Critica al film: “Allacciate le cinture”

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Andrea Dolcini , giornalista pubblicista, scrive una critica al film:
“Allacciate le cinture”, uscito il 6 marzo scorso nelle sale.
Regia di Ferzan Ozpetek, Sceneggiatura Ferzan Ozpetek, Gianni Romoli

“Caro Ozpetek,

ho visto ieri sera il suo film (cinema Saffi a Forlì) di cui mi piacerebbe capire meglio alcuni aspetti:
– io sono vegano e animalista (ho 49 anni sono vegetariano da 30 e vegano da 20); nel film ho contato almeno una decina di battute relative ai vegani (più la scena della Ricci che di nascosto addenta una salsiccia) che sono una selezione dei più banali e ritriti stereotipi (da palcoscenico del Bagaglino per intenderci) sull’argomento;
– il film contiene, come già in altre sue opere, battute sull’omosessualità ma in questo caso la finalità, l’utilizzo, è autoreferenziale; insomma “portano voti” alla causa, e se il personaggio A fa una battuta sessista c’è sempre il personaggio B che in qualche modo replica e così sottolinea la scarsa apertura mentale di A. Per i vegani, invece, solo parodia senza repliche;
– ho pensato che, va beh, visti i temi del film (soprattutto nel secondo tempo con la malattia della protagonista) fosse necessario un personaggio come la Ricci che garantisse un bilanciamento comico nella trama; non so se lei e Romoli avreste mai previsto che l’iniezione massiccia di fesserie sui vegani non solo compensasse la parte drammatica del film ma addirittura ne annullasse l’intensità; insomma, ieri sera il pubblico (perchè come Ozpetek teme: “si pensa che il pubblico voglia solo ridere”) era stato talmente imbottito di umorismo da Colorado e dintorni che, attenzione, quando la Minaccioni muore è scattata la risata anche davanti alla scenda dell’infermiera che toglie lenzuola e cuscino e poi, AGGHIACCIANTE, anche davanti al letto vuoto contemplato dalla Smutniak: son soddisfazioni, Ozpetek e Romoli? Oppure chissenefrega, la sala era stracolma, la gente ha riso, il passaparola è garantito e così l’incasso è assicurato e allora a posto, missione compiuta?
– per la mia etica che non accetta visioni razziste e sessiste – e ovviamente anche speciste, se il significato vi è noto (non è sarcasmo, è che dopo la visione del film il dubbio è sorto) – le battute sui vegani e il contesto nel quale sono state utilizzate mi hanno dato la stessa sensazione di disgusto, o meglio di rifiuto, che provo quando sento un Gasparri qualunque parlare di omosessualità citando arbitrariamente il Gay Pride e altre idiozie e altri cliché da benpensanti e “tolleranti” dei nostri giorni; per me razzismo, sessismo e specismo sono tematiche che devono essere affrontate assieme, per voi è ovvio ci si deve limitare alle prime due (il conformismo lo richiede; e seppelliamo Pier Paolo Pasolini un’altra volta, tanto ormai…);

– in più, e sto per finire, le battute della figlia della protagonista sembrano un plagio, una versione grossolana di una scena tratta dal film “La Crisi” (da minuto 1’34” http://www.youtube.com/watch?v=wdEE1a3SoMw ) dove però – se a qualcuno poteva apparire grottesco il modo in cui venivano discusse da due adolescenti le tesi animaliste-alimentari era altrettanto grottesco il bersaglio delle loro critiche; nel vostro film invece la Ricci è un ebete da combattimento e la bambina, porella, è una povera bambina che è stata influenzata da cotanta zia;
– cari Ozpetek e Romoli, vi ringrazio almeno per non aver inserito una battuta tipo “anche Hitler era vegetariano!” che pure era della qualità del vostro repertorio; nel caso, per il prossimo film, se volete posso darvi informazioni per smentirla (e anche se fosse stato vero, e non era vero, ben altri dittatori erano carnivori per cui almeno su questo piano non riducetevi al ragionamento ottuso per cui “individuo cattivo vegetariano, tutti vegetariani cattivi e se portano esempi di vegetariani famosi e virtuosi devono indicare anche quelli famosi per le loro nefandezze”);
– speravo che dopo un paio di punturine anti vegani nell’ultimo film di Zalone la moda del “dagli al vegano” fosse estinta ma con il vostro film mi sono ovviamente ricreduto; aspettiamo il prossimo fulgido esempio di “artista” infervorato dalla coraggiosa missione di, è il caso di dirlo, “bastonare il cane che affoga” o gallina o mucca che va al macello; perchè il problema non è il mio orgoglio ma quella che sembra, sembra soltanto, la vostra ignoranza sul tema;

Ho finito: immagino che questa mail finirà (se ci arriverà) sotto gli occhi di qualche segretaria/o che non la inoltrerà ai diretti interessati. Non riceverò risposte, a posto lo stesso.
Caro Ozpetek, ho letto (e ho citato sopra) che lei ha affermato che al cinema “si pensa che il pubblico voglia solo ridere”; con il suo ultimo film lei ha invece dato un forte contributo per avvalorare questo pensiero: contento?

Buone cose”,

Andrea Dolcini – Forlì

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