In Cammino per Santiago

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Ciao Laura (Akentos) e grazie per aver accettato di raccontare ai lettori di Meglio Crudo la tua avventura sul Cammino di Santiago. Penso che sia difficile trovare qualcuno che non ne abbia almeno sentito parlare, ma ti chiederei, in apertura, di descrivere brevemente cos’è ed in cosa consiste…

Il Cammino di Santiago non è uno solo, ve ne sono diversi, con lunghezze differenti; ad esempio, il “primitivo”, quello “del nord”, “la via della plata”, ed altri. Il “francese”, attualmente, è il più battuto. Quest’ultimo può iniziare da Saint-Jean-Pied-de-Port, un paesino che sta sul versante francese dei Pirenei, oppure da Roncisvalle, sul versante spagnolo; io ho percorso una parte di quello francese, partendo da Saint-Jean, fino a Villafranca Montes de Oca, per un totale di 270 chilometri. Il percorso è contrassegnato da frecce o conchiglie gialle su fondo blu.

Il “francese” è un pellegrinaggio lungo circa 800 chilometri, alla fine dei quali si può ottenere la “Compostela”, ossia la certificazione di come si è arrivati a Santiago. In effetti, per avere la Compostela basta percorrerne gli ultimi 100… è una cosa strana per cui tu puoi percorrere 650 chilometri e non ottenerla. Ma a molti pellegrini, me compresa, non interessa perché la vera meta del Cammino è il Cammino stesso!  In cosa consiste? Cammini! (risata)

(risata) Certo! Cosa ti ha spinto a farlo?

Ha chiamato! Più di una volta in questi anni mi sono fermata a pensare seriamente alla partenza, trovando sempre qualche motivo per rimandare. Questa volta una persona mi ha riferito che sarebbe partita a fare il Cammino con un viaggio organizzato dal CAI. Non avevo intenzione di aggregarmi ad un viaggio organizzato, ma la cosa mi ha stuzzicata; sono tornata a casa ed ho detto a mio marito “Parto!” e lui, (che negli stessi giorni ascoltava i racconti entusiastici di una persona che l’aveva percorso per ben 3 volte!) mi ha risposto: “Parto anch’io!”. Era il mio momento! Poi, se mi chiedi se ho trovato qualcosa ti rispondo di si, anche se non è quello che cercavo. Ma si dice che il Cammino non ti dia quello che cerchi, bensì quello di cui hai bisogno.

Quindi sei comunque soddisfatta di ciò che hai trovato?

Si! Ripartirei seduta stante! È la prima volta in vita mia che non sono contenta di essere tornata a casa! Io sono come un gatto, sto bene a casa mia, ma questa volta è diverso. Il Cammino continua a lavorare dentro di me, anche ad un mese dal rientro ed ho testimonianze che sia così anche per altre persone.

Cos’hai trovato di così particolare che ti ha lasciato quest’impronta indelebile?

Innanzitutto le persone. Sul Cammino francese incontri tante persone, accomunate tutte dallo stesso scopo: percorrere il Cammino. Ognuno di essi ha una particolarità: ad esempio, c’era una donna coreana che lo faceva perché lo avrebbe voluto fare la figlia, che è morta prima di poter realizzare il suo desiderio. Incontri persone di tutto il mondo, le guardi un attimo mentre cammini, loro ti sorridono, tu sorridi loro, e questo sorriso è una cosa infinita! Ti capita di parlare con persone che magari non capisci, però ti entrano dentro!  Un esempio per tutti: mio marito è partito mettendo in chiaro che a lui non interessava socializzare (è un tipo schivo). Alla fine della prima giornata, lui che parla solo italiano, ha detto: “Laura, io non capisco niente di quello che dicono: non va bene!”. Al terzo giorno ha affermato di voler studiare spagnolo appena tornato a casa! Al quinto giorno cucinava con due donne coreane che non parlavano una parola di italiano! Capisci ciò che voglio dire? Si entra in connessione profonda!  Abbiamo fatto amicizia con molte persone, quasi tutte straniere. Io non parlavo spagnolo da 25 anni, ma ho parlato di tutto, qualsiasi argomento. E poi cammini, cammini e… cammini!

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Come ci si sente a camminare così tanto?

Ad un certo punto non ne potevo più… Le scarpe erano diventate strette, in realtà erano i piedi ad essersi gonfiati e come li poggiavo a terra sembrava che si volessero spaccare. Mi facevano male tutti i muscoli; guardavo le altre persone e le trovavo esattamente come me, sfinite e piene di dolori. Se ti fermi sei perduto, senti appieno tutto lo sforzo e poi… ti guardi intorno, guardi le altre persone ed in tutte le lingue del mondo senti ripetere “È il cammino!”, si fa un’alzata di spalle, si sorride e si è felici. Non so perché… secondo me i pellegrini sono persone un po’ pazze, perché capita anche che arrivi in posti bellissimi, ti rendi conto che sono bellissimi, ma tu vuoi soltanto camminare, continuare, arrivare alla prossima tappa. Non c’è nessuno che ti corre dietro, ma senti questo grande bisogno di andare avanti. Se hai una tendinite la paura più grande è quella di non poter continuare. Non ci sono spiegazioni per questo, ma è una cosa bellissima!

Da come lo descrivi sembra quasi che si venga “rapiti” dal Cammino…

È proprio così! La prima notte abbiamo dormito con una signora francese che il giorno dopo è caduta ed ha perso i due denti davanti: è dovuta tornare a casa; un’altra ragazza è stata male ed ha dovuto interrompere l’esperienza. Noialtri che continuavamo, eravamo molto dispiaciuti per le persone che avevano dovuto desistere. Penso che fosse soprattutto il pensiero che potesse capitare anche a noi… ma la tristezza era dovuta anche al fatto che sapevamo tutti quanto fosse duro mollare. Forse proprio questo ci aiutava a capire la disperazione di chi doveva abbandonare… C’è stato un giorno, precisamente il nono, in cui non ne potevo proprio più, continuavo a dirmi: “chi me l’ha fatto fare?”. Una giornata di sole, campi di grano, una pianura monotona… Avevo un taglio sotto il piede, le vesciche, mi stava iniziando una tendinite… Non sentivo niente di quello che stavo cercando, solamente questa noia che non finiva più e tutti gli altri che mi superavano. Fare 30 chilometri con questi pensieri è atroce! Ad un certo punto, la sensazione è diventata talmente insostenibile che ho cominciato a camminare velocemente, tanto che ho lasciato indietro tutte le persone che prima mi avevano superato. Arrivata dentro al paese di destinazione, mi sono vista riflessa su una vetrina e mi sono spaventata per la mia bruttezza! Sembravo la cattiveria in persona! Mi sono detta: “Laura, bisogna che tu sorrida un po’ di più!”. Non era bello né per me né per gli altri che mi vedessero in quello stato! Allora mi sono ricomposta; seduta su una panchina, mi sono tolta le scarpe ed ho dato un po’ di sollievo ai piedi: ormai ero arrivata.  Ma il Cammino non è solo questo… è anche avventura, divertimento, risate, libertà, prove di diversa natura, trovarsi soli con se stessi. E poi il contatto con le forze della natura (i primi due giorni si è camminato sotto la pioggia incessante, con il fiume che è esondato in più punti), la bellezza degli animali, tantissime cicogne…

Come vi siete organizzati per dormire?

Ogni paese lungo il Cammino è attrezzato per dormire e mangiare. Per dormire ci sono gli “albergues”, strutture specifiche per pellegrini, con camerate di diversa grandezza. Quelli comunali costano circa 6 euro, mentre quelli parrocchiali, in genere, chiedono una donazione, si da in base alla propria disponibilità. Si trovano anche strutture private: per una decina di euro abbiamo pernottato in una villa bellissima, dove la padrona di casa ti cura anche i piedi, ti mette i cerotti, ti dice tutto quello che devi fare per stare bene. Nel giardino aveva una dépendance con tre stanze, ciascuna con 12 letti a castello.

Cammino_di_santiago_MAPPA

Quanti giorni è durata la tua esperienza?

Dieci giorni, nei quali ho fatto tappe anche più lunghe di quelle classiche. Tieni presente che io non avevo mai fatto campeggio, perché ho bisogno del mio bagno personale. Quando vado in albergo solitamente mi porto persino le lenzuola! Per me è stato un cambiamento assoluto di abitudini.

Ti sei adeguata molto!

Quando sono partita sapevo che le condizioni erano queste. Avrei potuto spendere di più e stare meglio, avere il mio bagno, ma volevo fare il cammino da pellegrino, come tutti gli altri. Tutt’ora non andrei in un campeggio, ma per il Cammino l’ho fatto!

Rispetto all’alimentazione, come ti sei trovata sul Cammino? Cosa si può aspettare un crudista che intenda percorrerlo?

Ho mangiato cicoria raccolta sui monti, delle bacche che ho pensato fossero di rosa canina, ho trovato mandorle e moltissimi ciliegi, i cui frutti, purtroppo, non erano ancora maturi. La frutta che trovi nei negozietti e nei supermercati non è buona come la nostra. A volte puoi trovare dei prezzi davvero bassi, in confronto a quelli che trovi da noi, ad esempio un chilo di ciliegie a solo 1,50 euro, altre volte ho pagato 1 euro per una sola banana e 60 centesimi per un’arancia. In Sardegna non compro frutta spagnola perché la loro normativa ha le maniche molto più larghe di quella italiana rispetto all’uso di pesticidi. Mi sono adeguata anche in questo: l’ho mangiata lo stesso! Nei mercati, comunque, trovi tutto ciò che può servire.  Una cosa che non rifarei è partire con un chilo e 250 grammi di datteri sulla schiena, perché il peso è tanto, anche se tutti sono stati contenti di mangiarne!  Durante il giorno mangiavo solamente frutta e non avevo molta fame.  Mi è capitato di andare fuori per la cena, anche se a volte abbiamo potuto cucinare per conto nostro. In quel caso ho mangiato cotto vegano (non ho consumato mai niente che non fosse vegan).  Ritengo che l’opportunità di fare il Cammino da crudista esista, anche se essere vegan non è sempre facile se non compri il cibo da te: in un locale ho trovato un’insalata definita “vegetariana” con del pollo!

Cosa ti sei portata a casa dal Cammino?

Moltissime conferme. L’idea che comunque la vita ha un senso se puoi aiutare gli altri, se puoi renderti utile, se no non è granché. La conferma che gli esseri umani per quanto possano essere in grado di fare cose mostruose possano anche farti gioire con pochissimo. Sul Cammino c’è uno spirito di solidarietà immenso, ognuno è pronto ad aiutare gli altri. La gioia di quando incontri le persone per strada e ti dicono “Buen Camino” è infinita. Mi ha commosso!

St James' Way

Poi un’altra cosa che forse non sapevo, oppure sapevo e non avevo consapevolizzato: lungo il Cammino di Santiago, quando ti capitano le prove, anche quelle difficili, per esempio i dolori, la fatica infinita, la voglia di fermarti, ci pensi e ti dici “È il Cammino!” e vai avanti, sorridi. Lo dicono proprio tutti, in tutte le lingue del mondo! Penso che, per quanto più difficile, anche quando siamo a casa, nella vita “normale”, dovremmo imparare a trovare la gioia nei dolori, perché in fondo anche la Vita è un Cammino!

Chi fosse interessato ad avere informazioni, di qualsiasi genere, sul Cammino di Santiago (i vari cammini) ed anche altri, può far riferimento al forum
www.pellegrinipersempre.it
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Fonte:

Realizzato e pubblicato da: http://www.megliocrudo.it/
Ri-pubblicato da Dariavegan per gentile concessione

 

 

Una risposta a “In Cammino per Santiago

  1. Ciao Daria,
    grazie per averlo condiviso. Ribadisco, sul Cammino si incontrano tanti animali, sui Pirenei cavalli e mucche libere, purtroppo ho visto anche le prime, pecore senza coda :( Me anche tante cicogne ed un astice di fiume che ha tentato di attaccarmi (pensavo avesse bisogno di aiuto).

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