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L’esercito delle scimmie condannate a morte

Monza, proteste contro un carico di 900 scimmie in arrivo alla Harlan e destinate alla vivisezione. Dal presidio arriva un appello: “Fare controlli su questa importazione record di quadrumani”

PAOLO BERIZZI inviato di Repubblica.it

MONZA – Le prime 150 sono arrivate l’altro giorno. Le altre 750 giungeranno a destinazione  –  sempre a bordo di Tir  –  nelle prossime ore. Forse all’alba, per eludere le proteste degli animalisti che, appresa la notizia, si sono mobilitati, e adesso promettono battaglia. Novecento scimmie. È uno dei più grossi carichi di animali da vivisezione mai importati in Italia. A immaginarsele tutte insieme si fa quasi fatica: e infatti i macachi, in arrivo dalla Cina via Roma-Fiumicino, vengono trasportati dalla Capitale a blocchi di centocinquanta per volta, stivati dentro gabbioni che dagli aerei cargo della Air China finiscono qui, in questo capannone sdraiato nella landa brianzola.

Nemmeno 3mila abitanti, Correzzana è conosciuta, oltreché per avere dato i natali al cantante Gianluca Grignani, per i laboratori della Harlan, multinazionale della vivisezione (presente in quattro continenti). Tecnicamente: allevamento e produzione di animali da laboratorio venduti per la ricerca e altri scopi scientifici.

Harlan – finita più volte, in questi anni, nel mirino delle associazioni che si battono per la difesa degli animali, nel 2006 fece clamore il blitz del Fronte Liberazione Animale proprio all’interno dell’allevamento di Correzzana – offre i suoi servizi a un numero imprecisato di laboratori pubblici e privati, università, ospedali, aziende farmaceutiche, laboratori in decine di paesi del mondo.

In Italia si occupa prevalentemente di sperimentazione per conto terzi e, appunto, allevamento destinato alla vivisezione: topi, ratti, conigli, cavie, primati e altri grandi mammiferi. Fa stallo per il trasferimento di cani beagle (gli stessi allevati dalla società Green Hill) e si è specializzata nella “produzione” di animali geneticamente modificati per un migliore utilizzo nella sperimentazione. Esempi? Le specie “programmate” a sviluppare il cancro o con difese immunitarie funzionali all’inoculazione dei virus della polio e del vaiolo delle scimmie.

La richiesta dei colossi farmaceutici cresce, e Harlan, sede centrale a Minneapolis, due allevamenti in Italia (l’altro è a San Pietro al Natisone in provincia di Udine) e un laboratorio (a Bresso), per reggere il mercato, risponde. E importa. Ma uno stock di queste dimensioni – 900 scimmie – non si era mai visto. I macachi destinati alla sperimentazione arrivano direttamente dalla Cina: anche se l’origine di molti esemplari, pare, sia da ricondurre alle isole Seychelles e Mauritius, paradisi delle vacanze ma anche serbatoi per la vivisezione.

L’autorizzazione italiana all’ingresso delle scimmie è stata rilasciata dal ministero della Salute. Harlan, vista l’importanza del carico, ha deciso di spezzettare l’arrivo in più blocchi, forse prevedendo anche le proteste. Che, puntuali, sono arrivate. “Questo è uno dei centri di sperimentazione più tristemente famosi in Italia – dice Paolo Mocavero, presidente dell’associazione “Cento per cento animalisti” che da ieri ha organizzato un presidio di fronte allo stabilimento di Correzzana – . La vivisezione sui primati in Italia è molto restrittiva ma le normative vengono regolarmente aggirate con autorizzazioni di veterinari compiacenti.

Chiediamo alle autorità competenti di fare controlli sulla regolarità di un’importazione così massiccia di primati”. Da qualche anno, nel mondo animalista, è attivo il coordinamento “Fermiamo Harlan”. Sono numerose le sigle che si battono contro la vivisezione e, in particolare, l’attività di questa multinazionale. Spiega Susanna Chiesa, di “Freccia 45″: “In Italia vengono sottoposti a sperimentazione 3.000 animali al giorno. La vivisezione è una falsa scienza, inutile e arcaica, attuata da persone che si arrogano il potere assoluto di decidere se e come seviziare e porre fine alla vita di altri esseri viventi. Continueremo a batterci perché questo vergognoso atto di atrocità venga definitivamente vietato”.

Sono circa 600 i centri italiani collegati alla vivisezione di animali. Due milioni e 600 mila gli esemplari utilizzati tra 2007 e 2009 (di cui 618mila usati per la ricerca sui farmaci).
Un giro d’affari da decine di miliardi, dietro il quale si nasconde un mondo fatto anche di situazioni che vanno oltre il limite della decenza e della civiltà.

L’incursione, nell’autunno del 2006, dei militanti del Fronte Liberazione Animale nel laboratorio Harlan di Correzzana, portò alla luce una realtà fino a allora sconosciuta: migliaia di roditori in pile di gabbie di plexiglas, decine di cadaveri fotografati nei frigoriferi del laboratorio, alcuni dei quali impalati con stuzzicadenti, ma soprattutto decine di macachi conservati in condizioni squallide, tra sangue e feci, prima di finire nella catena della sperimentazione. La stessa alla quale verranno avviate le 900 scimmie in arrivo dalla Cina. Durante il blitz, un’azione illegale che portò anche al danneggiamento delle strutture dei laboratori, furono liberate una ventina di scimmie e un migliaio di roditori. La protesta più recente degli animalisti è stata quella che ha preso di mira Green Hill, il canile-lager sulle colline di Montichiari, a Brescia, dove si allevano 2.500 beagle destinati alla vivisezione.

Lo scorso 10 febbraio un centinaio di animalisti hanno formato una catena umana attorno allo stabilimento: un presidio per chiedere un accelerazione dei disegni di legge in lavorazione al Parlamento e in Regione Lombardia. La soluzione del problema, secondo gli attivisti, non può essere soltanto il divieto di allevare i cani in quelle condizioni. In questo modo – hanno spiegato – Marshall, multinazionale proprietaria di Green Hill, potrebbe scegliere di non chiudere i capannoni-lager di Montichiari ma trasformarli in deposito di “smistamento” e continuare indisturbata il suo business, non allevando più i cani in loco ma semplicemente importandoli e vendendoli.

(25 febbraio 2012)

Inviato di Repubblica PAOLO BERIZZI
[email protected]
Fonte:
http://www.repubblica.it/cronaca/2012/02/25/news/scimmie_vivisezione-30468625/

Cosa succede davvero attorno all’affare Green Hill?

COSA SUCCEDE DAVVERO ATTORNO A GREEN HILL?

Facciamo una piccola sintesi di quelle che sono ad oggi le possibili ipotesi ed i tempi di chiusura dell’allevamento Green Hill messe sul piatto dalle diverse iniziative in atto o annunciate.

1 DENUNCE CONTRO L’ALLEVAMENTO PER MALTRATTAMENTO

Sono diverse le denunce e le segnalazioni presentate contro i responsabili della struttura Green Hill sia da associazioni (la nostra risale al marzo del 2011) e da cittadini privati per i reato di maltrattamento.
In questo caso qualora il magistrato si decidesse (non comprendiamo il motivo di tale lentezza nelle decisioni) ad esaminare seriamente le denunce e gli esposti che stanno arrivando sulla sua scrivania potrebbe chiedere la chiusura della struttura e il sequestro dei cani. Tale provvedimento potrebbe essere firmato anche dal sindaco di Montichiari proprio in base alle segnalazioni giunte, mentre i cani potrebbero essere sequestrati dai veterinari della ASL con un semplice provvedimento amministrativo.
Sarebbe la strada più semplice e percorribile in tempi rapidi anche se esiste la possibilità dei proprietari di Green Hill per impugnare la sentenza o il provvedimento e chiedere sia la riapertura della struttura che la eventuale restituzione dei cani sequestrati.

2 LEGGE REGIONALE CHE PROIBISCE GLI ALLEVAMENTI DI ANIMALI PER VIVISEZIONE

Il consiglio regionale della Lombardia sulla vicenda di Green Hill potrebbe intervenire in tempi rapidissimi obbligandone la chiusura con una leggina di un semplice articolo e stabilendo al contempo l’acquisto dei cani da dare in adozione pagandoli a prezzi simbolici proprio perché destinati a vivisezione e quindi contrari alla legge. In realtà per evitare che questa struttura possa riaprire in altro loco italiano è sufficiente che tutti i consigli regionali con proprio voto promuovano la medesima legge (come gia avvenuto in Emilia Romagna).

La soluzione è a portata di mano ed anche di semplice attuazione, è vero la legge è impugnabile ma acquistando o sequestrando i cani e dandoli in affido o adozione a famiglie italiane questo permetterebbe intanto di non correre il rischio di vedere i cani essere trasferiti, se poi dovesse entrare in vigore a novembre la famosa legge sulla vivisezione le leggi regionali andrebbero di fatto a decadere in quanto sostituiti dalla legge nazionale ma intanto il lager sarebbe chiuso e svuotato e non potrebbe riaprire in alcuna altra località italiana

3 LEGGE VIVISEZIONE (EMENDAMENTO DEL GOVERNO)

E’ il provvedimento che vieta in assoluto l’allevamento di cani ed altri animali destinati alla vivisezione in Italia, è il provvedimento che a prima vista potrebbe apparire più sicuro ma che presenta i maggiori rischi visti i tempi lunghi dell’approvazione (prevista entro novembre 2012 ma molti sono scettici sulla riuscita del mantenimento dei tempi visti i problemi sul tappeto che stravolgono spesso e volentieri le calendarizzazioni dei lavori del parlamento) nel frattempo i responsabili del lager hanno tutto il tempo di trasferire i cani altrove se non interviene un provvedimento tampone di sequestro secondo le altre due modalità.
Quello che non ci convince è la scelta di inserire questa decisione nell’emendamento blindato che autorizza ancora la vivisezione e la sperimentazione sugli animali a livello scientifico.

Il governo di cui l’onorevole Brambilla era ministro poteva tranquillamente vista l’urgenza della materia e le proteste che si protraggono da mesi decidere la chiusura attraverso un decreto legge (se ne fanno per cose molto meno importanti). La chiusura sarebbe stata immediata ed il sequestro dei cani avrebbe bloccato qualsiasi trasporto verso l’estero e vendita dei medesimi alle case farmaceutiche. Perché non si è agito in questa direzione? Perché non si chiede all’attuale governo di fare un decreto immediato di divieto di allevamento fuori dalla normativa europea sulla vivisezione? Il decreto (che vale tre mesi ma può essere riproposto) andrebbe a colmare un’urgenza reale. Purtroppo la scelta di ricorrere all’emendamento è stata a nostro avviso sbagliata nei tempi e nei modi, in quanto nel frattempo i cani continuano ad essere venduti alle case farmaceutiche, possono essere trasferiti con il rischio qualora il parlamento approvasse (e non è detto che ciò avvenga senza modifiche visto la potenza della lobby dei vivisettori) la legge sulla vivisezione e contemporaneamente il divieto di allevare animali per sperimentazione e vivisezione di trovarci con un allevamento svuotato dai cani. Sarebbe una piccola vittoria simbolica, ma una vittoria sulla pelle degli animali.

Ecco perché AIDAA cosi come altre associazioni animaliste si dice contraria alla legge sulla vivisezione e chiede al governo o alla regione Lombardia di intervenire subito per chiudere Green Hill e bloccare la vendita e il trasferimento di questi cani. Quello che temiamo possa stare nascosto dietro quella decisione sia un tacito accordo tra la multinazionale e le autorità per cui loro possono imperterriti continuare ad allevare (fino a novembre qui e poi altrove) i cani da vivisezionare e poi una volta (forse) chiuso Green Hill continuare tranquillamente a vendere questi cani anche ai laboratori italiani. Si tratta a nostro avviso di un compromesso assolutamente inaccettabile e che combatteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione.

Lorenzo Croce
Presidente Nazionale Aidaa
Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente

http://aidaa-animaliambiente.blogspot.com/

 

Ricerca senza animali

Ricerca senza animali – appuntamento a Roma

L’OIPA, la LAV, l’Enpa, I-Care Italia, la Lega Nazionale per la difesa del cane, e la LIMAV Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione organizzeranno il prossimo mercoledì 1 febbraio, dalle 9 alle 13, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati in via Poli 19 a Roma, l’incontro “Ricerca:

 l’Italia non perda il treno per una scienza sicura e senza animali. I principi e i criteri direttivi per l’attuazione della direttiva europea”.

Il 2012 infatti è l’anno decisivo per i cambiamenti legislativi che regolamentano l’uso degli animali in ambito sperimentale, ed entro il 10 novembre l’Italia dovrà recepire la direttiva 2010/63/UE.

Dopo le polemiche sulla possibilità di uso di cani e gatti randagi, nel pieno della battaglia per la chiusura di Green Hill, ora c’è un’occasione unica che non possiamo perdere per ottenere un testo di legge che nonostante i limiti giuridici e politici affermati a Bruxelles sia concretamente in ambito nazionale più restrittivo nel ricorso al “modello animale” e che implementi la diffusione e l’affermazione dei metodi alternativi nella ricerca.

Recentemente nell’esame della “Legge Comunitaria 2011” è stato approvato un importante emendamento in Commissione Affari Sociali alla Camera che fissa i criteri vincolanti di recepimento della direttiva, il primo dei diversi Sì necessari.

L’iniziativa del prossimo 1 febbraio è copromossa da varie associazioni a sostegno di tale emendamento affinché non venga persa l’opportunità della sua approvazione.

La sperimentazione animale è una pratica sempre più osteggiata sia dalla parte scientifica che dall’opinione pubblica. Mai come negli ultimi mesi le proteste contro l’utilizzo di animali nella ricerca hanno preso eco nei media e nella popolazione. L’Italia ha la possibilità di dare voce ai cittadini che rappresenta votando a favore di questo emendamento che darà modo di tutelare tutte le cavie nell’ottica di raggiungere il traguardo di una ricerca senza animali.

Agenda:

Argomento:
Illustrazione dell’emendamento comma per comma
 Relatore:
Associazioni copromotrici
 
 Argomento:
Interventi programmati
 Relatore:
IPAM – Italian Platform on Alternative Methods
Parco Faunistico Piano dell’Abatino
 
 Argomento:
Considerazioni tecnico-scientifiche sui commi espressi nell’emendamento
 Relatore:
Dott. Stefano Cagno – Dirigente Medico Ospedaliero – Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate (MB)
 
 Argomento:
Poteri dell’Unione Europea e autonomia degli Stati membri in merito al recepimento della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici
 Relatore:
Prof. Eugenio Picozza – Avvocato cassazionista, Ordinario di diritto amministrativo presso la Facoltà di Giurisprudenza della Università di Roma Tor Vergata

Interventi Ministero della Salute e parlamentari

Invitiamo chi volesse assistere alla conferenza ad accreditarsi entro e non oltre lunedì 23 gennaio inviando un’email con nome e cognome all’indirizzo [email protected]

——–

Francesca Lavarini
Delegata OIPA Onlus
Roma e Provincia

OIPA Italia Onlus
Organizzazione Internazionale Protezione Animali
[email protected]

http://www.oipa.org/

Green Hill in Inghilterra

In Inghilterra Green Hill si rifà il look per le prime riprese autorizzate

Scritto da Roberta Ragni

L’insediamento lager Green Hill, in Inghilterra nell’East Yorkshire, apre per la prima volta i cancelli alle telecamere. Non era mai successo in 37 anni. E per l’occasione si rifà il look, mostrandosi come un luogo ameno, pulito e quasi accogliente. E non si tratta di certo di un caso fortuito. È atteso a breve, infatti, il risultato dell’appello presentato dalla multinazionale Marshall alla decisione del Consiglio Comunale di Hull, che lo scorso giugno disse no alla realizzazione dei nuovi stabulari. Sarà il Segretario di Stato per le comunità ed i governi locali, Eric Pickles, noto politico del partito conservatore, a pronunciarsi nei prossimi giorni sulla delicata questione.

La forte pressione degli animalisti e dell’opinione pubblica continua a mettere i bastoni tra le ruote alla Marshall, proprio come è successo in Italia qualche giorno fa, quando 5 attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill, eludendo la guardia dell’allevamento, erano saliti sul tetto del capannone di Montichiari (BS) per impedire che i carichi di cuccioli venissero trasferiti verso i laboratori.

Si tenta allora il tutto per tutto e si lascia che i giornalisti di skynews riprendano le immagini di teneri beagle scodinzolanti, http://news.sky.com/home/uk-news/article/16094002 , liberi di correre fuori dalle loro prigioni. A fare da sfondo un bellissimo gioco come quelli che si vedono nei parchi per bambini, con tanto di scivolo. Non una deiezione sul pavimento, nessun animale maltrattato. Solo tanti sorrisi, tante carezze e tanto amore. L’ambiente è asettico e pulitissimo. Tutti indossano guanti, mascherine e camici immacolati. Quanta ipocrisia in queste immagini! Perché a Green Hill, un nome che dovrebbe far pensare a bucoliche colline, va invece in scena quotidianamente l’orrore. Perché dietro le mura di Green Hill, protette da filo spinato, telecamere a circuito chiuso e guardie, si “fabbricano” cani destinati alla vivisezione.

Loro, i cani protagonisti delle riprese di Sky, forniscono sangue per la sperimentazione medica. Se verrà costruito il nuovo stabilimento, altri beagle saranno destinati a testare gli effetti de dei prodotti farmaceutici. Ovviamente, i profitti sono assicurati, visto che ogni esemplare può valere 1600 sterline. L’azienda si rifiuta di dire quanti cani di razza prevede di ospitare nei nuovi edifici, ma gli attivisti parlano di circa 2.000 esemplari. La Marshall, intanto, ci tiene a sottolineare che i nuovi cani non aumenteranno le forniture per la vivisezione. Servono a  evitare gli acquisti dall’estero, “a ridurre il numero degli animali importati”.

Ma credono davvero di poterci ammaliare con le loro belle storielle? Ci auguriamo vivamente che l’appello non venga accolto in Inghilterra e che nessuno cada nello squallido tranello.

Roberta Ragni

Il video di SkyNews:

http://news.sky.com/home/uk-news/article/16094002

Fonte:
http://www.greenme.it/informarsi/animali/6058-vivisezione-inghilterra-green-hill

Test di tossicita’ robotizzati

Test di tossicita’ robotizzati

Senza uso di animali, si basano su cellule umane, sono veloci ed efficaci.

(CHEMICAL TESTER: With the help of this robot, government scientists will test the toxicity of 10,000 chemicals for the first time. Image: Courtesy of EPA)

Un interessante articolo di Scientific American illustra un metodo robotizzato per i test di tossicità delle sostanze chimiche, che non usa animali, è veloce, affidabile – al contrario dei test su animali – e decisamente meno costoso.

Questa tecnica robotizzata viene usata all’interno del programma ToxCast (poi ribattezzato Tox21 nella sua forma più estesa) dell’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) del governo statunitense.

L’articolo di Scientific American, intitolato “Un robot permette test ad alta velocità delle sostanze chimiche”, spiega che delle oltre 80.000 sostanze chimiche utilizzate negli USA, solo 300 circa sono state sottoposte a test di tossicità, e solo 5 sono finora state vietate o sono state in qualche modo limitate nell’uso.

Ora saranno invece sottoposte a test circa 10.000 sostanze usate nell’agricoltura e nell’industria, utilizando questa nuova modalità di test rapido per caratterizzarne la bioattività e poterne prevedere gli eventuali rischi. I test possono facilmente essere ripetuti più volte, con diverse concentrazioni delle sostanze.

L’apparecchiatura è formata da lastre in plastica su cui si trovano 1536 minuscoli fori in cui il robot lascia cadere quantità variabili delle diverse sostanze chimiche, che vanno a reagire con cellule umane e proteine umane. In pratica, ogni lastra ha 1536 sperimentazioni in corso in contemporanea. Una pila di 100 lastre può dunque contenere oltre 150.000 combinazioni di sostanze e cellule target.

Afferma l’articolo di Scientific American: “Il braccio robotico e i suoi minuscoli pozzi da 5-10 microlitri sostituiscono i vecchi sistemi della tossicologia – i test su animali. Oltre a essere lenti e oggetto di controversie, i test su animali non rivelano come una sostanza chimica possa agire sull’organismo umano, né danno alcuna indicazione sul meccanismo attraverso cui una data sostanza produce effetti tossici. Eseguendo semplicemente i test robotizzati, l’EPA e le agenzie collegate genereranno in pochi anni più informazioni sulla tossicità delle sostanze chimiche rispetto a quanto sia stato fatto nell’ultimo secolo.”

Questo metodo è già stato usato per esaminare oltre 2500 sostanze, incluse quelle usate per ripulire la fuoriuscita di petrolio della BP avvenuta nel 2010 nel Golfo del Messico.

Inoltre sarà possibile studiare gli effetti combinati di diverse sostanze chimiche, e gli effetti di basse dosi di sostanza.

Afferma il biologo David Dix, direttore del centro nazionale per la tossicologia computazionale dell’EPA: “Siamo convinti che quando esamineremo queste 10.000 sostanze, scopriremo molte attività di cui finora non sapevamo nulla”.

Le nuove informazioni che il metodo robotizzato consentirà di scoprire potranno, secondo l’articolo citato, “consentire alla tossicologia di evolvere da scienza reattiva a scienza predittiva; per esempio, i modelli della tossicità sul fegato basati sui test chimici potranno predire come le nuove sostanze interagiranno con il fegato, sulla base della struttura molecolare e di altre informazioni.”

Fonte:
Scientifica American, Robot Allows High-Speed Testing of Chemicals, 13 ottobre 2011
http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=robot-allows-high-speed-chemical-testing

Da AgireOra:
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1211

Nuove linee guida per la didattica su animali in India

INDIA: 18 MILIONI DI ANIMALI L’ANNO SALVATI DALLA VIVISEZIONE A SCOPO DIDATTICO GRAZIE ALLE NUOVE LINEE GUIDA IN VIGORE DALL’ANNO ACCADEMICO 2011-2012

18 milioni: è questo il numero di animali stimato dal governo indiano che, a partire da quest’anno accademico, verranno salvati dalle sperimentazioni didattiche nelle Università e nelle Scuole Superiori indiane a seguito di una nuova direttiva ottenuta tramite il Mahatma Gandhi Center – Doerenkamp-Zbinden Foundation.

“Le dissezioni di animali sono state introdotte nel 1920 per aiutare nello studio dell’anatomia, della fisiologia e dell’evoluzione, quando ancora c’erano poche esercitazioni nei laboratori di Zoologia. Così la dissezione di animali, come ambito del curriculum di Zoologia, è vecchia di circa 90 anni”.

Inizia così il preambolo dell’University Grants Commission, New Delhi, nella sua nuova normativa “Linee guida per dismettere progressivamente la pratica della dissezione e della sperimentazione animale in zoologia e biologia” (“Guidelines for discontinuation of dissection and animal experimentation in Zoology/ Life Sciences in a phased manner”). Questa normativa ha portato a bloccare la quasi totalità delle sperimentazioni didattiche nelle Università e nelle Scuole Superiori del Sub Continente Indiano.

Ma il progetto contro la didattica universitaria che, oltre a uccidere e sezionare un enorme numero di animali, serve anche per “addestrare” gli studenti, futuri ricercatori, a considerare gli animali degli oggetti viventi (nelle pubblicazioni e nei libri di testo, infatti, gli animali rientrano nella voce “materiali”) nasce parecchi anni fa.

Il progetto nasce in parallelo negli Stati Uniti (dove già il 70% delle Medical School non utilizza più animali nella didattica) e in Europa, principalmente in Svizzera e in Italia. I progetti in Europa sono stati creati e coordinati dal Dr. Massimo Tettamanti.

Anche a seguito dei primi successi ottenuti in Italia, dove attualmente circa il 70% delle facoltà scientifiche non utilizza più animali a scopo didattico, viene creato nel 2006 il centro I-CARE, International Center for Alternative in Research and Education (Centro Internazonale per le Alternativa nella Ricerca e nella Didattica) – http://www.icare-worldwide.org/

Nel corso di questi anni, questi sono alcuni dei risultati ottenuti grazie al lavoro di I-CARE:

– Vengono chiusi/bloccati esperimenti con animali ed effettuate sostituzioni con metodi senza uso di animali in Italia, Europa dell’Est, Asia e Africa. Particolarmente importante l’esito delle sperimentazioni bloccate in Corea del Sud, che ha visto un effetto domino con numerose facoltà che hanno iniziato ad utilizzare metodi scientifici sostitutivi.

– Vengono riabilitati ad oggi 7569 animali salvati dalla morte in laboratorio.

– Vengono organizzati convegni nazionali e internazionali, seminari e corsi teorico-pratici sui metodi di ricerca senza animali. In Italia i corsi sono organizzati in collaborazione con il Laboratorio di Analisi e Ricerca di Fisiopatologia (LARF), Università di Genova.

Nel 2009 viene creato all’interno del Governo Indiano il Mahatma Gandhi Center – Doerenkamp- Zbinden Foundation. I fondatori e coordinatori di I-CARE, Dr.ssa Shiranee Pereira e Dr. Massimo Tettamanti, ne sono Advisor (consulenti).

Il Mahatma Gandhi Center svolge varie e numerose attività che raggiungono il riconoscimento internazionale soprattutto al recente Congresso Mondiale sui Metodi Alternativi (Eighth World Congress on Alternatives in Life Sciences) svoltosi a Montreal, Canada, dal 21 al 25 agosto 2011. Al Congresso sono stati presentati 4 progetti sui metodi scientifici sostitutivi in vari campi della sperimentazione e lo studio intitolato: “Outcome of the effort of MGDC to drop/reduce dissections in the life science curriculum” (Risultati del lavoro del Mahatma Gandhi Center per evitare/diminuire la pratica della dissezione nello studio delle scienze biologiche), è stato giudicato il migliore al mondo per la sessione “Alternatives in Education” (Alternative nella Didattica).

Dichiara il Dr. Massimo Tettamanti: “A seguito dei risultati ottenuti in Europa e Asia, in questo momento I-CARE è impegnato soprattutto a creare progetti contro la vivisezione in Africa e siamo in cerca di uno sponsor per ottenere, anche nel continente africano, i successi ottenuti nel subcontinente Indiano e in Italia.”

I-CARE chiede l’aiuto anche delle singole persone che si schierano contro la sperimentazione animale, su basi etiche e scientifiche. Tutti possono dare un aiuto in questo momento storico nella lotta alla vivisezione, per sostenere le attività di I-CARE, anche con una piccola donazione. Le donazioni sono molto importanti per portare avanti le attività dell’associazione.

Si può donare tramite bonifico sul seguente conto bancario, intestato ad “I-CARE Europe”:
IBAN: IT33 R052 1651 0100 0000 0002 493
oppure andando sul sito http://www.icare-italia.org/

Grazie a tutti.

Lo staff di I-CARE

http://www.icare-italia.org/

Cruelty-free 2013

Ecco le petizioni da firmare per far rispettare la data del divieto di test cosmetici su animali.

Già da un anno e mezzo stiamo divulgando le petizioni da firmare al fine di sostenere le iniziative internazionali di tante associazioni che chiedono all’Unione Europea di confermare il divieto assoluto di vendita di cosmetici con ingredienti testati su animali entro il marzo 2013, ed evitare uno slittamento di questa data.

Dato che la Commissione Europea, il Parlamento ed il Consiglio decideranno sulla materia entro i primi mesi del 2012, serve un ultimo sforzo per divulgare le petizioni attive e cercare così di arrivare al traguardo di un iter legislativo che è iniziato quasi 20 anni fa nell’UE: il divieto assoluto di vendita di cosmetici con ingredienti testati su animali, in qualunque parte del mondo questi test siano eseguiti.

Per questo abbiamo approntato una campagna, “Cosmetici cruelty-free entro il 2013″, in cui vengono raccolti sia gli articoli di approfondimento su questo tema, sia, soprattutto, le petizioni da firmare on-line e un modulo cartaceo da scaricare e far firmare ai tavoli informativi, ma anche ai propri amici e conoscenti.

Non è difficile trovare sostegno su questo tema, perché tutti sono contrari ai test su animali per i cosmetici. Ma l’aspetto “cosmetici” è solo una parte della questione, che ha risvolti molto più ampi.

Infatti, la battaglia per abolire i test cosmetici è stata il motore trainante per l’eliminazione dei test su animali anche in tutto il settore dei test di tossicità (cioè tutti quei test che vengono fatti su ogni sostanza chimica per poter valutare la sua sicurezza prima della messa in commercio, in qualsiasi campo essa venga usata): ogni sviluppo di metodi alternativi per i “test cosmetici” ha ripercussioni su TUTTO il settore dei test di tossicità e quindi salva moltissimi animali, in tutto il mondo; questa è una cosa GRANDIOSA e importantissima.

Per questo è ancora più importante far applicare davvero il divieto totale nel 2013.

Invitiamo dunque tutti a visitare la pagina della Campagna:
Cosmetici cruelty-free entro il 2013
firmare le petizioni indicate e divulgarla il più possibile, invitando le persone a visitarla e a firmare.

Grazie!

AgireOra Network 

29/09/2011

http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1202&