero-viaggi_267/storie-di-persone-che-hanno-scelto-di-muoversi-in-luoghi-indefiniti_774/intervista-con-devis-bonanni-sulla-sua-vita-improntata-sulla-decrescita-e-autoproduzione_1026/

http://www.progettopecoranera.it/index.php

Per Info:
[email protected]
http://www.progettopecoranera.it/

video:
http://vimeo.com/33020277

Da allevatore di mucche a vegetariano

Da allevatore di mucche a vegetariano

Fabrizio Bonetto

A 17 anni non vedevo l’ora di compierne 18 per prendere il permesso di caccia e andare a sparare a qualche bel fagiano…
A caccia alla fine non ci sono mai andato, e con gli anni sono diventato una guardia venatoria…
A 21 anni mi sono sposato con una bella bionda, allevatrice,
abbiamo messo su famiglia, due marmocchi e continuato nella fattoria, già alla fine mi piaceva anche a me allevare gli animali, poi…
son diventato guardia zoofila…
Ora ho 40 anni, trent’anni dei quali trascorsi tra i piaceri della carne,
la milanese, il mio piatto forte, la grigliata la mia specialità…
Ora sono vegetariano, mi piace ancora sempre grigliare… zucchine e melanzane aromatizzate alle erbe di montagna la mia specialità.

Poi il progetto

Il ns. progetto consiste nel convertire l’attuale allevamento di vacche di razza piemontese in azienda agricola orientata alla produzione di frutta e verdura.
Già… a parole un bel progetto facile facile, ma poi nella realtà tutto è più complesso..

Lo scoglio più grande per la conversione dell’azienda era rappresentato dagli animali, ci siamo resi conto che chiudere l’allevamento consisteva nel mandare inevitabilmente al macello tutte le mucche (vacca non mi piace) non che queste siano diverse da quelle che sono state macellate negli anni….ma da qualche parte bisogna pur iniziare per cambiare le cose ….

Mucche che non andranno al macello

In che cosa consiste il nostro progetto?

Consiste nella creazione di una nuova realtà agricola, che al tempo stesso consenta di allevare gli “animali da fattoria” traendo risorse dalla loro vita anziché dalla loro morte reinvestendo quanto ottenuto nelle attività di coltivazione del terreno.

All’inizio pensavamo di chiudere il ns. allevamento di vitelli da ingrasso di razza piemontese ed avviare la produzione ortofrutticola, il cambiamento era pratico e veloce: Vendiamo le vacche al macello e con il ricavato investiamo nella nuova attività orticola, ma l’idea di decidere tutto di un botto della sorte dei nostri animali, quelli stesse “mucche” che dopotutto hanno lavorato per noi in tutti questi anni proprio non ci andava giù, ed allora ho pensato perché non manteniamo in vita le “mucche” ed utilizziamo di loro solo il letame per le ns. coltivazioni ?

Così nella primavera del 2011 è nato il primo allevamento di “cow poop” ovvero mucche da cacca!! Il progetto è stato avviato!, ora le due attività avanzano in simbiosi, le mucche assieme ai cavalli che nel corso degli anni abbiamo salvato dal macello, ci garantiscono la disponibilità del letame, il quale viene utilizzato una volta “maturo” per arricchire i terreni adibiti alla coltivazione di ortaggi e frutta prodotti secondo natura.

La strada che ci siamo proposti di percorrere non è facile, anzi, il più delle volte si riduce ad un viottolo, con la verdura si guadagna molto meno ma per “ingrassare” la verdura si spende meno che per ingrassare i vitelli, le ore lavorate più o meno si equivalgono, quindi magari alla fin fine l’alternativa è davvero possibile.

Fabrizio Bonetto
[email protected]

http://farmserenitycow.blogspot.com/

Ciao Lucio

Oggi 4 marzo sarebbe stato il tuo compleanno.

Una delle tue canzoni che amo di più, tra le tantissime che amo, è “Henna

Henna di Lucio Dalla

Adesso basta sangue ma non vedi
Non stiamo nemmeno più in piedi…un po’ di pietà
Invece tu invece fumi con grande tranquillità
Così sta a me che debbo parlare fidarmi di te
Domani domani domani chi lo sa domani sarà
Oh oh chi non lo so quale Dio ci sarà io parlo e parlo solo per me
Va bene io credo nell’amore l’amore che si muove dal cuore
Che ti esce dalle mani che cammina sotto i tuoi piedi
L’amore misterioso anche dei cani e degli altri fratelli
Animali delle piante che sembra che ti sorridono anche quando ti chini per portarle via
L’amore silenzioso dei pesci che ci aspettano nel mare
L’amore di chi ci ama e non ci vuol lasciare
Ok ok lo so che capisci ma sono io che non capisco cosa dici
Troppo sangue qua e là sotto i cieli di lucide stelle
Nei silenzi dell’immensità
ma chissà se cambierà oh non so se in questo futuro nero buio
Forse c’è qualcosa che ci cambierà
Io credo che il dolore è il dolore che ci cambierà
Oh ma oh il dolore che ci cambierà
E dopo chi lo sa se ancora ci vedremo e dentro quale città
Brutta fredda buia stretta o brutta come questa sotto un cielo senza pietà
Ma io ti cercherò anche da così lontano ti telefonerò
In una sera buia sporca fredda
Brutta come questa
Forse ti chiamerò perché vedi
Io credo che l’amore è l’amore che ci salverà
Vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà

http://www.youtube.com/watch?v=06miwfKiy84

Ciao Lucio! Non addio ma… arrivederci e grazie!

Daria

Paul Watson, difensore delle balene ma non dei maiali?

Intervista al capitano di Sea Sheperd, Paul Watson

Il mio editore mi ha chiesto di chiederle: perché uccidere una balena è peggio che uccidere un maiale, per esempio, dal momento che un maiale è altrettanto intelligente?

Paul Watson. Mi è stata fatta molte vole questa domanda da parte dei giapponesi, e la trovo offensiva. Come può una persona mettere a confronto l’uccisione di un animale con l’uccisione di una balena? Prima di tutto, le nostre navi sono vegane. Il 40% dei pesci pescati vengono utilizzati come cibo per bestiame – maiali e polli stanno diventando i maggiori predatori acquatici. L’industria di bestiame è una delle maggiori cause di emissione di gas serra. Il cibarsi di animali è un disastro ambientale.

Lei è vegetariano o vegano?

Paul Watson. Sì, sono vegano, ma non pruomoviamo il veganismo per i diritti degli animali ma per proteggere l’ambiente.

Non si può confrontare l’uccisione degli animali in un mattatoio casalingo con l’uccisione di una balena. Cosa succede a quelle balene – o delfini, ad esempio, a Taji – non sarebbe mai tollerato in un mattatoio. Quei mattatoi verrebbero chiusi. Ci vogliono dai dieci ai quarantacinque minuti per uccidere una balena e morirebbe in un’orribile agonia. Questo sarebbe inaccettabile ed illegale in un qualunque mattatoio nel mondo.

Oltretutto loro sono specie protette ed in via di estinzione – i maiali e le mucche non lo sono. Sono parte dell’ecosistema, mentre le mucche e i maiali non lo sono. Mi da sempre fastidio quando viene fatto questo confronto. Specialmente quando viene fatto dai giapponesi, che mangiano più maiali, mucche e polli di tutta l’Australia e la Nuova Zelanda messe in sieme. Solo l’1% dei giapponesi mangia le balene; la maggior parte mangia mucche, maiali e polli. È una ridicola analogia.

Fonte:
http://www.vegsource.com/news/2010/09/sea-shepherds-paul-watson-vegan-interview.html

Tratto e tradotto dalla pagina di Facebook:
http://www.facebook.com/VeganOk?sk=wall#!/notes/mariacristina-boldrin/intervista-al-capitano-di-sea-sheperd/10150359149842848

L’assordante silenzio della Chiesa e un prete coraggioso

Il prete cattolico Tomasz Jeschke, originario di Vienna, ha scritto una lettera al Papa ed ha pregato l´Istituzione della Chiesa, di non tacere oltre sulla sofferenza degli animali.

(Animalpastor Tomasz Jeschke)

Non avendo ricevuto risposta, il prete che interviene in maniera esemplare per il benessere degli animali, ha avviato un progetto:

si recherá a Roma il 1 ottobre e si tratterrá nelle vicinanze di Roma per i primi due giorni in silenzio, digiunando, meditando e benedicendo gli animali. Il 4 ottobre, il giorno di San Francesco, si troverá davanti all´ingresso del Vaticano digiunando e benedicendo gli animali ed infine consegnando la sua lettera al Papa.

Segue la lettera del prete cattolico Tomasz Jeschke al Papa

“Santo Padre, non possiamo piú ignorare! Profondamente preoccupato per la sorte degli animali nostri fratelli e sorelle, con la mia lettera del 01.02.2011, ho pregato il Vaticano (Papa Benedetto XVI) ad una riflessione collettiva. Non avendo ricevuto dal Vaticano alcuna reazione alla mia lettera, ho deciso di recarmi io stesso a Roma.
Il 4 ottobre (giorno di San Francesco d´Assisi) mi siederó all´ingresso del Vaticano a digiuno e benedicendo gli animali che passano o che mi verranno portati per cosdare un segnale.
Non si puó piú ignorare, é tempo di dare un chiaro segnale, questo lo dobbiamo ai nostri fratelli e sorelle, gli animali, lo dobbiamo al nostro Maestro Gesú di Nazareth e la Sua lieta novella!
Questo é il concetto dominante, la ragione, il messaggio della mia venuta a Roma, motivo della mia presenza a Piazza San Pietro il 4 ottobre. Alle mie spalle non vi é alcuna organizzazione, né persona privata. La mia é una “reazione” spontanea, una necessitá del cuore per la grande preoccupazione verso i nostri piccoli fratelli e sorelle, gli animali”

Quale il motivo di questa iniziativa?
Nel Vangelo (la lieta novella) e nel cristianesimo (Chiesa) , vedo ancora del grande potenziale (inutilizzato), da non sottovalutare e che invece dovremmo assolutamente sfruttare. Questo, ció che ancora tutta la Creazione si aspetta (Uomo ed animale), vedi lettera ai romani 8,22.
Perché io credo al bene nell´uomo e credo, che tanti piccoli uomini in tanti piccoli luoghi possano cambiare il mondo di domani; perché conosco molti cristiani a cui la sofferenza degli animali spezza il cuore e che non si sentono compresi dalla loro stessa Chiesa e soffrono perché la loro Chiesa ha voltato le spalle agli animali e li ha abbandonati alle proprie pene.
Perché so che anche per Gesú, la pena degli animali rappresenta una spina nel cuore ed ha per loro compassione. Perché io, in quanto teologo, pastore d´anime e cristiano non posso piú stare a guardare inerte, davanti al grido di aiuto di creature inermi, miei fratelli e sorelle piú piccoli. Perché, li voglio avere al centro della mia Chiesa accanto ai bambini, agli emarginati, ai malati, ai reietti.

Cosa voglio ottenere?
Desidero portarci a riflettere, indurci a riflessioni sia a livello teologico che anche sul piano dell´etica cristiana e della morale cattolica. Mi interessa un dibattito sull´argomento animali e la loro sofferenza, motivato dalla preoccupazione per i nostri piccoli fratelli e sorelle e dalla fedeltá al vangelo, un dibattito aperto, sincero e privo di pregiudizi.
Invito a parteciparvi il capo della Chiesa cattolica insieme a tutta la Chiesa.
Esorto il Papa Benedetto XVI e tutta la Sua gerarchia ecclesiastica ad esprimere opinione sulle sfide della nostra epoca, di indagare sui segnali del nostro tempo ed interpretarli alla luce del vangelo (cfr. Concilio vaticano II Gaudium et spes; da Luca 12,54-57).
Vi esorto a restare al fianco dei sofferenti, gli emarginati, gli abbandonati e bisognosi di aiuto, degli imprigionati e torturati.
Desidero ricordare a tutti la fonte della nostra origine e la forza, la forza dello spirito divino e dell´amore incondizionato di Dio quello, che scorre in tutte le creature e che nello stesso tempo ha il potere di, cambiare il volto a questo mondo.

Cosa faró in questi 3 giorni a Roma?
I primi due giorni, mi troveró nelle vicinanze di Roma (risp. sulla via per Roma), semplicemente meditando durante il percorso, in silenzio, pensando al mondo animale sofferente e benedicendo gli stessi. Durante questi giorni, sono volentieri a disposizione dei canili, se desiderato.
Il terzo giorno (4 ottobre il giorno di San Francesco) mi troveró davanti all´ingresso del Vaticano in preghiera, digiunando e benedicendo gli animali.
I primi due giorni, li trascorreró in silenzio. Questo ha per me, un significato simbolico. Rinuncio alla comunicazione verbale, facendo affidamento sulla gestualitá, la mimica, il linguaggio del corpo appellandomi all´empatia e compassione della gente. Quell´empatia e quella compassione cosí determinanti per la morte o la vita, cosí cruciali per una vita felice o misera dei nostri piccoli fratelli e sorelle.
Il terzo giorno, saró disponibile a comunicare con la gente in tedesco o in polacco, cosí come in italiano ed inglese (se sará reperibile un/una traduttore).
Tutti e tre i giorni saranno giorni di digiuno ( cosí come faccio ogni venerdí per l´emergenza degli animali sofferenti).

Per passare la notte, necessito solo di un canile/pensione con un posto tra gli animali su di un semplice materasso, per terra.
Porto con me la mia lettera (tradotta in diverse lingue) al Capo della Chiesa cattolica, la lettera ancora senza risposta e la lascio nella Basilica di San Pietro.
Non aspiro con ció, a suscitare alcuno scalpore.
Per me é importante ed allo stesso tempo rappresenta un desiderio del cuore, dare dei segnali chiari, anche se non verró veramente ascoltato o preso sul serio. Il percorso diventa l´obbiettivo.
Confido nel mio Dio, colui che vede anche ció che é nascosto (Matteo 6).
Ho scelto LUI come santo patrono di questa iniziativa perché, si tratta pur sempre delle Sue amate e spesso bisognose creature.

Di cosa ho bisogno:
– Qualcuno che conosca la condizione italiana (romana) e mi possa dire dove e secondo quali regole mi sia permesso soggiornare e che mi aiuti a preparare un percorso (percorso di pellegrinaggio), per il Vaticano.
– Un canile/pensione che mi offra un alloggio ( un materasso in un angolo accanto agli animali, é sufficiente).
Sono grato per qualunque consiglio, indirizzo, numero telefonico, E-Mail da contattare.”

Il vostro Animalpastor

 

C’e’ da auspicarsi che questo prete non venga lasciato solo durante la sua pacifica ma decisa dimostrazione con la presenza fisica accanto a lui di molte persone, e che venga data la massima visibilita’ dai media e la stampa a questo avvenimento epocale. Mai nessun prete prima d’ora aveva fatto una cosa del genere, anche se so di un prete carismatico Don Primo Poggi della Cattedrale di Centurano (Caserta)che celebra Messa con i suoi cani accovacciati vicino all’altare. Sta davvero cambiando qualcosa? Spero di si.

FONTI:

http://forum.corriere.it/animali_e_dintorni/24-08-2011/lassordante-silenzio-della-chiesa-e-un-prete-coraggioso-1860459.html

http://www.lastampa.it/forum/Forum3.asp?chiuso=False&pg=1&IDmessaggio=18245&IDforum=591

 

Altre immagini di Animalpastor Tomasz Jeschke

Peter Singer, il “profeta della liberazione animale”.

Nasce a Melbourne nel 1946 ed insegna all’Università di Oxford, New York, Colorado ( Boulder) California( Irvine) e alla Trobe University.

Il suo pensiero spazia dall’ambiente all’aborto, dall’eutanasia, all’etica politica, fino a riflettere sull’iniqua  distribuzione della ricchezza  e la responsabilità dei paesi ricchi nei confronti del Terzo Mondo.

Nel 1999 diventa docente di filosofia morale all’Università di Princeton,tra mille polemiche.
Fondatore dell’International Association of BioEthics, oggi dirige il Centre of Human Bioethics presso la Monash University of Melbourne.

Pensatore di ampio spettro, ha pubblicato: In difesa degli animali ( 1987) con Tom Regan, Diritti animali, obblighi umani ( 1987), Etica pratica ( 1989), Liberazione animale( 1991) che diverrà il testo di riferimento del movimento animalista internazionale, Ripensare la vita. La vecchia morale non serve più ( 1996), Una sinistra darwiniana, Politica, evoluzione e cooperazione ( 2000), La vita come si dovrebbe ( 2001) scritto in cui Singer seleziona e raccoglie i suoi saggi ed articoli più importanti One world. L’etica della globalizzazione (2003), Scritti su una vita etica. Le idee che hanno messo in discussione la nostra morale(2004).

Uno dei fulcri del suo pensiero, sia che si tratti di animali non umani o di uomini è il concetto di dolore,inteso come sofferenza fisica e psicologica.
Singer a tal proposito dapprima estende questa emozione agli animali, costretti in una gabbia o strappati alla loro madre, per poi chiamare l’uomo ad una responsabilità quando facciamo sia quando non facciamo o non impediamo che accada qualcosa.

In parole povere,allerta il genere umano sul concetto di responsabilità etica in una veste fortemente contemporanea,altro fulcro Singeriano.
Oppositore dello “specismo”, per aver scritto Animal Liberation nel 1975 è una figura di riferimento per chi ha a cuore la “questione animale”.
Con questo testo, il filosofo di Melbourne, regala ai militanti animalisti un supporto teorico per le loro rivendicazione dei diritti animali.

Singer, nello specifico, supera l’utilitarismo di Bentham introducendo un altro tipo di utilitarismo, quello della preferenza.
Ogni essere avrebbe una preferenza, e quelle umane non possono essere prioritarie rispetto a quelle animali.
Stabilire una differenza di importanza tra le due, questo è “ un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie”.

Singer mette Razzismo e Sessismo sullo stesso piano dello Specismo:“ Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia”.
Sul piano pratico, le sue parole sono servite ad accrescere l’opposizione nei confronti della vivisezione e degli allevamenti intensivi.
Milioni di persone hanno smesso di nutrirsi di animali adottando una alimentazione senza crudeltà, milioni di persone aspettano il giorno della “liberazione animale” convinti che allora ci sarà la vera ” liberazione umana”.

Marco

Fonte: http://www.crueltyfreewebradio.org/