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Il sapone della Strega

Mimi “Strega” autoproduce sapone e candele vegan, ecologiche, cruelty-free, biodegradabili, fatte a mano nel rispetto di tutto ciò che è vivo, della terra, degli animali e dell’essere umano.

Realizzo sapone e candele vegetali e naturali, “fatte con le mani, la testa e con il cuore”, ponendo cioè molta cura ed attenzione agli ingredienti utilizzati, che sono sempre biologici e sicuri: oli, burri, erbe, piante, fiori e tuttii i frutti che la natura ci offre in abbondanza e che sono a disposizione di tutti coloro che sanno apprezzarli!

Il sapone che realizzo è creato a mano con antiche tecniche di saponificazione, nel rispetto di tutto ciò che è vivo, della terra, degli animali e dell’essere umano;

La tecnica adoperata in generale è quella a freddo che permette di preservare il piu’ possibile tutte le caratteristiche e le proprietà degli ingredienti  vegetali utilizzati.

sapone strega

Con ingredienti di prima qualità, alcuni dei quali coltivati da me ed altri raccolti nelle belle zone verdi dove vivo, oppure acquistati, ma da agricoltura biologica.

Gli ingredienti che utilizzo sono semplicemente olio d’oliva, oli vegetali, oleoliti fatti da me, oli essenziali, erbe, piante, fiori, infusi, ed acqua o latte vegetale; in una parola questi prodotti sono VEGAN, non solo per le caratteristiche vegetali delle materia prime ma anche nella filosofia di vita che mi ha spinto a realizzarli.

In pratica, cio’ che m’ha spinto alla saponificazione non è solo la voglia di riuscire nella realizzazione di un qualcosa che sia gratificante. oltre all’importanza sociale dell’autoproduzine c’è anche la voglia di prendersi cura di stessi senza fare del male a nessuno, senza che nessun’ individuo, sia umano che animale ( si credo che anche gli animali siano degli individui, questa è la mia idea, come quella di tanti altri che hanno fatto la mia scelta ) debba essere sfruttato, usato, squartato o vivisezinato per permettere a noi di “apparire” o di essere puliti.

Se avete qualche altra curiosità in merito potete contattarmi oppure visitare il mio blog dove troverete altre informazioni piu’ dettagliate: http://ilsaponedimimi.blogspot.it/

vi saluto con pezzo estratto dalla raccolta denominata “Il filo d’oro” di Werner Weick, secondo me molto significativo.

“Fin dai tempi più antichi, il filo d’oro è il simbolo di un sapere che nasce dall’esperienza personale e che è libero dai condizionamenti istituzionali. E’ un filo perché rappresenta la continuità di un’esperienza sempre antica e sempre nuova ed è esile perché in ogni generazione questa consapevolezza viene mantenuta da una minoranza di individui. Questo filo è d’oro perché è immortale: resta sempre, anche nei periodi più caotici e oscuri; a volte più apparente, a volte più nascosto.”

 Mimi

http://ilsaponedimimi.blogspot.it/

Nell’industria della carne un perno del sistema capitalista

Dopo aver visto il 9 marzo Michele Riefoli, ospite della trasmissione “Le invasioni Barbariche”, in cui si è anche parlato del libro di Dacrema “Bevo, fumo, e mangio molta carne” con l’autore ospite in studio, mi fa molto piacere riportare questo articolo di Il Manifesto.it :

“Nell’industria della carne un perno del sistema capitalista”

di Massimo Filippi e Annamaria Rivera – Il Manifesto.it

Libri come il recente testo di Pierangelo Dacrema o come «Tauroetica», di Fernando Savater, da poco uscito per Laterza, dimostrano che finalmente la questione animale comincia ad acquisire una certa visibilità sociale

Il 16 febbraio scorso è comparsa su questo giornale, firmata da Marco Dotti, una recensione di Fumo bevo e mangio molta carne! (Excelsior 1881, 2011), pamphlet di Pierangelo Dacrema contro «talebani della salute, ciarlatani dell’ambientalismo e animalisti demagoghi».

Il pezzo di Dotti – che enfatizza il coté anti-animalista del libro di cui parla – ci ha sconcertati, e non solo per il tono sprezzante e derisorio verso chiunque problematizzi la questione animale, a cominciare da Jonathan Safran Foer, bersaglio dei due. Sulla scia di Dacrema (il cui pamphlet contiene una lettera aperta a Foer), Dotti accusa, infatti, l’autore di Se niente importa (Guanda 2010) – definito un «lezioso marchingegno», sebbene «di forte impatto emotivo» – di aver plagiato schiere di lettori, instillando loro «il veleno» di «sensi di colpa e retropensieri». E arriva a rimproverare giusto a Foer, che dallo Sterminio nazista prende le mosse, d’essere uno cui «interessa molto la bestia, ben poco l’uomo».

Dopo aver biasimato lo scrittore newyorkese anche per l’autobiografismo – «il racconto del cibo kosher di sua nonna» -, Dotti utilizza uno spazio ampio del giornale (nostro bene comune) per parlarci dei gusti gastronomici suoi e di Dacrema, delle loro piccole storie, delle loro «passioni ed economie tristi». Tutto questo, per occultare, in definitiva, la grande storia che si nasconde dietro lo sfruttamento della vita animale, storia che non si può negare sia anche quella umana, a meno che non si condividano visioni del mondo di tipo trascendente oppure il vitalismo d’antan cui sembra indulgere il recensore: dovremmo essere noi a sghignazzare di passaggi dell’articolo quali «il dramma dell’infinita crudeltà e dell’infinita dolcezza della vita» o, peggio, «Spegnere una vita animale (…) è un gesto impegnativo ma la libertà è impegnativa e difficile». Insomma, la vecchia solfa necrofila secondo cui la libertà in fondo è anche libertà di uccidere. Per non parlare dell’utilizzo della tipica quanto risibile reductio ad absurdum da uomo della strada: quella che passa, a piè pari, da mucche e maiali a «lombrichi» e «amebe».

Siamo sconcertati non tanto perché vegetariani – perciò, secondo Dotti, fanatici «missionari armati di buoni argomenti pronti a evangelizzare schiere di dubbiosi carnivori»; ben più perché soggetti politici, consapevoli che la questione animale è faccenda squisitamente politica.
Ma siamo anche in qualche modo compiaciuti. Perché ci pare che il libro di Dacrema e la recensione di Dotti, come altri scritti di recente pubblicazione (per esempio, Tauroetica di Fernando Savater, Laterza 2012), testimonino che la questione animale ha acquisito una certa visibilità sociale. È allora, infatti, che intervengono le forze del potere, come ci ha insegnato Foucault, non per censurare temi scomodi, ma per produrre un discorso che li addomestichi, per inquadrarli in un sapere che difenda lo status quo. In questo senso, è sintomatico che Dotti sorvoli allegramente su due «dettagli»: Pierangelo Dacrema, bocconiano (un altro!), oggi docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università della Calabria, incarna un perfetto conflitto d’interessi, essendo egli parte attiva dell’Associazione italiana allevatori, quindi difensore degli allevamenti industriali; la prefazione a Fumo bevo e mangio molta carne! è firmata da Jody Vender, finanziere milanese di successo negli anni dell’ascesa berlusconiana, che è stato anche professore di Dacrema alla Bocconi.

Altrettanto allegramente, Dotti ignora o finge di ignorare l’ormai lunga e profonda elaborazione politica antispecista, a partire da autori marxisti, quelli della Scuola di Francoforte, o «libertari» come Derrida. Singolare è poi che dimentichi che l’industria della carne è uno dei perni del sistema capitalista: gli è mai venuto in mente che «capitalismo» deriva da caput, cioè «capo di bestiame», la prima forma di beni mobili prodotti dalla società classista e gerarchica in cui tuttora viviamo?
L’apologia di Dotti in favore di Dacrema potrebbe avere qualche credibilità se si potesse dimostrare che gli animali sono cose o enti assimilabili alle cose. Solo in tal caso, infatti, azioni così disparate come «fumare», «bere» e «mangiar carne» potrebbero rientrare legittimamente nella medesima categoria della libertà di scelta o dei gusti personali.

Solo se gli animali fossero cose, abitudini potenzialmente auto-lesive quali fumare e bere (ma ognuno è libero di decidere come vivere e morire: in ciò concordiamo con Dotti) potrebbero essere accostate ad azioni che sottraggono la vita ad altri o comunque ne esigono la morte.

Solo se gli animali fossero cose, si potrebbe affermare che mangiarli è una questione di libertà. Se non sono cose, mangiarli significa, all’opposto, privare loro della libertà. Come ci insegnano un’infinità di dati scientifici, gli animali non sono cose. O Dotti è a conoscenza di dati che non conosciamo? Se sì, ce li fornisca: potremmo tornare, anche noi, a essere carnivori. Ma che sia convincente, questa volta, che si assuma l’onere della prova, che sia razionale, che non sia «emotivo» come suppone siano i vegetariani e, soprattutto, che ci dica che fare del materialismo e di tutta l’elaborazione delle scienze biologiche da Darwin in poi.

Se gli animali non sono cose e condividono con noi alcuni interessi fondamentali come quelli alla vita e alla non-sofferenza, allora la visione di Dacrema-Dotti s’incammina per una china pericolosa. Dove finisce, infatti, la loro strana idea di libertà? Cosa diremmo se un imprenditore – di questi tempi non è solo un paradosso – affermasse: «Fumo, bevo e sfrutto al massimo i miei operai»? O se un leghista dicesse: «Fumo, bevo e do la caccia ai clandestini»? In altri termini, argomentati da una copiosa letteratura, finché continueremo a pensare secondo dicotomie binarie e gerarchizzanti, in cui l’animale funziona come referente negativo cui assimilare chi, di volta in volta, deve essere oppresso o eliminato, non usciremo mai dalla logica dello sterminio, come la storia tragicamente ci insegna.

Equiparando le conoscenze acquisite sul campo da Foer e da Dacrema, Dotti ci propone una bizzarra idea del testimone: chi sta dalla parte delle vittime è testimone al pari di chi sta dalla parte dei carnefici. Siamo davvero disposti a considerare equivalenti la testimonianza di Primo Levi e quella di Eichmann sui campi di sterminio oppure la testimonianza di Riina e di Falcone e Borsellino sulla mafia? Infine, l’idea di libertà di Dotti non è «impegnativa e difficile», ma bislacca, appunto. Non è un «aprirsi sul vuoto», ma il risultato del vuoto della sua presunta apertura. Che significa che «pur ammazzandoli (gli animali), speriamo che questo non sia privo di senso»? Che cosa è questo senso, se non il nonsenso della soddisfazione dei sensi dell’autore? Che vuol dire «mangiamo carne perché siamo mortali e fallibili»? Forse che aspiriamo a una presunta immortalità spirituale dell’uomo-bianco-maschio-eterossessuale-carnivoro ai danni e grazie ai corpi degli altri? Non sarebbe forse più ragionevole sostenere il contrario, cioè che proprio in quanto mortali e fallibili scegliamo concatenamenti produttivi di vita e non la logica del risentimento o l’illusione dell’aldilà?

Nei Saggi, Montaigne racconta quasi in diretta l’incontro tra i primi colonizzatori europei e i «selvaggi» d’oltreoceano. Tra le altre cose, riporta le parole di una canzone di uno di loro fatto prigioniero, dopo una guerra, dai membri di un’altra tribù. In questa canzone, il prigioniero, sfidandoli, invita i suoi carcerieri a farsi avanti per mangiarlo, cibandosi in tal modo della carne dei «loro padri e (dei) loro avi» che, in precedenza, a loro volta catturati, avevano «servito di alimento e nutrimento al suo corpo»: «Questi muscoli (…), questa carne e queste vene sono i vostri, poveri pazzi che siete; voi non vi accorgete che dentro c’è ancora la sostanza delle membra dei vostri antenati: assaporateli bene; vi troverete il sapore della vostra propria carne».

Se un tempo l’uomo era un animale, se una volta l’uomo si è costituito escludendo l’altro animale e se l’uomo e l’animale, a ben pensarci, sono indissociabili, allora la critica al soggetto carnivoro è anche un ammonimento contro l’autofagia «di un sistema economico che in sé delira» (per citare Dotti), le cui conseguenze, oggi come mai prima, sono testimoniate dalla crisi globale del sistema economico-finanziario e dal disastro ecologico, forse irreversibile, dell’intero pianeta.

Fonte:  Il Manifesto.it

Nasce il “Vegcoach”

Nuova figura professionale nell’ambito dei lavori verdi: nasce il “Vegcoach”.

Un supporto per privati, imprese e amministrazioni intenzionate ad orientare i propri consumi in modo più “etico” per la propria salute e l’ambiente. Riduzione o sostituzione di cibi animali, studio di menu a basso impatto ambientale e servizi personalizzati.

Negli ultimi dieci anni sono sempre di più le persone che decidono di diminuire o eliminare dalla propria tavola i prodotti di origine animale e le imprese e pubbliche amministrazioni che optano per regimi più “green” anche nel comparto alimentare.

L’eccesso di proteine e grassi animali è infatti tra i principali responsabili di obesità, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro, sovrappeso e obesità infantile e poi sempre più persone ritengono inaccettabili le condizioni in cui vivono gli animali negli allevamenti.

Tra l’altro gli allevamenti intensivi, da cui proviene la quasi totalità di carne, latte, latticini e uova nei paesi industrializzati, sono la seconda causa di emissione di gas serra e quindi di cambiamento climatico oltre che di inquinamento di mari, fiumi e terreni.

Ecco perché la Commissione Europea ha avviato un piano per la sostenibilità ambientale che prevede, tra le altre cose, che nelle mense pubbliche vengano ridotti consumo e utilizzo di carne, pesce, latticini e uova. Questo piano è stato recepito con un decreto ministeriale, il  25 del 2011: le principali autorità scientifiche sovranazionali dicono infatti che la riduzione dei consumi di prodotti animali è l’unico mezzo rapido e allo stesso tempo efficace per contrastare i cambiamenti climatici. Infatti già un unico pasto completamente vegetale, a parità di qualità nutrizionale , è in grado di far risparmiare 1,6 kg di CO2 eq rispetto ad uno con carne.

E’ in questo scenario che nasce la nuova figura professionale del “Vegcoach”, ideata da Roberta Bartocci, biologa nutrizionista, che per tredici anni ha collaborato con la LAV, Lega Anti Vivisezione occupandosi di campagne a favore dello stile di vita vegetariano.

Il Vegcoach è la figura professionale che condurrà singoli o imprese nel loro percorso, qualsiasi esso sia, di avvicinamento ad un’alimentazione più “green”, poiché è esperto di alimentazione, nutrizione e lifestyle vegetariano e vegano.
(Ufficio Stampa: Cristina Buraschi I 346 0918556 I cburaschiquology.it)

Robera Bartocci

Mi chiamo Robera Bartocci, ho 35 anni, un bimbo di 3 e sono una biologa nutrizionista; ho collaborato per 13 anni anni con la LAV, Lega Anti Vivisezione, inizialmente occupandomi di sperimentazione animale, poi di campagne a favore del vegetarismo e da pochi mesi ho deciso di dedicarmi in proprio ai servizi per il mondo veg.

Approfitto per parlare della mia nuova attività in ambito “veg”. Si tratta di una nuova figura professionale tra i cosiddetti lavori “verdi” che ho chiamato “Vegcoach”: una guida del mondo veg, per rispondere alle tante esigenze che vi ruotano attorno:

-hai intenzione di diventare vegetariano o vegano ma non sai dove mettere le mani? Quali cibi acquistare e come cucinarli ?

-sei un vegano convinto ma i tuoi genitori ancora tentano di rifilarti pezzi di formaggio o carne a tradimento per paura di chissà quale carenza?

-hai un ristorante cui vorresti dare un’impronta di sostenibilità solo proponendo nuovi menu?

Il Vegcoach è quindi in grado di stilare diete per impostare un’alimentazione sana e correggere, attraverso i cibi vegetali, situazioni di sovrappeso, osteoporosi o altro , ma non solo:  tra i servizi proposti conferenze e corsi di cucina vegan di base a domicilio e per le imprese di ristorazione dimostrazioni e degustazioni di cibi proteici vegetali: tofu, seitan, tempeh, etc Come utilizzarli in cucina, quali i migliori da acquistare.

Potete trovare tutte le informazioni relative alla mia nuova professione su sito:

www.vegcoach.it

L’essere umano è Fruttariano?

L’essere umano è Fruttariano?

di Silvio Sciurba – da Fruttalia.it

Sarò diretto e sintetico: per sua natura, l’essere umano è fruttariano.

Nessuno sa quando e perché abbia iniziato a cuocere i cibi; non esistono Darwin o Sitchin che abbiano mai dato una risposta soddisfacente al quesito ma ciò che è certo, è che il sistema digerente dell’uomo è progettato per cibarsi di cibi crudi come qualsiasi altro essere vivente: gli animali che vivono allo stato brado non cucinano né alterano in alcun modo il proprio cibo.

Per motivi di sopravvivenza o per ritualità verso gli spiriti, o forse ancora per venerazione di esseri “superiori”, l’umanità ha iniziato a cuocere i cibi fino a costruirci sopra un’intera cultura, affascinante e ingannevole allo stesso tempo.

Affascina perché stimola il corpo, coccola e appaga la mente e crea un momento sociale importante; inganna perché altera i sensi fisici, superando le barriere chimiche naturali che sono progettate per il cibo crudo, e crea un’àncora mentale come se fosse un “premio” con il quale appagare le tensioni emotive.

Prima di tutto chiariamo la definizione. Le categorie alimentari in cui sono divisi gli animali, servono sicuramente per facilitare alcuni aspetti di comprensione ma indubbiamente complicano le cose a chi conosce poco la materia. Un erbivoro, ad esempio, non è un vegetariano, perché mangia anche piccoli animali: credete che una mucca o un cervo puliscano le foglie che stanno mangiando dalle coccinelle che vi sono appoggiate sotto o dalle formiche che vi passano sopra?

Questo significa che per quanto il loro cibo ideale, ovvero il cibo su cui l’apparato digerente è stato progettato (dalla natura o da Dio non si sa), sia l’erba, la natura li ha dotati di organi per digerire di tutto.

Ma cosa succederebbe se invertissimo per proporzioni, ovvero dessimo alla mucca più cibo animale che vegetale? L’abbiamo chiamata mucca pazza.

Allo stesso modo, dire che l’essere umano è fruttariano, …

… significa dire che l’apparato digerente è progettato per la frutta con la possibilità di smaltire piccole quantità di sostanze estranee.

Allontanarsi dal cibo ideale sovraccarica degli organi digestivi più del dovuto, generando un disturbo o una malattia acuta. Se persiste questo tipo di alimentazione si arriva ad una condizione patologica con un intero metabolismo alterato.

L’uomo moderno, e soprattutto quello occidentale, sta pagando a caro prezzo questo tipo di dieta: aumento di allergie, aumento di malattie di tutti i tipi compreso il cancro, vecchiaia farmaco-dipendente, morte prematura.

Chiarito il significato di “fruttariano”, vediamo una sintesi di alcuni punti importanti per comprendere quanto ci siamo allontanati dalla nostra alimentazione primordiale.

1- L’aspetto esteriore

Il corpo umano si presenta con una muscolatura piuttosto debole, senza artigli, lento nella corsa e senza zanne o denti aguzzi. E’ invece un abile manipolatore e arrampicatore. Difficile pensare che quindi possa essere un predatore per cacciare animali e mangiarne la carne. In maniera intuitiva chiunque lo metterebbe tra le prede e non tra i predatori.

2- L’aspetto interiore

Saliva poco acida, grandezza dello stomaco come il pugno, intestino di lunghezza media. Questo assetto non è adatto né per la carne (cruda) per cui ci sarebbe bisogno di maggiore acidità, né per tutti i tipi di erba, poiché non abbiamo la chimica adatta per demolire molecole troppo resistenti e complesse.

3- Le necessità

In natura c’è bisogno di correre per scappare da un pericolo anche all’improvviso. Essere sazi fino a generare sonnolenza è un’assurdità. Infatti i cibi crudi saziano già in bocca e la sensazione di fame cessa quando lo stomaco non è ancora pieno, e in questo modo il corpo rimane sempre attivo pur alimentandosi. La cottura, il sale, l’olio e altri condimenti della dieta moderna, ingannano la bocca e la sensazione di sazietà arriva quando lo stomaco è pieno. L’unico cibo che l’uomo è in grado di mangiar crudo è la frutta e poche varietà di vegetali.

4- La taratura dei sensi

Gli occhi sono tarati per percepire una piccola gamma di luce e in essa riescono a riconoscere maggiori sfumature di verde (parte centrale dello spettro) rispetto che al rosso o al violetto (parti estreme). Nella bocca risiedono il senso del gusto (dolce, salato, acido e amaro) e del tatto (densità, tannicità, viscosità), mentre nel naso la percezione degli aromi che ci permettono di distinguere i vari cibi, e che li lega come nessun altro senso alla memoria e alle emozioni. La frutta è il cibo di cui riusciamo a distinguere maggiori sfumature, che ci danno un senso di pienezza e soddisfazione: un’autentica esplosione di gusto. I vegetali lo fanno in misura minore. Al contrario, i cereali e i semi sono sgradevoli o poco saporiti, non appetibili. La carne o il pesce sono quasi privi di gusto e, al contrario, sprigionano una serie di odori che un naso genuino riconoscerebbe subito come cadaverici o marcescenti.

5- La pulizia

Una digestione perfetta termina con l’espulsione totale dei rifiuti perfettamente compatti e che lasci l’ano perfettamente pulito perché, ovviamente, in natura non esiste l’albero della carta igienica. Nell’uomo questo avviene solamente con una dieta esclusiva di frutta.

6- La vitalità

Se una dieta appesantisce, crea sonnolenza e stanchezza, gonfia i tessuti e gli organi, crea muco eccessivo e abbassa la vitalità, non può essere una dieta ideale.

7- L’indole

Una essere umano che ha fame e si trovasse di fronte ad un frutto, una spiga di grano o un cervo, sceglierà la via più semplice e soddisfacente. Raccoglierebbe facilmente e velocemente il frutto e lo gusterebbe in tutta serenità, mentre non si metterebbe mai a lottare contro un cervo con i rischi che ne seguono né sgranocchierebbe con gusto una spiga appena colta. Nascendo in tali condizioni, gli uomini sarebbero un gruppo pacifico perché la violenza verso gli animali non avrebbe senso di esistere.

Menzione a parte per il latte e i latticini.

Infatti non esistono i lattivori: tutti i mammiferi mangiano latte esclusivamente in fase neonatale e della propria specie. Mangiar formaggi è una cosa unica e innaturale che solo l’uomo ha deciso di fare.

Questa è la realtà della natura umana.

Purtroppo tutto questo è stato assoggettato all’artificio e alla sofisticazione.

Per cacciare, ad esempio, l’uomo non può farlo basandosi esclusivamente sulle proprie abilità e forza perciò ha bisogno di strumenti (coltelli, archi) o di costruire trappole. Operazione, tra l’altro, non priva di rischi, visto che potrebbe essere predato o farsi male.

Ha usato il calore per alterare la composizione dei cibi per abbassare la tossicità (carne, pesce, funghi); usa la stagionatura per far sviluppare microbi che pre-digeriscano sostanze eccessivamente nocive o preservino dalla naturale putrefazione (carne, formaggi); altera e copre i sapori sgradevoli (pasta, carne, formaggi).

L’allontanamento, volontario o meno, dal cibo ideale, ha generato la malattia. Essa, infatti, è la manifestazione dolorosa e fastidiosa che il corpo ci da quando cerca di pulirsi e auto-ripararsi e non è mai generata da virus o batteri. Essi, al contrario, sono microorganismi che da milioni di anni, fungono da spazzini naturali delle scorie. Ma questa è un’altra storia.

Le persone che si alimentano di sola frutta non si ammalano, sono vitali, dormono di meno ma in modo più rigenerante, ed hanno una lista farcita di vantaggi cui sono andati incontro: cessazione dei dolori mestruali, organi perfettamente funzionali, ringiovanimento della pelle, serenità mentale, etc. Ci sono tantissime testimonianze reperibili facilmente su internet.

Discorso importante sull’acqua.

La frutta è composta principalmente di acqua. Le piante la filtrano dal terreno e mangiare un frutto è come bere anche se non vi sono ruscelli nelle vicinanze. E’ un’assurdità pensare che si debba vivere bevendo acqua per tot litri al giorno perché questo sarebbe incompatibile coi spostamenti migratori o con la vita in zone o periodi privi di acqua.

I “fruttariani” non bevono mai, sudano pochissimo anche sotto sforzo o sotto il sole cocente e ciononostante sono sempre perfettamente idratati. Con la dieta moderna, al contrario, è quasi d’obbligo bere molto perché la mole di rifiuti che si riversa nel sangue porterebbe ad una concentrazione eccessiva di veleni.

Noi siamo quello che mangiamo, diceva Ippocrate.

Silvio Sciurba

http://www.fruttalia.it/

Buon Anno

Buon Anno da dariavegan :)

Buon 2012 a tutti i cuccioli appena nati, proteggiamoli…

 

Buon Natale

Auguro un Natale Sereno a tutti gli esseri viventi senzienti.

Natale doni agli umani la consapevolezza che ogni animale ha il sacro santo diritto di vivere la propria vita e di essere rispettato.

Buon Natale!

Daria Mazzali

:) ;)