Guarda chi mangi

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Domenica 21 febbraio, alle ore 15:30
Piazza CLN, 10123 Torino

Il gattino nasce. Ha lunghe vibrisse, piene d’amore per la propria mamma. La cerca. La cerca come fanno tutti i bambini, umani ed animali. Ha ancora gli occhi impastati di sogni. Ha tutto un mondo da scoprire. E’ appena nato. Nemmeno il tempo di accoccolarsi nelle fusa di sua mamma che mani invisibili lo afferrano, lo sollevano, senza nemmeno troppo garbo, e lo mettono in una gabbia. Lo lasciano lì. Il gattino miagola, vuole la mamma. La mamma miagola, vuole suo figlio, ma non può raggiungerlo. Anche lei è chiusa in una gabbia, dalla quale non è mai uscita. E’ lì dentro da tanti, troppi anni. Ha continuato a partorire figli che le sono stati portati via subito dopo il parto. Figli che non ha potuto allattare, coccolare, amare.
Lei non ha visto quando sono morti. Dicono che un genitore non dovrebbe mai sopravvivere ai suoi figli. Certo, lei non li ha mai visti morire, ma è successo. Più volte.
Dopo qualche mese di prigionia, il gattino viene trasferito in una stanza dove ci sono altri gattini, più o meno della sua età, poi qualcuno gli punta alla tempia una pistola captiva e spara. Il proiettile non lo uccide, lo stordisce al punto che tutto attorno si fa confuso. Ma sente ancora. Sente l’acqua bollente che gli brucia il pelo, gli fa scoppiare le iridi e gli gonfia la lingua, quando viene gettato in un pentolone. In quella stanza, farfalle di sangue alle pareti, sul pavimento. Il gattino sente la pelle staccarsi dal corpo, la carne calda, poi chiude occhi ormai senza iridi e s’addormenta, planando sul fondo della pentola. Nessuna madre a cantargli una dolce ninnananna, però.

Ora, sostituite questo gattino e sua mamma con una scrofa e il suo maialino, con una pecora e il suo agnellino, con una gallina e il suo pulcino. Basta cambiare un po’ l’ambientazione, la tipologia di morte, ma, più o meno, la trama è sempre la stessa. Animali che nascono per essere uccisi. Riflettiamo su questo paradosso. Di solito si nasce per vivere il più a lungo e serenamente possibile. Quasi 150 miliardi di mammiferi ogni anno, invece, nascono per essere assassinati. E nel mezzo, un ergastolo da innocenti. E nel mezzo, la privazione di qualunque diritto che dovrebbe essere normale possedere, essendo esser viventi e senzienti.
Quasi 150 miliardi esistenze ammmazzate ogni fottuto anno. Per il cibo. Se a loro, aggiungiamo pesci e volatili, puff, il conto sale, sale, sale. Fino a raggiungere livelli di incolacolabile mostruosità.

Mangiare carne significa assassinare.
Mangiare carne significa costringere animali a diventare dei numeri su un cartellino, degli oggetti in un frigo, dei prezzi in una vaschetta.
Mangiare carne significa destinarli ad un’esistenza di sofferenza e dolore.
La fettina che hai nel piatto apparteneva ad un animale a cui hanno tagliato la gola per placare la tua gola.

Dire NO alla carne, significa dire NO a prigionia, sofferenza e morte.
Dire SI’ alla carne, significa armare le mani di chi imprigiona animali ( cani e gatti in Cina, polli e maiali in Italia ), sgnifica caricare la pistola captiva del proiettile che penetrerà nella testa di un’esistenza, significa gettare le fondamenta dei moderni campi di concentramento, gli allevamenti intensivi, signfica essere madri e padri che danno pezzi di altre madri e di altri padri ai propri figli che sminuzzano, con forchetta e coltello, altri figli.
Dire SI’ alla carne significa riunire famiglie di polli, mucche, pesci, maiali, non dentro la stessa tana, ma nel medesimo apparato digerente, quello umano.

Se anche tu, come noi, provi nel cuore un fremito di rabbia per queste continue ingiustizie, se anche tu potrai dire un giorno di aver contribuito a rendere la morte degli animali ciò che realmente è, un DELITTO, non limitarti a likare i video delle manifestazioni informative contro il consumo di carne ( e derivati animali ).
Sii TU parte del cambiamento.
Sii TU chi gli animali ringrazierebbero, se potessero farlo.
Ti aspettiamo per urlare tutti assieme “PER TUTTI GLI ANIMALI… LIBERTA'”.

I nostri nipoti un giorno ci chiederanno: “Dov’eri tu durante l’Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili?” A quel punto, non potremo usare la stessa giustificazione per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo.
(Helmut Kaplan )

Info alla pagina Facebook
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