NOmattatoio 16° Presidio – Roma

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Sabato 19 marzo, dalle ore 10:00 alle ore 13:00
Viale Palmiro Togliatti, angolo piazzale Pino Pascali, Roma

[…] “Vengono presi, passano davanti a noi con gli occhi sgranati di chi non sa ma capisce che qualcosa non va, di chi perde ogni punto di riferimento, di chi si ritrova solo a combattere per la propria vita senza aver gli strumenti per farlo.

Le zampe anteriori vengono legate e uno ad uno, a gruppi di 14-15, gli agnelli vengono appesi ad un gancio e pesati in gruppo. Questa manovra, illegale per stessa ammissione dell’allevatore, provoca un visibile stress negli animali che fanno di tutto per divincolarsi, in preda al panico e al terrore. I loro sguardi ci lasciano attoniti e ogni volta che rivediamo le immagini di quel momento sentiamo la stessa tristezza di quel giorno che ci avvolge, la stessa incapacità di poter trovare una spiegazione a tanto dolore. Dopo la ‘pesatura’, gli agnelli vengono gettati sul camion, sono sempre di più, sempre più spaventati, sempre più spaesati. Piangono, si guardano intorno, ci guardano e noi, quello sguardo, non lo sappiamo sostenere perché porta con sé tutto il peso del mondo: l’angoscia di una vita strappata con violenza, ingiustamente.

Sono migliaia quelli che nel periodo pasquale subiscono la stessa sorte. Le mamme piangeranno per giorni, i piccoli no, saranno macellati a breve. Noi non piangiamo perché non possiamo permettercelo ma dentro sentiamo un vuoto che nessuno potrà mai colmare.”

Una terra di nessuno

All’interno del macello

“Quando arriviamo al macello è molto presto, sono pochi gli addetti già arrivati, uno ad uno giungono sul posto pronti per iniziare la loro ‘giornata di lavoro’. Oggi è prevista la mattanza di molti agnelli appartenenti a due allevatori. Un macello è un ‘luogo di non ritorno’, una ‘terra di nessuno’ in cui avvengono cose tenute appositamente il più lontano possibile dalla nostra mente, ma che esistono ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.

Intorno a me l’odore è spiacevole, immagino farebbe vomitare qualsiasi persone non abituata. Entrando nella sala più grande di macellazione sono visibili pezzi di corpi ovunque, parti smembrate di quelle che comunemente vengono ritenuti prodotti e non individui. In un attimo percepisco che intorno a me i rumori sembrano molto lontani, ho isolato la mia mente, procedo guardando dinanzi a me e ripensandoci, a posteriori, divento più cosciente e consapevole che stavo facendo questo non perché tutto ciò mi desse fastidio ma perché dovevo essere come loro, mostrarmi ‘normale’ in una ‘terra di nessuno’, camminare in mezzo a pezzi di corpi sembrando di essere come in qualsiasi altro luogo. Eccetto alcuni mattatoi specializzati, la maggior parte si occupa di ogni animale macellabile… mentre mi muovo stacco lo sguardo, per un attimo mi rendo conto che alla mia destra, appesa per una zampa posteriore, c’è una mucca. Nonostante ne avessi viste molte nella mia vita, rimasi per una frazione di secondo spaventato ed affascinato allo stesso tempo dalla sua grandezza ed imponenza, ‘dettagli’ a cui non avevo mai badato ogni volta che vedevo delle mucche. Per una frazione di secondo rimasi profondamente scosso, avevo avuto bisogno di una scena del genere per capire una cosa talmente particolare.

Arriva il momento degli agnelli, il pavimento è completamente coperto di sangue, si procede con costanza meccanica, fredda, precisa. Gli agnelli vengono radunati tutti insieme e spaventandoli vengono indirizzati verso l’imbocco del reparto dove verranno uccisi. Si dimenano, urlano, montano uno sopra all’altro, sono cuccioli e sono terrorizzati. A pochi metri da loro delle pelli di pecore appena macellate rilasciano del sangue che scorre in mezzo alle loro piccole zampe e nel frattempo si respira tra gli addetti una calma irritante, è il momento per loro di un po’ di riposo. Il tempo di un respiro e si inizia di nuovo togliendolo ad altri, quel respiro. Un addetto afferra nel mucchio, si parte, a coppie vengono portati all’interno, appesi, storditi e sgozzati, uno dopo l’altro. Il luogo di una precedente mattanza, che tra una pausa e l’altra era stato pulito con l’acqua, si tinge nuovamente di rosso. E’ surreale il senso di sdoppiamento dei suoni e dei silenzi, si passa dal fragore del gruppo terrorizzato, situato all’esterno, al silenzio dello stordimento e dello sgozzamento.

Gli agnelli si dimenano, dopo lo stordimento non sono incoscienti e sanno che in quel momento stanno morendo, puoi leggerlo nei loro occhi. C’è infatti qualcosa di speciale che possiedono gli animali, qualcosa che noi esseri umani abbiamo perso, probabilmente ‘istituzionalizzando’ la morte. Nei loro sguardi è visibile quanto sappiano comprendere a pieno quando stanno per morire. Riescono a comunicartelo in un attimo, nell’esatto momento in cui il tuo sguardo si incrocia con il loro. É una sensazione che ti rimane addosso, per tutta la vita.

Dopo essere stati sgozzati, una delle cose forse più sconosciute è la velocità con cui vengono lavorati i corpi. In un attimo ciò che ricorda questi piccoli cuccioli non esiste più, diventano prodotti, pronti per essere venduti. Quando esci da un macello e sei un investigatore sotto copertura sviluppi reazioni differenti, in base anche al carattere. C’è chi rimane in silenzio per un bel po’, c’è chi piange, c’è chi ha nausea e c’è chi cerca di conversare, con se stesso o con chi gli sta vicino, il più possibile, perché a volte è meglio smettere di pensare, almeno per qualche minuto, a ciò che si è appena dovuto affrontare. In questo caso io ho scelto l’ultima reazione.”

Correvi nei prati ieri, oggi invece…

Un’altra giornata, un’altra mattanza

“Sono arrivato al macello circa un ora prima che cominciassero le uccisioni, ho assistito alla preparazione degli arnesi, allo scarico dal camion dell’ultimo gruppetto di agnelli, alla vestizione con stivali e grembiuli di gomma dei macellai. La tensione saliva dentro di me ma i macellai facevano battute e io dovevo ridere, scherzare e cercare di concentrarmi su qualcos’altro era tanto fondamentale quanto difficile. Esco con un macellaio a vedere gli animali, la cosa che mi colpisce di più è vedere questi animali, che sono ancora cuccioli, giocare nella zona di attesa, ignari di cosa sarebbe successo. Poco dopo arriva il veterinario e dopo una breve occhiata agli animali e una poco più lunga ai documenti che li accompagnano dà il via alle uccisioni.

In quel momento accendo la telecamera e cerco di focalizzare tutta la mia attenzione su ciò che sarà lo scopo finale del mio lavoro e non su ciò che sta accadendo attorno a me. L’addetto allo stordimento, un ragazzo di circa 20 anni, prima di applicare la scossa ripete sempre la stessa frase “correvi nei prati ieri, oggi invece…”. Gli odori che si sentono in un macello ti rimangono impressi, l’odore che emana il pelo bruciato dalla pinza elettrica è qualcosa che non credo dimenticherò mai. In poco più di tre ore vengono uccisi tutti gli animali. Me ne vado consapevole di aver assistito a qualcosa di tremendamente sbagliato che spero un giorno possa cessare, spero che la gente possa capire che un altro stile di vita è possibile, che tutto questo non è necessario.”

Da: http://salvaunagnello.com/diario/
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