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Testimonianza di Alberto, diventato vegano…

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Dariavegan pubblica la testimonianza di Alberto, che ha scelto di diventare vegano…

“Cara Daria,

ti scrivo dopo avere letto la storia di Laura, che grazie a una alimentazione vegan ha evitato un pericoloso intervento al colon. Invio con piacere la mia testimonianza, magari potrà essere di ispirazione a qualcuno.

Ho 35 anni e sono vegan da quasi tre mesi.

Prima di fare il passo, erano diverse settimane, anzi, qualche mese, che nonostante continuassi ad andare in palestra il mio livello di energia era basissimo. Ero ingrassato, avevo perso massa muscolare, ero sempre stanco, annebbiato, quando mangiavo sentivo dolore allo stomaco, ero gonfio, fisicamente facevo schifo insomma ;-)
Per recuperare le energie mi riempivo di latte miele e cereali, uova, carne, riso e un po’ di frutta e verdura (ah già, non dimentichiamo le pastiglie di Omega3, spirulina, amminoacidi ramificati e proteine).
Il medico, che non vedevo da 10 anni, mi aveva diagnosticato una gastrite e un principio di ulcera, per non dimenticare citare le coliche intestinali che mi davano qualche fastidio da un paio di settimane.

Poi è successo: girando su facebook ho visto un post che spiegava il numero spropositato di cellule somatiche (pus) contenute in un bicchiere di latte; da quel momento è partita la mia ricerca poiché consumavo di media quasi un litro di latte al giorno.
Io sono così: quando mi interesso a un nuovo argomento mi ci butto e per alcune ore o giorni sono “bulimico” nel cercare informazioni.
Ho deciso di aprire gli occhi riguardo gli allevamenti intensivi, che per anni avevo rifiutato di guardare; ho visto quello che succede nei macelli e come vengono trattati polli, conigli, mucche e maiali.
Ho letto gli effetti delle proteine animali quando vengono introdotte nell’organismo umano; ascoltato le testimonianze di Valdo Vaccaro, scoperto i Vegan Warriors (http://veganwarriors.net), letto il riassunto e guardato il video de “The China Study”, ascoltato nutrizionisti, medici, cardiologi, oncologi che ammettono che il consumo di carne non solo non è necessario, ma inutile e dannoso.

Dal giorno successivo non ho più toccato latte, carne, pesce, uova e mi sono buttato su cereali, frutta e verdura, inizialmente con uno stile un po’ avventato.

I primi 4/5 giorni il mio intestino si è riequilibrato; come si può dire in maniera educata… diciamo che si faceva sentire 5/6 volte al giorno, e la cosa non mi lasciava molto tranquillo, poi si è stabilizzato.

Dopo tre mesi ho perso, senza fare dieta ma mangiando ogni volta che ho voglia (5 volte al giorno di media) e sperimentando ricette, frullati e smoothies (li adoro!) frutta, cereali, … 9 kg (1.83m, ero 84, sono 75); mi alleno in media 3 volte a settimana, con un tipo di allenamento che richiede molte energie.

I cali di zucchero legati a giramento e mal di testa che mi accompagnavano da almeno 15 anni sono quasi scomparsi, mi sento leggero, carico di energie, in una parola: in salute.

Non è mia abitudine fare discorsi per fare cambiare idea alle persone, non l’ho mai fatto e non inizierò adesso; credo che se arriverà il momento di affrontare il cambiamento nella nostra vita ci sarà un evento che ce lo farà capire. Chi per tradizione, abitudine, gusto, paura, piacere desidera continuare a mangiare carne, latticini & co è assolutamente libero di farlo, l’unica cosa che voglio fare è aggiungere la mia testimonianza. Sono un baby vegan, lo so, e alcune persone mi dicono che si tratta di un periodo e che passerà, che oggi è di moda. Io penso solamente a vivere, istante per istante, senza curarmi di loro ma facendo quello che mi fa sentire bene e questo può farlo ognuno di noi.

Un caro saluto a tutti”
Alberto

In Cammino per Santiago

hhhhhhh

Ciao Laura (Akentos) e grazie per aver accettato di raccontare ai lettori di Meglio Crudo la tua avventura sul Cammino di Santiago. Penso che sia difficile trovare qualcuno che non ne abbia almeno sentito parlare, ma ti chiederei, in apertura, di descrivere brevemente cos’è ed in cosa consiste…

Il Cammino di Santiago non è uno solo, ve ne sono diversi, con lunghezze differenti; ad esempio, il “primitivo”, quello “del nord”, “la via della plata”, ed altri. Il “francese”, attualmente, è il più battuto. Quest’ultimo può iniziare da Saint-Jean-Pied-de-Port, un paesino che sta sul versante francese dei Pirenei, oppure da Roncisvalle, sul versante spagnolo; io ho percorso una parte di quello francese, partendo da Saint-Jean, fino a Villafranca Montes de Oca, per un totale di 270 chilometri. Il percorso è contrassegnato da frecce o conchiglie gialle su fondo blu.

Il “francese” è un pellegrinaggio lungo circa 800 chilometri, alla fine dei quali si può ottenere la “Compostela”, ossia la certificazione di come si è arrivati a Santiago. In effetti, per avere la Compostela basta percorrerne gli ultimi 100… è una cosa strana per cui tu puoi percorrere 650 chilometri e non ottenerla. Ma a molti pellegrini, me compresa, non interessa perché la vera meta del Cammino è il Cammino stesso!  In cosa consiste? Cammini! (risata)

(risata) Certo! Cosa ti ha spinto a farlo?

Ha chiamato! Più di una volta in questi anni mi sono fermata a pensare seriamente alla partenza, trovando sempre qualche motivo per rimandare. Questa volta una persona mi ha riferito che sarebbe partita a fare il Cammino con un viaggio organizzato dal CAI. Non avevo intenzione di aggregarmi ad un viaggio organizzato, ma la cosa mi ha stuzzicata; sono tornata a casa ed ho detto a mio marito “Parto!” e lui, (che negli stessi giorni ascoltava i racconti entusiastici di una persona che l’aveva percorso per ben 3 volte!) mi ha risposto: “Parto anch’io!”. Era il mio momento! Poi, se mi chiedi se ho trovato qualcosa ti rispondo di si, anche se non è quello che cercavo. Ma si dice che il Cammino non ti dia quello che cerchi, bensì quello di cui hai bisogno.

Quindi sei comunque soddisfatta di ciò che hai trovato?

Si! Ripartirei seduta stante! È la prima volta in vita mia che non sono contenta di essere tornata a casa! Io sono come un gatto, sto bene a casa mia, ma questa volta è diverso. Il Cammino continua a lavorare dentro di me, anche ad un mese dal rientro ed ho testimonianze che sia così anche per altre persone.

Cos’hai trovato di così particolare che ti ha lasciato quest’impronta indelebile?

Innanzitutto le persone. Sul Cammino francese incontri tante persone, accomunate tutte dallo stesso scopo: percorrere il Cammino. Ognuno di essi ha una particolarità: ad esempio, c’era una donna coreana che lo faceva perché lo avrebbe voluto fare la figlia, che è morta prima di poter realizzare il suo desiderio. Incontri persone di tutto il mondo, le guardi un attimo mentre cammini, loro ti sorridono, tu sorridi loro, e questo sorriso è una cosa infinita! Ti capita di parlare con persone che magari non capisci, però ti entrano dentro!  Un esempio per tutti: mio marito è partito mettendo in chiaro che a lui non interessava socializzare (è un tipo schivo). Alla fine della prima giornata, lui che parla solo italiano, ha detto: “Laura, io non capisco niente di quello che dicono: non va bene!”. Al terzo giorno ha affermato di voler studiare spagnolo appena tornato a casa! Al quinto giorno cucinava con due donne coreane che non parlavano una parola di italiano! Capisci ciò che voglio dire? Si entra in connessione profonda!  Abbiamo fatto amicizia con molte persone, quasi tutte straniere. Io non parlavo spagnolo da 25 anni, ma ho parlato di tutto, qualsiasi argomento. E poi cammini, cammini e… cammini!

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Come ci si sente a camminare così tanto?

Ad un certo punto non ne potevo più… Le scarpe erano diventate strette, in realtà erano i piedi ad essersi gonfiati e come li poggiavo a terra sembrava che si volessero spaccare. Mi facevano male tutti i muscoli; guardavo le altre persone e le trovavo esattamente come me, sfinite e piene di dolori. Se ti fermi sei perduto, senti appieno tutto lo sforzo e poi… ti guardi intorno, guardi le altre persone ed in tutte le lingue del mondo senti ripetere “È il cammino!”, si fa un’alzata di spalle, si sorride e si è felici. Non so perché… secondo me i pellegrini sono persone un po’ pazze, perché capita anche che arrivi in posti bellissimi, ti rendi conto che sono bellissimi, ma tu vuoi soltanto camminare, continuare, arrivare alla prossima tappa. Non c’è nessuno che ti corre dietro, ma senti questo grande bisogno di andare avanti. Se hai una tendinite la paura più grande è quella di non poter continuare. Non ci sono spiegazioni per questo, ma è una cosa bellissima!

Da come lo descrivi sembra quasi che si venga “rapiti” dal Cammino…

È proprio così! La prima notte abbiamo dormito con una signora francese che il giorno dopo è caduta ed ha perso i due denti davanti: è dovuta tornare a casa; un’altra ragazza è stata male ed ha dovuto interrompere l’esperienza. Noialtri che continuavamo, eravamo molto dispiaciuti per le persone che avevano dovuto desistere. Penso che fosse soprattutto il pensiero che potesse capitare anche a noi… ma la tristezza era dovuta anche al fatto che sapevamo tutti quanto fosse duro mollare. Forse proprio questo ci aiutava a capire la disperazione di chi doveva abbandonare… C’è stato un giorno, precisamente il nono, in cui non ne potevo proprio più, continuavo a dirmi: “chi me l’ha fatto fare?”. Una giornata di sole, campi di grano, una pianura monotona… Avevo un taglio sotto il piede, le vesciche, mi stava iniziando una tendinite… Non sentivo niente di quello che stavo cercando, solamente questa noia che non finiva più e tutti gli altri che mi superavano. Fare 30 chilometri con questi pensieri è atroce! Ad un certo punto, la sensazione è diventata talmente insostenibile che ho cominciato a camminare velocemente, tanto che ho lasciato indietro tutte le persone che prima mi avevano superato. Arrivata dentro al paese di destinazione, mi sono vista riflessa su una vetrina e mi sono spaventata per la mia bruttezza! Sembravo la cattiveria in persona! Mi sono detta: “Laura, bisogna che tu sorrida un po’ di più!”. Non era bello né per me né per gli altri che mi vedessero in quello stato! Allora mi sono ricomposta; seduta su una panchina, mi sono tolta le scarpe ed ho dato un po’ di sollievo ai piedi: ormai ero arrivata.  Ma il Cammino non è solo questo… è anche avventura, divertimento, risate, libertà, prove di diversa natura, trovarsi soli con se stessi. E poi il contatto con le forze della natura (i primi due giorni si è camminato sotto la pioggia incessante, con il fiume che è esondato in più punti), la bellezza degli animali, tantissime cicogne…

Come vi siete organizzati per dormire?

Ogni paese lungo il Cammino è attrezzato per dormire e mangiare. Per dormire ci sono gli “albergues”, strutture specifiche per pellegrini, con camerate di diversa grandezza. Quelli comunali costano circa 6 euro, mentre quelli parrocchiali, in genere, chiedono una donazione, si da in base alla propria disponibilità. Si trovano anche strutture private: per una decina di euro abbiamo pernottato in una villa bellissima, dove la padrona di casa ti cura anche i piedi, ti mette i cerotti, ti dice tutto quello che devi fare per stare bene. Nel giardino aveva una dépendance con tre stanze, ciascuna con 12 letti a castello.

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Quanti giorni è durata la tua esperienza?

Dieci giorni, nei quali ho fatto tappe anche più lunghe di quelle classiche. Tieni presente che io non avevo mai fatto campeggio, perché ho bisogno del mio bagno personale. Quando vado in albergo solitamente mi porto persino le lenzuola! Per me è stato un cambiamento assoluto di abitudini.

Ti sei adeguata molto!

Quando sono partita sapevo che le condizioni erano queste. Avrei potuto spendere di più e stare meglio, avere il mio bagno, ma volevo fare il cammino da pellegrino, come tutti gli altri. Tutt’ora non andrei in un campeggio, ma per il Cammino l’ho fatto!

Rispetto all’alimentazione, come ti sei trovata sul Cammino? Cosa si può aspettare un crudista che intenda percorrerlo?

Ho mangiato cicoria raccolta sui monti, delle bacche che ho pensato fossero di rosa canina, ho trovato mandorle e moltissimi ciliegi, i cui frutti, purtroppo, non erano ancora maturi. La frutta che trovi nei negozietti e nei supermercati non è buona come la nostra. A volte puoi trovare dei prezzi davvero bassi, in confronto a quelli che trovi da noi, ad esempio un chilo di ciliegie a solo 1,50 euro, altre volte ho pagato 1 euro per una sola banana e 60 centesimi per un’arancia. In Sardegna non compro frutta spagnola perché la loro normativa ha le maniche molto più larghe di quella italiana rispetto all’uso di pesticidi. Mi sono adeguata anche in questo: l’ho mangiata lo stesso! Nei mercati, comunque, trovi tutto ciò che può servire.  Una cosa che non rifarei è partire con un chilo e 250 grammi di datteri sulla schiena, perché il peso è tanto, anche se tutti sono stati contenti di mangiarne!  Durante il giorno mangiavo solamente frutta e non avevo molta fame.  Mi è capitato di andare fuori per la cena, anche se a volte abbiamo potuto cucinare per conto nostro. In quel caso ho mangiato cotto vegano (non ho consumato mai niente che non fosse vegan).  Ritengo che l’opportunità di fare il Cammino da crudista esista, anche se essere vegan non è sempre facile se non compri il cibo da te: in un locale ho trovato un’insalata definita “vegetariana” con del pollo!

Cosa ti sei portata a casa dal Cammino?

Moltissime conferme. L’idea che comunque la vita ha un senso se puoi aiutare gli altri, se puoi renderti utile, se no non è granché. La conferma che gli esseri umani per quanto possano essere in grado di fare cose mostruose possano anche farti gioire con pochissimo. Sul Cammino c’è uno spirito di solidarietà immenso, ognuno è pronto ad aiutare gli altri. La gioia di quando incontri le persone per strada e ti dicono “Buen Camino” è infinita. Mi ha commosso!

St James' Way

Poi un’altra cosa che forse non sapevo, oppure sapevo e non avevo consapevolizzato: lungo il Cammino di Santiago, quando ti capitano le prove, anche quelle difficili, per esempio i dolori, la fatica infinita, la voglia di fermarti, ci pensi e ti dici “È il Cammino!” e vai avanti, sorridi. Lo dicono proprio tutti, in tutte le lingue del mondo! Penso che, per quanto più difficile, anche quando siamo a casa, nella vita “normale”, dovremmo imparare a trovare la gioia nei dolori, perché in fondo anche la Vita è un Cammino!

Chi fosse interessato ad avere informazioni, di qualsiasi genere, sul Cammino di Santiago (i vari cammini) ed anche altri, può far riferimento al forum
www.pellegrinipersempre.it
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Fonte:

Realizzato e pubblicato da: http://www.megliocrudo.it/
Ri-pubblicato da Dariavegan per gentile concessione

 

 

Paradiso Vegano

Non è un sogno, ma un progetto che si sta facendo largo. Se vuoi farne parte, unisciti a noi!
L’idea nasce a Milano ed è Milano la prima ad adoperarsi per realizzare il progetto.

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Immagina un giardino, un’oasi di ortaggi e frutta, un luogo in cui far crescere con le tue mani i prodotti di madre terra. Uno spazio in cui riscoprire la ricchezza del contatto con la natura. Un mondo curato da uomini e donne, ragazzi e ragazze, con il forte desiderio di produrre il cibo sotto i più rigorosi procedimenti biologici e formare una grande comunità che trasmetta la bellezza del rapporto con la terra e del vivere Vegan.

E’ proprio sul “trasmettere” che il Paradiso Vegano vuole segnare il suo tratto distintivo. Il Paradiso Vegano non si sviluppa solo in zone rurali ma anche nelle città. E’ proprio in queste occasioni che si riscopre non come un luogo chiuso al mondo esterno ma perfettamente integrato nel tessuto sociale delle zone interessate. Tanti i momenti di scambio del Paradiso Vegano (eventi, feste, pranzi e cene collettivi, incontri di approfondimento su temi Vegan e salutisti) e forte e ricercata la condivisione delle attività di coltura non solo con Vegani e Vegetariani ma con chiunque voglia avvicinarsi alle attività del Paradiso Vegano, senza alcuna preclusione, specie (nei casi de Il Paradiso Vegano in città) con chi abita nelle zone interessate dal Giardino.

Non è un sogno, ma un progetto che si sta facendo largo. Se vuoi farne parte, unisciti a noi! L’idea nasce a Milano ed è Milano la prima ad adoperarsi per realizzare il progetto. E se Milano è lontana, perchè non pensare a fondare un Paradiso Vegano nel luogo in cui vivi? L’obiettivo è che questo Giardino Comunitario esca dai confini milanesi e diventi un nuovo format di spazio in perfetto stile Vegan per sensibilizzare l’opinione pubblica dimostrando tutto l’amore, il rispetto e il sano valore che una simile scelta porta con sè.

L’idea è partita poche settimane fa e, ad oggi, possiamo contare una nutrita mole di novità.
Come è iniziato?

Sono figlio di un agronomo e, fin da piccolo, ho sentito forte il rapporto con madre terra. La vita, però, mi ha portato ben lontano. Chiuso in auto e in uffici ho perso il contatto e mi sono abituato a nutrirmi di ciò che mi ha proposto “il mercato”. La scelta Vegana mi ha riportato con i piedi “per terra”. L’attenzione verso il cibo sano ha riacceso, gradulamente, in me la voglia di coltivare madre terra. due settimane fa, appunto, ho condiviso questa idea con amici Vegani e, contro ogni mia aspettativa, ho trovato un’esigenza condivisa. In poche ore mi hanno seguito molti amici e un piccolo gruppo su Facebook ha raccolto quasi 800 iscritti.

Lungo il percorso ho avuto la fortuna di conoscere Mariella Bussolari: Laureata in Scienze Agrarie presso l’Università di Milano e specializzata presso l’Università di Pisa in Scienza e Tecnica delle piante Medicinali. Ha lavorato per vent’anni nella redazione di “Focus”, dove si è occupata di ambiente, scienza e tecnologia. Nel 2009 ha dato vita a Orto Diffuso, un progetto di mappatura degli orti sui balconi e dei giardini comunitari di Milano, e ora dedicato alla mappatura dei giardini in tutta Europa, Mariella ha allargato a dismisura l’ottica e ha deciso di seguirci.

Il Paradiso Vegano che avrebbe dovuto coinvolgere una decina di Vegani è diventato un progetto ad ampio raggio con scopi ben più larghi:
– Nascita e sviluppo di Giardini Comunitari Vegani anche nei centri città (a Milano e non solo). Coinvolgendo le comunità locali, rivalutando il territorio con orti e piante di frutta e portando sulle strade e nelle piazze il mondo Vegan, attraverso la coltivazione della terra e eventi e incontri su temi Vegani e di tutela dell’ambiente e del territorio e, naturalmente, salutisti
– Nascita e sviluppo di Paradisi Vegani in zone più rurali Non possiamo ancora confermarlo, ma è quasi certa la nascita di un Paradiso Vegano in una grande zona verde della città di Milano.
A distanza di poco tempo è difficile poter dare già delle chiare linee programmatiche ma posso già notare di assistere ad un fenomeno assai interessante.

La nostra esperienza e il gruppo appena nato su Facebook hanno fatto emergere un fenomeno assai interessante. Da diverse città d’Italia siamo stati contattati da giovani desiderosi di far nascere un Paradiso Vegano nelle proprie zone.
Stiamo partecipando, quindi, ad un ritorno alla terra, complice forse anche la crisi attuale. Sembra che la fase incerta e il crollo di una serie di false certezze, comporti una riedizione dell’antico rapporto con i frutti di madre natura. Le città di cemento iniziano ad essere asfissianti e pulsa la voglia di “vivere green” e produrre da sè alcuni mezzi di sostentamento.
Non sappiamo ancora dove questa corrente ci porterà, anche se ci auguriamo che il Paradiso Vegano si estenda a macchia d’olio. Inoltre, è interessante analizzare la composizione del gruppo che si sta occupando della nascita del progetto.

Non ci sono inoccupati, ma manager d’azienda, studenti, lavoratori dipendenti. Non si tratta solo di vegani. Ci sono anche ragazzi che si sono avvicinati al Paradiso Vegano attirati proprio dalla voglia di riscoprire il rapporto con madre terra. Ecco, quindi, che il Paradiso Vegano non è un mondo dedicato solo a Vegani ma aperto a tutti, un’occasione per conoscere ciò che l’essere Vegano rappresenta, rapportandosi direttamente con ciò che un Vegano consuma di più, frutta e verdura, cibi considerati i più sani e nutrienti e “buoni”.

Spero di avervi spiegato con la massima chiarezza ciò che sta succedendo o, meglio, ciò che sta per succedere.
E’ difficile avere le idee chiarissime in un momento così intenso come quello iniziale.

Gianpaolo Vegano Catania
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Maggiori dettagli sulla pagina del gruppo Facebook:
Paradiso Vegano

Lettera aperta a Papa Francesco

Caro Papa Francesco, mi ha colpito la tua semplicità e scusa se ti do del tu, ma è perché Ti sento molto vicino.

Papa F

Voglio ringraziarTi per non portare al collo e di fronte al mondo la Croce d’oro, per non indossare paramenti con finiture in pelliccia di animali. Grazie per non calzare le scarpe di Prada, credo sia la semplicità la via giusta verso il sentiero intrinseco di rinunce, povertà, umiltà e poi tante, tante spine, è la sola via percorribile per giungere al monte Calvario. Ora ho una preghiera da farTi… pronuncia finalmente una parola in favore dei nostri amici animali, la folla ha bisogno di sentire un monito proprio dalla tua autorità, per riuscire a comprendere che loro non sono stati creati per diventare nostro cibo.

E a Pasqua nessun sacrificio di agnelli, fà che le persone riescano ad udire la Voce del Signore nel pianto straziante delle mamme, ai piedi della Croce, mentre vedono i loro piccoli portati a morire. Loro aspettano una Tua parola, una parola che da troppo tempo non viene pronunciata. Ti ringrazio perché so che lo farai, tanti, troppi Ti saranno contro e non sarà sicuramente facile, ma le persone umili e semplici Ti appoggeranno, e quelle che forse non si sono mai soffermate a riflettere su “chi” avevano nel loro piatto.. ecco sarà grazie a Te se una Luce toccherà il loro cuore.

Non tacere sulla sofferenza dei nostri fratelli animali, guarda i loro occhi, sono simili ai nostri! Il Tuo compito è arduo, ma con la Misericordia ce la farai, ho fiducia in Te e in Te ho posto la mia speranza, non deludermi, ascolta il Tuo cuore e libera gli animali creature di Dio!
Laura

Fonte:
http://animalvibe.org/2013/03/lettera-aperta-a-papa-francesco/

http://animalvibe.org/

Ritrova la salute solo dopo essere diventata vegana!

Ornella, dopo anni di intossicazione da medicine, scopre il potere del cibo consapevole… privo di proteine animali.

Ornella Bergamin                                                 Ornella Bergamin durante un corso

“Sono Ornella Bergamin, superati da poco i 53 anni, sposata e nonna di 3 nipotini con il quarto in arrivo. Testimonio con grande piacere la mia esperienza di guarigione con il solo cibo vegano per informare la moltitudine di persone che soffrono di patologie più o meno impegnative che non si perdano d’animo ma si facciano consigliare da esperti terapisti alimentari per poter ritrovare il sorriso dei bei tempi.

Sin da piccolina ho avuto disagi di salute che con gli anni si sono consolidati diventando molto seri come l’artrite reumatoide, calcoli al rene e alla cistifellea, pressione arrivata a 240/180, colesterolo a 350, gastrite, allergie ai latticini, cisti di grasso qua e là, annebbiamento di vista, poco equilibrio nella deambulazione, picchi di glicemia, tosse secca ed insistente per quasi un anno, asma, assenza di ciclo, placche nelle vene, sovrappeso di almeno trenta kg.

Di fronte ad un ennesimo attacco di infiammazione violenta diffusa in tutto il corpo, per caso ho incontrato il riflessologo Roberto Menghini che mi ha consigliato di togliere quegli alimenti che intossicavano il mio sangue come le farine raffinate e gli zuccheri. Detto e fatto! Ma in seguito notando i primi miglioramenti a livello sintomatico, ho sentito la necessità di approfondire quanto può incidere l’aspetto alimentare di fronte ad una malattia. E alla Sana Gola di Milano ho trovato le risposte che cercavo potendo studiare, approfondire e sperimentare in prima persona la potenza e l’energia che il cibo scaturisce nel nostro organismo sia debilitato che in salute.

Con gli studi ho quindi eliminato anche il cibo di origine animale (carne, insaccati, uova, formaggi, latte e miele) trovandomi dopo nemmeno un anno… guarita da tutte le patologie che portavo avanti da una quarantina d’anni o forse più. Oggi a distanza di 4 anni circa, sono in salute e solo grazie al cibo consapevole e naturale. Mi nutro di cibi naturali, preparati da me stessa in armonia con le stagioni, cibi le cui scelte mi danno conforto sui colori, sapori e il piacere dello stare a tavola con i miei famigliari… E quando sono “fuori porta” mi adeguo a quello che trovo scovando il meglio fra le proposte, ma comunque mangiando sempre con gratitudine e serenità. Anche se le soluzioni a volte non sono così facili, un po’ di adattamento non guasta perché tempra il carattere e ti fa godere appieno della compagnia degli amici… amici che mi sono sempre stati vicini e comprensivi, sostenendomi ogni qualvolta vi fosse la necessità proprio come hanno fatto i miei famigliari.

Nel corso degli anni in cui mi curavo con la medicina allopatica non posso lamentarmi dei medici di base o specialisti, perché hanno avuto garbo e rispetto sia per le mie malattie che per le mie temporanee depressioni, depressioni che subentravano allorché non trovavo rimedio con le cure che mi prescrivevano… Piuttosto, ad ogni visita di controllo, uscivo dal loro ambulatorio con prescrizioni aggiunte e nuove. Molte volte mi trovano nel caos più completo, mi guardavo attorno e non capivo perché io ancora “giovane” dovessi prendere tante pastiglie ed avere la salute in continuo declino.

Avevo la tristezza nel cuore anche se ho sempre reagito a testa alta, mi sono fatta forza di fronte a molte difficoltà nelle relazioni sociali, mi sentivo come in un labirinto oscuro dove non solo non vedevo l’uscita ma nemmeno sapevo se l’avrei trovata.

Sono stata visitata da specialisti di tutto riguardo, ma le prospettive sarebbero state la sedia a rotelle per l’artrite devastante che mi impediva di muovermi, avrei dovuto spendere cifre importanti per costruire in casa un ascensore per scendere dal primo piano, avrei dovuto chiamare una signora che mi sostituisse alle faccende di casa e che mi accudisse 24 ore su 24, avrei continuato il calvario fra medici e pillole senza futuro… e tutto ciò che vita sarebbe stata la mia? Senza contare del disagio e pena che avrei continuato a dare alla mia famiglia che già tanto mi era vicina. Stomatite erpetica recidivante durata 14 anni senza sbocco, se non quello di recarmi a Boston invitata da un luminare oncologo, il quale mi avrebbe usato come cavia in una ricerca nuova, dolori muscolari e alle ossa che secondo la medicina occidentale dipendeva dai tacchi di 2 cm che usavo, o dal sovrappeso, oppure dalle protesi dentarie in resina e tutte le altre patologi per le quali NESSUN MEDICO MI HA PAVENTATO L’IDEA CHE POTESSE DIPENDERE SOLO DAL CIBO CON CUI MI CIBAVO.

Con lo studio, con la pazienza e la perseveranza che cresceva sempre più in me mi sono cibata in modo consapevole riportando in me gli equilibri che avevo perduto e da circa tre anni sto godendo della mia vita relazionandomi con la società vicina e lontana e posso realizzare un sogno apertosi in un momento della mia vita non più “adolescenziale”, proseguendo gli studi iniziati sulla terapia alimentare che porta alla guarigione di ogni patologia se coscientemente presa in tempo ed in serio esame. Analisi cliniche e strumentali Calcoli alla cistifellea e al rene i cui medici sono increduli e non ammettono che io li abbia sciolti con la scelta dei cibi giusti, bensì dicono che sono stata esaminata da macchine difettose (ridicolo al massimo),  mentre sulle altre patologie non si esprimono.

Ora che ho lasciato nel cassetto le 16 pastiglie che prendevo al giorno e non usufruisco più delle esenzioni sanitarie per nessun motivo, mi destreggio con naturalezza tra i fornelli sperimentando con la nuova alimentazione ogni cibo che non sia di origine animale, o cibo raffinato e gli zuccheri che causano acidità rallentando ogni buon funzionamento dell’organismo non solo a livello fisico ma anche mentale con il risultato che sono più dinamica, più propositiva, più disponibile e più centrata e nel limite delle mie possibilità aiuto le persone a superare i propri disagi riportando in armonia ogni equilibrio.

Mi cibo di cereali integrali, legumi e verdure di terra e di mare, condimenti di buona qualità e frutta locale e sono grata al cibo che mi ha fatto divenire più consapevole che le proteine animali producono a lungo andare effetti negativi su noi umani; inoltre non voglio rendermi complice di tanto dolore verso gli  animali che soffrono sia per come vengono allevati ed ingrassati in spazi stretti,  per come vengono cresciuti e per come  poi vengono macellati… solo allo scopo di  riempire le nostre pance molte volte goffe e sproporzionate… goffaggini che talvolta si ripercuotono anche sulle menti.

Ma dico io: perchè siamo così attenti alla meccanica ed elettronica delle nostre auto, gli facciamo il pieno con il carburante giusto e solo quando necessita, le laviamo, le lucidiamo dentro e fuori eppur sono macchine???
Diamo più importanza ad un mezzo di trasporto che al nostro corpo… ma dov’è l’intelligenza di cui siamo dotati???
Se ognuno di noi provasse ad ascoltare il proprio corpo e capire come reagisce con una alimentazione più naturale, potremmo contribuire tutti al risanamento non solo dell’ambiente, ma potremmo amare di più la VITA, compresa quella degli animali senza farli crescere per poi macellarli e… potremmo contribuire a risanare anche la spesa pubblica risparmiando sulle visite strumentali e sulle medicine che talvolta guariscono un sintomo e ne creano altri… come è successo a me che prendevo 16 pastiglie al giorno accumulate dalle tante visite specialistiche dal cardiologo, elettrocardiogramma, ecocardiografie, test da sforzo, monitoraggi pressori, visite oculistiche, radiografie, ecografie, interventi delle ambulanze, elettromiografie, reumatologi vari, test costosissimi di tipizzazione HLA sierologica, citologie urinarie svariate,  più gastroscopie, visite pneumologiche, test allergometrici, scintigrafia ossea, ripetuti ricoveri ospedalieri.

Stiamo vivendo un’epoca economicamente sotto tono, abbiamo tanti giovani senza lavoro, tante persone depresse perché non hanno interessi… perché non lavoriamo la terra crescendo il cibo che ci alimenta, coltiviamo l’orto con alberi che ci danno l’ossigeno per la mente e coltiviamo il giardino con i fiori che colorano le nostre vite? Potremmo lavorare con le nostre stesse mani sentendoci realizzati ed in armonia con la natura trovando una occupazione per tutti… in abbondanza!!!

La mia testimonianza è diretta a chi ha smesso di sperare, a chi non trova una via di uscita, è diretta a chi ha un po’ di fiducia in se stesso  e rispettando il vicino, l’ambiente e ogni forma di vita, è facile che anch’io venga rispettato. Certo è che serve la volontà!”

Ornella Bergamin

Laura è diventata vegan e ci racconta la sua storia

Alcuni giorni fa mi ha scritto Laura Bonomo, raccontandomi la sua storia e mi ha chiesto di pubblicarla, per condividerla con tutti.

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“Ciao Daria, Vorrei raccontare la mia storia al fine di salvare tante altre ragazze che possono trovarsi nella mia situazione.
Io ho sofferto di colite ulcerosa per quasi vent’anni e i medici non sono mai riusciti a guarirmi. Da circa un anno e mezzo sono vegana e ho risolto il mio problema, e non ho più bisogno di prendere farmaci. Ho dovuto scontrarmi con una manica d’ignoranti, soprattutto i medici che non accettavano il fatto che cambiando la mia alimentazione io fossi arrivata a non aver più bisogno di loro.

Circa tre anni fa sono stata ricoverata in ospedale a causa di una forte infiammazione al colon e ho passato giorni d’inferno, su di me hanno sperimentato ogni tipo di farmaco (posso dire di aver fatto da cavia a questi signori tanto per bene col camice bianco) mi hanno mandato a casa che ero uno straccio sia fisicamente che psicologicamente, mi sono rimessa in sesto dopo quasi un anno e nonostante, io fossi tornata in forma, mi sono sentita dire che è necessaria un’operazione di colectomia totale. Io mi ero rifiutata, ma non avevo armi contro di loro, e la loro insistenza era come un grande macigno che mi schiacciava.

Il caso vuole che il mio ragazzo tempo fa mi mostrò dei filmati sugli allevamenti intensivi ed io mi fermai a riflettere. Tanti piccoli esseri viventi sfruttati, maltrattati usati come macchine da produzione, picchiati ed uccisi con crudeltà in uno stato di semi coscienza. Per ragioni etiche decisi di diventare vegana, questa mia scelta migliorò anche la mia salute.

Scoprii in seguito, informandomi, che è stata proprio la carne a provocarmi la colite e il cortisone usato dai medici per curarmi stava danneggiando anche le mie ossa togliendo loro il calcio necessario, tanto è vero che circa cinque anni fa mi successe di bloccarmi con il ginocchio destro e con la spalla destra, ma allora attribuivo il fatto alla mia abitudine di dormire sul fianco destro, e pensavo inoltre di non assumere abbastanza calcio. Invece era la mia alimentazione ad essere errata. Soffrivo di stanchezza eccessiva e avevo sempre gonfiore alla pancia, inoltre non ero in grado di lavorare.

Oggi invece mi sento energica e lavoro senza problemi in un asilo nido da circa un anno e mezzo. La cosa più bella per me è stata quella di non aver avuto più bisogno dell’operazione.

Mi è rimasta dell’amarezza nel cuore però: io ho rischiato di farmi togliere un pezzo d’intestino e di restare menomata per il resto della mia vita, perché avrei vissuto col sacchettino sul fianco per sempre e quanta gente fa questa fine perché ignora che ci sia un’altra soluzione.

Io credo sia importante far sapere questa cosa, non deve restare nascosta; i medici devono smetterla di giocare con la pelle della gente, devono smetterla d’arrichirsi operando le persone quando non è necessario.

Ti ringrazio fin da adesso e ti saluto.”

Laura Bonomo

Milk is murder – Il latte è spregevole barbarie

In natura, quando un cucciolo di mammifero nasce, immediatamente la mamma lo lecca, lo bacia, porta calore e conforto. E tra un cucciolo umano ed un cucciolo bovino non vi è assolutamente alcuna differenza.

Il cucciolo cerca la tetta della mamma, e beve il latte della mamma. Un cucciolo di uomo ne ha diritto. Secondo gli uomini, un cucciolo di bovino no.

Appena nato, il cucciolo della mucca viene strappato via alla sua mamma. La mamma strilla. Il cucciolo strilla. Il latte di quella mamma infatti non è destinato al cucciolo. Quel latte serve ad arricchire l’industria alimentare. I tuoi soldi. I soldi che tu paghi per il latte, il formaggio e la mozzarella.

Dicendoti che il latte è necessario per il calcio, ti dicono la più grande sciocchezza. Ti prendono in giro. Bevete tantissimo latte, mangiate tantissimo formaggio, e allora come mai da vecchi  avete così tanta insufficienza di calcio nelle ossa? Ve lo siete mai chiesti?

La risposta è semplice: il calcio che fornisce il latte è utile solo al lattante. Per l’adulto è dannoso. La spiegazione scientifica a questo link. (non vi convince questo link? cercate in rete, e trovatene altri)

Torniamo al cucciolo. Negli allevamenti intensivi, dove viene prodotto tutto il latte che voi acquistate, succede che il cucciolo appena nato viene strappato alla mamma mucca. Guardate questo video. Non vi convince questo video? Cercate in rete, ne troverete centinaia.

E le mucche? Per produrre il latte, le mucche vengono costantemente rese gravide in modo artificiale. Sono mammiferi come le donne, producono il latte solo se gravide. Ma voi permettereste che una cosa simile venisse fatta alla vostra donna, alla vostra mamma, a vostra figlia?

Il latte (e derivati) non è necessario alla salute umana. Pare anzi che sia dannoso. Inoltre per produrlo si arreca una straziante tortura alle mucche e ai loro vitelli. Mucche non più animali ma macchine, enormi tette destinate alla produzione. Esseri meravigliosi e pacifici imprigionati e seviziati per avere il vostro denaro.

Eliminare il latte, lo yoghurt e i formaggi dalla vostra alimentazione è la cosa più bella che potete fare in questo momento. Per voi stessi, per la salute vostra e dei vostri figli, ma sopratutto per le mucche. Per i miliardi di mucche trattate come oggetti, sfruttate come macchine per poi, terminato in fretta e furia il ciclo produttivo, essere spedite al macello.

Come mai queste cose non le sentite dire in televisione? Non occorre essere un genio, od un fautore di complicate teorie complottiste, per capire che le lobby internazionali del latte pagano molti soldi per inquinare l’informazione nei media.

La mucca Carolina che pascola felice, che vi fanno vedere nelle pubblicità, è un maledetto inganno. Non lasciatevi prendere in giro. Riflettete. Documentatevi.

Il latte di mucca (o di capra, o di asina, non cambia niente) può volendo essere benissimo sostituito dal latte vegetale. Latte di soia, di riso, di mandorla, ecc. Sono deliziosi. Cambia un po’ il sapore, bisogna farci un po’ l’abitudine, ma sostituiscono appieno lo sfizio di bere un po’ di latte. Dico sfizio, perchè per l’adulto il latte non è affatto un alimento necessario.

Latte e derivati possono e devono sparire oggi stesso dalla vostra tavola e dal vostro frigorifero. E’ l’unico modo per dire basta alla barbarie commessa ai danni delle mucche. Non credete alle bugie della televisione. Riflettete. Documentatevi.

Che possiate vivere una vita bella, senza partecipare all’olocausto quotidiano degli animali.

Massimo Carola

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